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Bello ma impossibile

27 maggio 2012




Ci sono storie che meritano di essere raccontate. Non perché siano particolarmente strane o esotiche. Au contraire: perché sono storie ordinarie, storie di un paese che affonda, ogni giorno un po' di più. Succede a Milano, nella capitale dell'economia e probabilmente nell'unica città europea che l'Italia riesca a vantare, che un trio di trentenni intraprendenti – Nicola Specchio, Pietro Vecchi, Carlo Dalla Chiesa - decida di metter su un ostello, andando peraltro a coprire una mancanza della città che la fa sfigurare rispetto alle cugine europee. Niente net-economy, niente alta finanza da derivati e swap, solo un semplice ostello dal semplice nome "Bello" perché la parola suona bene in tutte le lingue del mondo, incastrato nelle vie del centro cittadino e in grado di offrire cinquanta posti letto a prezzi che a Milano non si sono mai visti: 28 euro per un letto in una camerata da 6-8 letti, con tanto di bagno in camera e abbondante colazione compresa nel prezzo.

Bello, non vi pare? Già, ma anche impossibile, o meglio reso impossibile dalla nostra burocrazia fatta di mille regolamenti e sottocomma, di leggi quadro e successive novelle, tomi di scartoffie utili solo a giustificare l'esistenza in vita di una delle figure più tristi che si possa mai immaginare: il burocrate. Che nella storia in questione è anche incompetente, disinteressato, senza orgoglio né personale né professionale. Un burocrate che, secondo la ricostruzione dei tre giovani imprenditori, li accoglie, quando si recano all'Asl per la prima volta portando con sé le planimetrie, con parole a dir poco scoraggianti: "Volete fare un ostello? Le leggi ci sono, dovete conoscerle. Noi non diamo pareri preventivi. Voi fate l'ostello e poi noi usciamo per il controllo. Se ci piace ok, altrimenti ve lo chiudiamo". E' solo l'inizio di una vicenda che va avanti da tre anni a questa parte e che ci piacerebbe tanto poter definire kafkiana, ma che dobbiamo rassegnarci a definire italiana, una vicenda che sfocia in una notifica da parte del Comune di Milano dell'avvio di un procedimento Asl per la chiusura dell'ostello. E a una persona sana di mente viene da pensare a chissà quali colpe, magari a degli scarafaggi liberi di passeggiare nelle cucine o a delle vernici tossiche made in China utilizzate senza scrupolo per dipingere le pareti delle camere low cost. No, niente di tutto ciò. Il problema pare avere a che fare col numero dei letti a castello inseriti nelle camere. A castello, capito? Che quand'anche davvero ci fosse – e non pare ci sia – un problema di sovrannumero, basterebbe togliere un piano del castello. O no? Da parte del Sindaco Giuliano Pisapia, è intanto stata resa pubblica la volontà di trovare una soluzione. Cosa molto credibile, sia perché la figuraccia sarebbe dietro l'angolo, sia perché l'operazione ostello a basso costo suscita le simpatie immediate dell'elettorato del Sindaco. Va bene, seguiremo la vicenda. Rimane che, anche se questa singola storia si dovesse risolvere per il meglio, essa è paradigmatica di un sistema anti-impresa, anti-lavoro, anti-progresso, anti-Italia.

Qui la nota rilasciata da Ostello Bello, con la ricostruzione puntuale, passaggio dopo passaggio, della vicenda. Leggere con cura. 

http://www.facebook.com/notes/ostello-bello-milan-hostel/giusto-due-parole/359655990756437

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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