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Crisi dell'occupazione? Siamo solo agli inzi, arrivano i robot

27 settembre 2012




Va bene, le crisi spingono sempre ad amplificare le opinioni millenaristiche del tipo "pentitevi, che la fine sta per arrivare": tanto i profeti di sventura sanno che se non ci beccano a livello generale, a livello personale tutti siamo destinati a passare ad altra vita, per cui siamo personalmente abbastanza predisposti al pessimismo e ad argomenti simili. E allora via con disastri indotti dal cambiamento climatico, possibili estinzioni dell'umanità, catastrofi planetarie, prossimi terremoti, disastri nucleari e via jettando.

Sull'economia, poi, chi vedeva nero negli ultimi anni ci ha preso in pieno, dunque quelli che rincarano la dose non sono una novità. Ma il preoccupante articolo comparso negli Stati Uniti su Salon ed ampiamente ripreso dall'autorevolissimo Washington Post ( http://wapo.st/UHJBz1) e rilanciato in rete aggiunge un nuovo motivo d'ansia a chi vede minacciato il proprio posto di lavoro.

Si preconizza, infatti, che la stretta occupazionale che sta flagellando l'Occidente non sia che all'inizio. Se fino ad ora a perdere il posto negli USA sono stati soprattutto colletti blu resi inutili dalla delocalizzazione e colletti bianchi, spazzati via dal salto quantico compiuto dalle telecomunicazioni negli ultimi cinque anni, una nuova minaccia si profila all'orizzonte per la lower middle class, quella classe media piccina piccina annidata soprattutto nei servizi che fino ad oggi, malgrado tutto, ha retto. Quale minaccia? Nuovi emigranti sempre più sottopagati? Nuove forme di precariato? Nossignore, nel più tradizionale stile fantascientifico I ROBOT!

L'articolo non azzarda numeri, ma spiega che la rivoluzione non è dietro  l'angolo ma già in corso: nell'ultimo anno e mezzo tutte le società quotate coinvolte nella robotica, a cominciare da quelle di software, hanno visto i prezzi di Borsa crescere a due cifre malgrado la crisi. E anche gli effetti pratici cominciano a vedersi:  nei trasporti (mezzi robotizzati senza guida umana lo scorso anno hanno fatto negli USA più di mezzo milione di chilometri, nessuna metropolitana di nuova costruzione nelle città americane è più dotata di guidatori umani), nella distribuzione (distributori automatici stanno lentamente ma inesorabilmente soppiantando i piccoli negozi in sempre più generi di consumo), nella diagnostica (ormai ci sono sale robotizzate in grado di effettuare tutti gli esami clinici di routine senza intervento umano) mentre in altri settori siamo vicinissimi alla svolta, per esempio in molti servizi alla persona: presto ci saranno parrucchieri automatici più precisi e meno cari dei cinesi e dei pakistani, in grado di ricordare le acconciature predilette dei clienti. Macchine automatiche per i massaggi sono già molto diffuse. Persino in quelli di una certa "delicatezza" come i servizi finanziari, non solo sempre più on line ma anche attraverso chioschi specializzati in grado di vendere polizze, certificati di deposito o piani pensionistici senza avere una persona dentro: slot machine previdenziali?.

Qualche legittimo dubbio resta. A parte le tre leggi di Asimov sull'etica robotica, di cui la nuova rivoluzione non sembra tener conto, resta il dubbio dei dubbi: se le macchine svolgeranno la maggior parte dei lavori retribuiti oggi svolti dalla gente, chi saranno i clienti? Chi avrà il denaro, e a quale titolo, per usare gli apparecchi elettronici? In ogni modo, un altro motivo per tremare per chi, in economia, adora il brivido.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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