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L'euro? Forse non è una buona idea. Parola di BNY Mellon

11 luglio 2012




Piove sul bagnato. Nel senso che nessun essere umano dotato di normale sensibilità (bassa) alle notizie economico finanziarie può aver mancato di notare negli ultimi mesi la tremenda crisi finanziaria che ha colpito l'eurozona.

Ma che Richard B.Hoey, il potentissimo chief economist  di BNY Mellon, una delle maggiori società private di gestione del reisparmio d'America (nata nel 2007 dalla fusione della Mellon & C e della Bank of New York, nel 2011 26.600 miliardi di dollari di asset in custodia, 1.300 miliardi di dollari di gestioni patrimoniali) metta nero su bianco e in termini molto semplici e crudi il perché ci sono ottime possibilità che l'Eurozona sia destinata al naufragio nei prossimi mesi fa abbastanza impressione, probabilmente più degli ormai ricorrenti moniti istituzionali di Christine Lagarde  e del suo Fondo Monetario Internazionale o delle sempre più apocalittiche previsioni OCSE sull'occupazione.

Hoey, il cui discorso è stato condensato in un video (http://www.bnymellon.com/foresight/update-video.html), sostiene praticamente che  la crescita mondiale nel 2012 sarà inferiore al 3% in termini di Pil globale, con la possibilità di un forte acuirsi della crisi nell'autunno in tutt'Europa.

Ma se i paesi del Nord Europa potrebbero uscire dalla recessione già alla fine del 2012, quelli del Sud Europa ci rimarranno probabilmente fino  a tutto il 2013. Perché? A causa dell'euro, una moneta "che 17 paesi usano, ma che nessuno di loro ha il diritto di stampare", con l'assurdo risultato di avere "i debiti pubblici sostanzialmente denominati in una valuta straniera" su cui non hanno diritto di intervenire né in termini di massa monetaria né di tassi di interesse, rendendo molto difficile per i paesi più indebitati essere "credibilmente solvibili" sul lungo periodo.

Se a questo si aggiungo altri fattori, come il calo demografico che spinge tendenzialmente i costi di welfare di paesi come Italia, Germania, Svezia, Grecia e Portogallo al rialzo (ma non quelli di Spagna e Irlanda, che hanno una popolazione molto più giovane), il cocktail è servito.

Hays sintetizza il suo giudizio negativo sostenendo che sta venendo meno un equivoco, quello di paesi che "pretendevano di avere livelli di welfare simili alla Svezia con tasse simili a quelle degli USA" , mandando in pensione la gente a 40 o 50 anni quando avrebbero dovuto trattenerli al lavoro fino a 70.

Certo, si può obiettare che oggi in Italia abbiamo piuttosto tasse simili alla Svezia e un welfare più simile a quello USA. Ma pur salvaguardando quanto fatto dal governo MOnti per cercare di salvare il salvabile, stiamo pagando decenni di politiche finanziarie sciagurate. E gli investitori lo sanno molto ma molto bene...

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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