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Press Release

Investire in Italia non conviene, ma non è solo inefficienza

5 febbraio 2013




Il 29 gennaio Daniele Gros, presidente del CEPS (Center For European Policy Studies) di Bruxelles, uno dei massimi organismi di ricerca a livello universitario sulle politiche economiche dell'Unione, ha pubblicato sul sito La Voce.info un articolo molto rilevante sulla competitività comparata dei paesi europei nel remunerare gli investimenti esteri prima e dopo la crisi esplosa nel 2008 http://www.lavoce.info/produttivita-capitale-italia-crescita-banch/ . Manco a dirlo l'Italia era (ed è) in ultima posizione, dimostrando, se ce ne fosse bisogno che il peso della nostra burocrazia e delle nostre inefficienze di sistema tarpa sistematicamente le ali a qualsiasi tentativo di inversione della congiuntura negativa in atto, alla faccia dei politici che parlano solo di Imu e pochissimo di impresa, lavoro, semplificazione. Le conclusioni Gros, largamente condivisibili, è che senza una seria correzione di questo fattore negativo qualsiasi possibilità dell'Italia di tornare a crescere è condannata in partenza.

Correttamente, qualche giorno dopo, il sito Linkiesta.it ha ripreso il tema ripubblicando l'articolo (e la tabella) di Gros ma con un titolo, ahimé, che non rendeva affatto giustizia al testo trasformandolo in un'enorme sciocchezza: "La crescita? Non servono più investimenti ma più efficienza", il che sarebbe come dire che a una persona che subisce una crisi d'asma "Non serve più aria, ma solo di migliorare le prestazioni dei suoi bronchi". E' evidente che l'Italia ha assoluto bisogno di più investimenti per tornare a crescere. Ma anche che non li avrà finché continua a remunerarli così poco e male. Ma anche di questo nelle agende dei partiti si vede poco poco, forse anche nulla.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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