In edicola
n° 11/2017
area abbonati
Archivio articoli
2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010
Autori
Acoté Massimiliano Cannata Daniele Chieffi Giampaolo Colletti Paola Conversano Luigi Dell'Olio Vito Di Bari Antonio Dini Emanuele Facile Gaia Fiertler Giovanna Guercilena Giovanni Medioli Giorgio Neglia Andrea Notarnicola Letizia Olivari Maria Cristina Origlia Daniela Ostidich Paola Stringa Marco Todarello Danilo Zatta
Il Sole 24 Ore Shopping 24

Attualit

Te l'avevo detto io

25 novembre 2012




Milano - La mia vocina interiore me lo andava ripetendo da giorni: "Che ci vai a fare, che cosa c'entri tu con il pd, non immischiarti in cose che, già lo sai, ti deluderanno". Me lo diceva e me lo diceva. Ma poi c'era l'altra voce, quella del famoso ottimismo della volontà (e anche in parte imputabile all'educazione calvinista che mi ha tirato su), che rimbottava: "Beh, adesso c'è questa roba qui, non puoi sottrarti, tu ci vai, fai quello che è in tuo potere fara e poi si vede". E vabbé: ha vinto la seconda.

Ci sono andata, dunque. Senza nemmeno pormi il problema, mi sono diretta, sicura di me, alla sezione pd che ho più o meno sotto casa: la stessa dove avevo già votato per le scorse primarie, davo per scontato fosse quello il mio seggio di riferimento. E invece, prima sorpresa, no. Dopo un buon cinque minuti di fila, butto lo sguardo sui cartelloni esposti e capisco che no, la mia sezione elettorale riporta a un altro seggio, non quello per me comodissimo a un minuto a piedi da casa, a un altro. Ok, chiedo conferma, ottengo conferma e quindi mi incammino verso casa. E rimugino: "Il destino mi manda dei segnali, adesso vado a casa e mi faccio una bella doccia calda, alla faccia di Bersani, di Renzi e compagnia bella". E subito l'altra vocina: "Dai, non è da te, ti arrendi così facilmente?". Ok ok, ho capito, mi allungo sino alla sede Pd dove mi hanno assegnato … perché poi mi avranno assegnato lì, visto che mi allunga la strada di un buon cinque minuti? Mah.

Arrivo a destinazione, dunque. Scendo le scale ed entro. Tre, quattro persone in fila, niente di che, una fra queste, una giornalista del Giorno, chiede di poter parlare con un responsabile per avere qualche dato, le indicano una donna. Io aspetto, cinque minuti e mi dicono: "Si può accomodare per registrarsi". Bene, mi accomodo. Il ragazzo, sicuramente un volontario convinto, mi fa firmare una sequela di documenti, presa d'impegno di qui, carta d'intenti di là, noi vogliamo superare il berlusconismo, l'Italia bene comune avrà candidati competenti e onesti, metta una firma qui sotto, un'altra dietro, ah i due euro per favore ….. Comincia a prendermi l'affanno. Mon dieu, perché son qui? Ma mi controllo, dico al giovane militante: "Lei lo sa, vero?, che tutto ciò è troppo?". "E' il regolamento", mi risponde, un po' sconsolato, o almeno a me pare così.

Dopo la registrazione, passo al banchetto del voto. Mi seggo e una signora mi allunga un altro, l'ennesimo, foglio. "Metta una firma qui". "Ancoraaaaa? E questa altra firma, la numero quattro o cinque, a cosa serve, cosa volete ancora da me?". "Niente", mi dice, "Serve solo a dimostrare che lei ha già votato" "Poi – aggiunge – questo è il tagliandino per il ballotaggio, caso mai ci si arrivasse". "Uffffff – mi scappa – ma vi rendete conto di quanta complicazione inutile abbiate ricamato attorno a queste votazioni???? Già io non sono una super convinta …….". "Ah, ma se lei non è convinta – salta su con fervore il militante, minimo settantenne, seduto accanto alla signora – può andarsene, c'è la bellezza di un milione e mezzo di votanti che la sostituiscono volentieri". Sguardo incredulo da parte mia: sogno o son desta? Mi sta davvero dicendo che me ne posso andare? Mi rivolgo alla signora, che è per altro la responsabile del seggio, e le dico, con occhio incerto fra il sorriso e il pianto (individuare qui la citazione, please): "Signora, le chiedo formalmente di farlo tacere. Per me tutto questo è davvero troppo". E intanto mi alzo, munita di scheda elettorale, mi appoggio al banchetto e con una bellissima matita copiativa appongo la mia X sul nome di ………… (indovina indovinello). Ripiego la scheda in quattro, la infilo nell'urna e raggiungo la via di fuga. "Signora, se l'ho offesa …. " – mi insegue la voce del militante intelligente, quello che ah, ma se lei non è convinta. Non gli rispondo nemmeno, forse sono un filo maleducata, ma tiro dritto sino all'uscita. Ché già mi son pentita. Che ci sono andata a fare? Te l'avevo detto io.

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa