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I ritardi dei pagamenti della PA? Costano lo 0,33% del PIL

14 maggio 2012




Se nel 2011 lo stato e le sue controllate avessero pagato i debiti verso le imprese fornitirici a 30 giorni, così come previsto in più direttive dall'Unione Europea, il beneficio per il sistema economico italiano sarebbe stato di 5,3 miliardi,  con una crescita del PIL dello 0,83% invece che dello 0,5%. Se la pubblica amministrazione avesse pagato i suoi debiti commerciali nei termini previsti da contratto (90 giorni) il beneficio sarebbe stato comunque notevole: 3,2 miliardi di euro pari allo 0,2% del PIL. Nel 2011 il tempo medio di pagamento delle forniture della pubblica amministrazione e aziende controllate è stato di 180 giorni (90 giorni di ritardo medio).Il volume di debiti generato nel 2011 dalla pubblica amministrazione è stato pari a 168 miliardi (10,6% del PIL) nel 2011, lo stock di debito in essere alla fine dell'anno era superiore a 84 miliardi.

Questo il risultato di una ricerca svolta dal Finest (Financial Intermediation European Studies), network universitario intereuropeo di ricerca sulle imprese e l'intermediazione finanziaria diretto da Franco Fiordelisi, docente di economia degli intermediari finanziari all'Università di Roma 3 e in quella di Bangor (Regno Unito).

La ricerca, presentata a Milano da Alessandro Caretta, segretario generale dell'Assifact (l'associazione che raggruppa le aziende italiane di factoring) ha calcolato per la prima volta sia il costo diretto dei ritardi di pagamenti sia i costi indiretti che pesano sull'intera economia sia in termini di "indotto" (minor reddito per le famiglie) sia in termini "dinamici" (aumento dei fallimenti delle imprese creditrici a causa della carenza di liquidità generata dai mancati incassi). Non ha invece stimato gli effetti negativi dell'enorme stock di ritardati e mancati pagamenti sull'occupazione.

Il professor Caretta ha approfittato della ricerca per presentare una proposta organica di Assifact in 10 punti per migliorare le "performance di pagamento" della pubblica amministrazione. Performance oggi così scarse, secondo lui, "non solo a causa degli squilibri strutturali dei conti pubblici, ma anche delle carenze organizzative, delle inefficienze operative, delle procedure vischiose e della normativa caotica spesso in contrasto con i pronunciamenti europei". In altre parole, sintetizzaimo noi, la pubblica amministrazione non è stata capace di adeguare le sue procedure in un mondo che cambia: invece di sfruttare le strepitose opportunità delle nuove tecnologie spesso cerca ancora di capire come si fa ad intingere i computer nei calamai.

Le 10 proposte di Assifact sono queste:

  1. Reverse factoring dei debiti della PA. L'amministrazione cede strutturalmente i suoi debiti alle società di factoring che pagano direttamente i fornitori sopportando al loro posto i ritardi strutturali di pagamento;
  2. Convenzione in maniera di contenere l'importo degli interessi di mora e garantire una miogliore pianificazione dei flussi di cassa della PA;
  3. Riportare da 45 a 15 giorni i termini a disposizione delle amministrazioni per rifiutare la cessione di crediti derivanti da appalti;
  4. Eliminare la cessione del credito tramite atto pubblico e la relativa notifica a mezzo ufficiale giudiziario; 
  5. Facilitare la cessione di crediti derivati da appalti con un nulla osta preventivo e casi tassativi di esclusione;
  6. Rendere comprensibili i bilanci pubblici, in particolare nella voce in cui si certifica su quali fondi insistono i pagamenti ai fornitori;
  7. Eliminare le norme vessatorie che consentono alla PA di non pagare, come quella di invocare la sospensione dei pagamenti in presenza di crediti verso il creditore vantati da altre amministrazioni (per esempio fiscali) ancorché oggetto di contenzioso e il divieto di pignoramento nei confronti della PA, le norme relative al patto di stabilità che consentono di non pagare in caso di fondi insufficienti;
  8. Rendere chiara, univoca e obbligatoria la certificazione del credito da parte delle diverse amministrazioni.
  9. Chiarire già in fase contrattuale i criteri di pagamento dei debiti da parte dell'amministrazione e in particolare l'individuazione delle priorità di spesa;
  10. Interventi strutturali per una drastica riduzione dei tempi per i decreti ingiuntivi verso le amministrazioni, in linea con quanto già avviene negli altri paesei dell'Unione. 
Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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