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Libertà d'impresa questa sconosciuta

25 giugno 2012




Sarà un problema adesso per Fiat decidere la propria condotta futura. A complicare le cose è intervenuta una sentenza della sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 9965/12; depositata il 18 giugno) che ha riconosciuto come legittima la sanzione amministrativa comminata al datore di lavoro che, pur reintegrando il lavoratore ai fini dello stipendio, gli inibisca tuttavia la ripresa dell'attività lavorativa. Come dire: la linea Melfi - stabilimento dove l'azienda si era regolata proprio in questo modo, dopo la sentenza del febbraio scorso con cui la Corte d'Appello di Potenza ordinava la reintegra dei tre lavoratori Fiom licenziati - è impossibile a tenersi. Comunque la si pensi, si tratta di un duro colpo alla libertà d'azienda, non c'è che dire. E il silenzio di questi giorni di Sergio Marchionne lascia intuire che la reazione sta bollendo in pentola.

Ma non è finita. A volte le sentenze partono da un calcolo statistico e di lì si spingono persino a ordinare a un'azienda, nello specifico la nostra solita Fiat nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, non già la reintegra di lavoratori il cui licenziamento sia stato riconosciuto come illegittimo, non già l'insufficienza della reintegra a libro paga, ma nuova panda fiat pomiglianoaddirittura l'obbligo di assumere 145 dipendenti che come requisito professionale possano vantare l'appartenenza al sindacato Fiom. Lo ha stabilito il Tribunale di Roma. Probabilmente – e non è sarcasmo, è tristezza - nemmeno il più temerario fra gli anti-capitalisti in circolazione avrebbe potuto fare di più. A monte c'è un dato effettivamente anomalo, cioè che nella newco creata da Fiat in quel di Pomigliano sulla bellezza di 2.093 lavoratori assunti, nemmeno uno appartenesse al sindacato di Maurizio Landini. Impossibile parlare di casualità. Difatti, i diciannove lavoratori che hanno mosso causa hanno avuto gioco relativamente facile a dimostrare, appunto statistica alla mano, che ci fosse una precisa volontà dell'azienda e che fosse possibile calcolare il numero di operai aderenti alla Fiom che dovevano essere immessi nell'organico per rispettare le leggi del calcolo stocastico in funzione anti-discriminatoria. Naturalmente non una parola sul fatto che la Fiom si fosse fieramente opposta all'operazione newco e che, una volta costituita la nuova società, avesse contrastato praticamente tutto, dai nuovi obiettivi al nuovo contratto aziendale. L'avvocato Lello Ferrara, del consiglio difensivo Fiom, insiste nel dire che "a monte c'è stata una discriminazione e l'unico modo per rimuoverla sta nell'obbligare a riconoscere una quota percentuale di assunzioni. L'azienda deve assumere e in caso di inottemperanza possono scattare risvolti penali". Beh, in questo contesto non è difficile capire cosa sia passato nella mente di un osservatore internazionale come il Wall Street Journal che, in un commento pubblicato nei giorni scorsi a proposito del decreto sulla crescita di Monti-Passera, ha beffardamente concluso così rivolgendosi a un ipotetico imprenditore italiano: «Con un po' di fortuna comunque puoi scoprire una scappatoia nel nuovo decreto Sviluppo di Monti che ti consente di assumere un po' più di persone senza incorrere in troppi costi, a condizione che tutti i nuovi assunti siano disabili, provenienti dalla Sardegna, con gli occhi blu e tra i 46 e 53 anni».

"L'ordinanza del Tribunale di Roma – commenta l'avvocato Francesco Rotondi dello studioAvvocato Francesco Rotondi, specializzato in diritto del lavoro LabLaw, specializzato in diritto del lavoro e diritto sindacale, sedi a Milano, Roma, Padova e Pescara – lascia perplessi sotto molteplici punti di vista. Innanzitutto, da un punto di vista tecnico preoccupa non poco la distanza che tale decisione impone all'Italia rispetto agli ordinamenti giuridici che sono stati presi a modello quale criterio guida per la riforma del lavoro attualmente in discussione. Preoccupa poi che qualunque futura decisione imprenditoriale possa essere rimessa in discussione per effetto della valutazione a cui venga chiamato un giudice". "Si aprono– continua l'avvocato - ulteriori scenari di incertezza sull'esito dei giudizi, cosa che il nostro sistema economico non è più in grado di assorbire. Da un lato facciamo le riforme per avere maggiore certezza nelle regole, dall'altro una sentenza come questa lascia aperto il rischio che una complessa operazione imprenditoriale quale quella fatta da Fiat per Pomigliano venga interamente ripensata per effetto delle valutazioni di un giudice". Un giudice, la dottoressa Anna Baroncini, che in un'ordinanza di ben trentadue pagine ha decretato che Fiat dovrà assumere controvoglia centoquarantacinque persone, aprendo peraltro la strada a conseguenze allarmanti anche alla luce della riforma del lavoro imminente, con denunce di presunti comportamenti discriminatori su base statistica che probabilmente diventeranno la strada privilegiata per opporsi a qualsivoglia riorganizzazione aziendale. Francamente, la libertà d'impresa è un'altra cosa.

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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