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Anziani poco click e troppo mortar?

25 giugno 2012




Le nuove tecnologie dell'informazione e i nuovi device tecnologici (dallo smartphone ai tablet, passando per gli e-reader), quel macrofenomeno che oggi si tende a chiamare digitalizzazione, sta cambiando la vita delle persone, i loro comportamenti e i loro consumi alla velocità del fulmine. Gli effetti sull'economia reale sono sempre più evidenti: il recente fallimento di una multinazionale come Blockbuster, collassata sotto la scomparsa epocale del suo business model, dovrebbe quanto meno mettere in allarme le aziende.

Ma il grande limite alla digitalizzazione in corso  è un altro fenomeno altrettanto violento e pervasivo: l'invecchiamento della popolazione. Se ne è resa conto AIRES (Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati) che ha presentato la ricerca Cosa pensa il 33% degli italiani

(http://www.airesitalia.it/DownloadMateriali/2012_33PensaItaliani/SegmentiSeniorMondoEC-GfKEurisko.pdf)

condotta da GFK Eurisko per comprendere il contesto sociale, le tendenze di consumo, gli stili di acquisto e le dotazioni tecnologiche di un target, quello dei senior (oltre i 55 anni) che ormai in Italia comprende quasi 20 milioni di persone, di cui 12 milioni (il 20% della popolazione complessiva) supera i 65 anni.

Erano il 24% della popolazione nel 1982, nel 2030 gli over 55 diventeranno addirittura il 44% degli italiani. Sono già il primo gruppo demografico per consistenza, sono destinati a diventare rapidamente quello prevalente sia sotto il profilo culturale che dei consumi. Con che caratteristiche?

Molti i miti sfatati da questa ricerca: il primo è quello dei «poveri vecchietti» pensionati con redditi marginali. La ricerca dimostra chiaramente come i redditi nazionali, che hanno un picco fra le persone di 55/64 anni, dopo i 65 non scendono sotto i livelli dei 45/55enni, comunque decisamente al di sopra di quelli delle persone più giovani.

Ma anche quello di una generazione "paralizzata" davanti al televisore: se ancora nel 2000 era vero che oltre il 60% di chi aveva superato i 60 anni passava la maggior parte del suo tempo davanti al piccolo schermo, oggi questo è vero per meno del 45% del segmento con la stessa età. È evidente invece un progressivo incremento dell'uso della tecnologia: in cinque anni (2005/2010) l'utilizzo del telefono cellulare negli anziani è passato dal 51% al 75%, il possesso di un lettore DVD dal 18% al 49%, il Pc in casa dal 26% al 32%.  

I nuovi anziani vorrebbero stare al passo con le tecnologie, ma in molti casi denunciano barriere all'adozione di device digitali che sono "troppo difficili" per loro con fortissime differenze fra nord e sud, fra città e provincia ma soprattutto fra uomini e donne: gli "anziani digitalizzati" di oggi, un po' meno di un terzo del campione preso in considerazione dalla parte quantitativa della ricerca effettuata da Sinottica su un campione di 10 mila individui, sono per il 67% uomini e solo per il 33% donne, anche se nelle donne digitalizzate è risultato decisamente prevalente un uso "social" della connessione in rete.

Una situazione decisamente destinata a cambiare, probabilmente anche con rapidità, come hanno ricordato alcuni esperti intervenuti alla presentazione, come Layla Pavone, presidente della Consulta Digitale Assocomunicazione, che ha ricordato come probabilmente la percentuale degli anziani in rete è destinata ad esplodere attraverso la diffusione delle Smart tv, che stanno portando e sempre più porteranno internet anche nel salotto delle case degli anziani, attraverso la Tv Totem, semplificando l'accesso alla rete per una fascia della popolazione che comunque ancora nel 97% dei casi consuma Tv generalista.

Ma sarà sufficiente? Pierluigi Bernasconi, Vice Presidente di AIRES e Ceo di MediaMarkt Italia (insegne Mediaworld e Saturn), facendo gli onori di casa, ha espresso qualche dubbio: secondo la sua esperienza sono ad oggi solo un terzo delle Smart tv già vendute in Italia è effettivamente connessa in rete, malgrado le straordinarie potenzialità del digitale terrestre e di Tv Sat. Soprattutto nelle grandi superfici specializzate di elettronica di consumo, a suo dire, non c'è ancora traccia di quella convergenza digitale (fra Smartphone, Smart Tv, Tablet, computer) che invece fa così presa sulle generazioni più giovani.

Certo, è vero che i "giovani anziani" di oggi, le persone fra i 50 e i 65 anni, in realtà anche se non sono ancora a livello di connessione paragonabile a quello dei "nativi digitali" di sicuro, soprattutto se vengono da esperienze lavorative digitali, hanno un approccio con la tecnologia ben diverso rispetto a quello dei "grandi anziani" che superano gli 85 anni. Ma è anche vero, come ha sottolineato Bernasconi, che siamo di fronte a due scenari alternativi molto netti. Uno di "inclusione" delle persone anziane, che significa avere individui ancora attivi, in grado di usufruire di servizi e comodità portate dalle tecnologie e di fruire della "nuova socialità" digitale. L'altro di esclusione, con gli anziani meno dotati dal punto di vista culturale sempre più marginalizzati. In questo quadro, secondo Bernasconi, "La ricerca rivela che i punti vendita specializzati sono i nodi centrali per l'accesso dei senior alle tecnologie ed è qui che in massima parte gli anziani trovano informazioni, novità, opportunità e rivendicano una richiesta di maggiore attenzione, informazione e servizio. Tuttavia pensiamo che l'impegno di questa educazione digitale debba essere condiviso con l'industria e le istituzioni e che non possa continuare ad essere, com'è, una responsabilità che pesa solo sulla distribuzione. Sappiamo che non è in gioco solo il futuro del nostro business, ma quello di tutto il paese".   

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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