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Teleriscaldamento a Cavenago Brianza: si tirano le prime somme

1 febbraio 2013




A distanza di tre anni dall'inaugurazione dell'impianto, cominciano a tirarsi le prime somme e con una campagna di affissioni e inserzioni sul giornale locale, Energon, la Esco modenese che ha realizzato l'impianto, ha comunicato tutti i dati di risparmio messi a segno dal polo scolastico di Cavenago. Nel 2011 rispetto al 2010, il risparmio in termini di costo di combustibile è stato di 14.428 euro, dato calcolato tenendo conto sia della minore spesa, quasi 5mila euro, che dell'aumento dei prezzi del gas metano, + 6% secondo l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che con il vecchio impianto avrebbero causato una spesa aggiuntiva di quasi diecimila euro. A queste cifre, possiamo aggiungere il risparmio dei 260mila euro che, a detta del Comune, la collettività avrebbe dovuto spendere per la messa a norma e la riqualificazione dei vecchi impianti se gli stessi non fossero stati rimpiazzati dal nuovo impianto, il cui costo è stato totalmente sostenuto dalla Esco. C'è poi, e non va sottovalutato, il beneficio derivante dalla migliore efficienza complessiva dei sistemi cogenerativi, che consentono di ridurre il consumo di combustibili e dunque le emissioni di gas serra: si sono calcolate 400 tonnellate di CO2 evitate ogni anno.

Inaugurato un tre anni fa, l'impianto di teleriscaldamento a cogenerazione e biomassa della cittadina brianzola, circa 6mila abitanti, nacque dapprima dall'accordo tra la Esco Energon e gli sviluppatori privati di un complesso immobiliare a destinazione residenziale, accordo che si basava su una logica win-win: il costruttore riusciva a proporsi sul mercato con un progetto immobiliare di alto livello tecnologico senza dover per ciò mettere mano al portafogli e anzi riducendo gli stessi costi di costruzione, in quanto l'intero investimento veniva sostenuto dalla Esco, la quale a sua volta trovava conveniente l'operazione perché avrebbe guadagnato sulla differenza tra il costo a cui caldo e freddo vengono prodotti in virtù di un impianto ad alta efficienza e il prezzo a cui gli utenti li comprano. La differenza è esattamente il margine di guadagno per la Esco. da questo nocciolo iniziale di accordo, l'operazione venne poi estesa al Comune, permettendo di allargare il bacino d'utenza a circa tre quarti dei clienti potenziali. "L'esperienza di Cavenago - afferma Luca Pedani,consigliere delegato di Energon - dimostra numeri alla mano che i sistemi a cogenerazione portano a una sensibile riduzione del consumo di combustibile con un conseguente risparmio di energia primaria, quindi meno emissioni per l'ambiente".

Secondo Fire, la Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia, il mercato delle società di servizi energetici si aggira attualmente sui due miliardi di euro, una cifra lontanissima dai 50-100 miliradi di investimento per efficientamento energetico che servirebbero per centrare i famosi obiettivi previsti per il 2020: 20% in più di energia prodotta da fonti rinnovabili, 20% in più di efficienza energetica ottenuta, 20% in meno di emissioni di anidride carbonica. Come dicevamo all'inizio, le Esco si muovono dunque in un mercato dal potenziale enorme. Che l'interesse sia tanto è dimostrato anche dal fatto che presso l'Autorità per l'energia risultano registrare centinaia di Esco, pur esaurendosi quelle effettivamente funzionanti in qualche decina. Il modello di funzionamento di queste società viene dall'America, dove ne funzionano una sessantina. In Italia, le Esco vengono definite come società di fornitura di servizi energetici e di interventi di miglioramento dell'efficienza energetica presso gli impianti degli utenti che, nella loro attività, accettano di assumersi un rischio finanziario. Perché una Esco lavora proprio così: individuando un intervento interessante in termini di rispamio energetico conseguibile e realizzandolo assumendosene la spesa, che viene poi ripagata col risparmio conseguito. In linea di massima, per il cliente l'intervento è a costo zero. Le operazioni a portata di Esco sono non solo di tipo residenziale, ma anche industriale. In questo modo è stata realizzata, ad esempio, la centrale di cogenerazione di Barilla, stabilimento di Pedrignano, con partner il gruppo francese Edf nella sua espressione italiana, Fenice, un impianto da 32 megawatt elettrici e 40 termici che ha comportato un investimento sui 25 milioni di euro, calcolato in rientro su un periodo di dodici anni.

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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