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Mercati

Agricoltura mestiere del futuro

16 febbraio 2013




Con la popolazione mondiale che aumenta a ritmi iperbolici, la domanda alimentare nel mondo si fa sempre più forte, eppure, complici mille fattori, la produzione agricola non tiene il passo, anzi. E' uno dei grandi paradossi del nostro tempo e l'Italia, paese a fortissima vocazione agricola, non può fare finta di niente. Certo, non dobbiamo pensare all'agricoltura dei tempi che furono, quando il lavoro era tutto manuale e svolto dalla coppia uomo-animale. Anche in questo settore, l'innovazione guida i processi di sviluppo. Non per nulla la Fieragricola di Verona, che si è chiusa nei giorni scorsi, ha assegnato dei premi ad hoc proprio per l'innovazione. Se li sono aggiudicati realtà come Bcs, Claas, Krone, Merlo, tutte aziende che producono macchine e mezzi agricoli di ultimissima generazione.

Del resto, il settore delle macchine agricole rappresenta uno dei fiori all'occhiello del made in Italy, per un valore di circa sette miliardi e mezzo e con un export che va meglio di quanto non faccia il mercato interno. Adeguarsi alle richieste fra di loro molto diversificate dei mercati mondiali - dall'Europa al Nord America, dall'Africa alla Cina e all'India - è proprio la sfida con cui il settore deve fare i conti se vuole continuare a crescere. "La meccanizzazione - spiega Dario Casati, docente di Economia agraria all'Università statale di Milano - sarà sempre più multiple choice, ad offerta multipla. Ogni costruttore adotterà la linea che più risponde alle proprie strategie aziendali. Tale soluzione consentirà alle aziende di scegliere se specializzarsi oppure offrire una gamma completa; se produrre solo trattori o anche attrezzature, se potenziare il ruolo dei software o meno; se guardare all'export in maniera aggregata con altri partner o se avventurarsi autonomamente». Molto dipende, come dicevamo, dai mercati con cui si intende lavorare: "Servono software sofisticati - continua Casati - nelle aree agricole più evolute, dalll'Europa al Nord America, mentre in altri Paesi come l'India o l'Africa, accanto a mezzi di elevata potenza non mancheranno, in futuro, possibilità per i mezzi specializzati". "Ad ogni modo - conclude - la semplicità di utilizzo sarà una priorità per spingere sulla meccanizzazione".

La parola d'ordine, un po' in tutto il mondo, sarà aumentare la capacità produttiva del settore agricolo che, come dicevamo, fa fatica a stare dietro alla crescita demografica. Se nel 1800 eravamo un miliardo, ora siamo già sette miliardi e continuiamo a crescere, tanto che le proiezioni ci dicono che fra quarant'anni arriveremo a oltre nove miliardi. In termini di resa delle coltivazioni (tonnellate di prodotto per ettaro coltivato), significa che dovremo riuscire a passare per il frumento dalle attuali 2,8 tonnellate medie a 3,8, per il riso da 4,1 a 5,3, per il mais da 4,7 a 6,1. "Il fabbisogno alimentare sarà in media di 3.070 calorie - specifica Casati - e la produzione agricola dovrà aumentare in media del 60 per cento: rispetto ad oggi, nei Paesi in via di sviluppo del 77 per cento e del 24 per cento nei Paesi sviluppati". Per quanto riguarda i cereali, il fabbisogno si calcola che passerà dagli attuali 2,1 a 3 miliardi di tonnellate, mentre per la carne gli attuali 258 milioni di tonnellate saliranno a 455.

Non sfugge allora che, in questo contesto, l'agricoltura del futuro dovrà sempre più rispondere a criteri di produttività e efficienza. Il tutto in un mercato dai prezzi ballerini - negli ultimi cinque anni si sono succedute tre crisi innescate dai prezzi - e dove la finanza e la speculazione finanziaria giocano anch'esse la loro partita, soprattutto attorno alle 2 e oltre tonnellate di cereali che si producono nel mondo, qualcosa cone il 16 per cento delle produzioni tutte. "I cereali - commenta Casati - sono anche strumenti di politica estera e hanno avuto un ruolo chiave in molte operazioni speculative durante la crisi". Cifre alla mano, la produzione di cereali nel mondo è di oltre 2 miliardi di tonnellate, gli scambi riguardano 300 milioni di tonnellate e gli stock sono 500-520 milioni di tonnellate, circa il 21 per cento del prodotto. La superficie interessata è 700 milioni di ettari, su un totale di 1,45 miliardi di ettari. Valori per i quali non si sbaglia a considerare i cereali come paradigma dell'agricoltura mondiale.

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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