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Attualit

Prosegue il rischio crunch

25 febbraio 2013




Guida al credito per le Pmi edizione 2013

Credito sempre più difficile per le imprese (-4,7% nei primi nove mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo 2011) e per i lavoratori autonomi (-3,6%) secondo l'ultimo Bollettino Statistico della Banca d'Italia. E, almeno apparentemente, l'ultimo trimestre 2012 e i primi due mesi 2013, a fronte anche delle incertezze politiche, non sono andati meglio. La Cgia (Associazione artigiani) di Mestre l'11 febbraio, per fotografare il clima che attanaglia le Pmi, ricordava come il giorno prima fossero stati registrati in Veneto l'ennesimo suicidio di un artigiano e il ferimento a colpi di pistola di un bancario per un prestito negato a un  imprenditore. Il 24 Febbraio Unimpresa ha diffuso i dati di un sondaggio svolto nel 2012 su circa 130 mila associati da cui si desume che nel 2012 tre piccole aziende su cinque hanno chiesto prestiti in banca non per effettuare investimenti ma per pagare debiti fiscali.

È in questo clima che esce la seconda edizione del Manuale al credito per le Pmi del Sole 24 Ore, di cui sono uno degli autori insieme a Maurizio Belli ed Emanuele Facile. Un tentativo di dare un aiuto concreto a quanti hanno nel rapporto impresa banca uno dei punti nodali della loro vita e del loro lavoro, con una presentazione del Vice Presidente di Confindustria per le Pmi Vincenzo Boccia. E uno strumento che sembra essere sempre più essenziale.

«Nel 2013 prevediamo che il credito all'economia (imprese e autonomi) non registrerà nessuna ripresa. Non ci sono le condizioni perché questa avvenga». A parlare così, nel corso di un incontro pubblico che si è tenuto a Milano è stato  Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact, l'associazione italiana degli operatori del factoring, oggi uno dei settori trainanti del comparto bancario (il fatturato 2012 è stato di 175 miliardi di euro, l'11,25% del Pil con una crescita del 4,3% sul 2011) che ha presentato uno studio Assifact intitolato "Ma non è un paese per crediti".

Secondo Carretta malgrado la crisi e la stretta del credito, il sistema produttivo italiano rimane troppo sbilanciato verso i finanziamenti bancari, che nel nostro paese (i dati, diffusi a febbraio 2013, sono della banca d'Italia) rappresentano il 70% delle fonti di approvvigionamento finanziario delle imprese contro una media europea del 50%.

Per contro il sistema bancario rimane troppo sbilanciato verso i prestiti alle imprese, che in Italia rappresentano il 20% dell'attivo bancario contro il 13% della media Ue. E fra i prestiti alle imprese la quota di quelli a breve non garantiti, i fidi sul conto corrente, è troppo elevata (28% sul totale finanziamenti contro il 12% di media europea). In più, in tutt'Europa, è finito il calo dei tassi registrato fino all'estate 2012. «Dall'autunno dell'anno scorso» ha spiegato Carretta, «i tassi sui prestiti hanno ricominciato a salire, in Italia più che nel resto d'Europa. L'offerta di credito è in contrazione in tutto il continente. Anche in Inghilterra, dove il governo ha stabilito di dare soldi alle banche solo a patto che il denaro arrivasse all'economia reale (funding for lending) gli istituti hanno preferito finanziare il settore immobiliare piuttosto che dare credito all'industria e al commercio. Pensiamo che la "rarefazione" del credito possa durare per tutto il 2013 e attenuarsi solo a metà del 2014».

«Abbiamo stimato», sostiene Carretta, «che se la Pubblica amministrazione in Italia pagasse effettivamente a 30 giorni l'effetto positivo sul Pil sarebbe di 5,3 miliardi, pari a un +0,33%.  Purtroppo sembra difficile che le regole in questo senso vengano effettivamente rispettate. Al contrario le nuove norme europee che impongono di considerare i debiti della Pa ceduti (pro soluto) agli operatori di factoring come debito pubblico hanno già portato nel 2012 a un incremento del debito pubblico italiano di 9 miliardi di euro (circa mezzo punto percentuale) già contabilizzato dalla Banca d'Italia. Da tener presente che questa norma, di fatto, sostanzialmente penalizza solo l'Italia e la Spagna. Il rischio, molto concreto, è che si vada verso una nuova politica europea di contabilizzazione dei debiti della pubblica amministrazione. Una politica che, come più volte annunciato, porti a considerare tutti i debiti scaduti della pubblica amministrazione (cioè quelli che non vengono pagati puntualmente al termine pattuito) come debito pubblico, indipendentemente dalla loro fattorizzazione. Vogliamo mettere in guardia il prossimo governo da questo rischio, abbastanza grave da azzoppare qualsiasi possibile ripresa economica ben prima di quanto questa possa cominciare a manifestarsi». Ricordiamo che pochi giorni orsono il Sole 24 Ore aveva stimato lo stock di debiti scaduti della Pa in 70 miliardi che potrebbero provocare dopo le elezioni un'impennata del debito pubblico di oltre il 3,5% malgrado tutti gli sforzi fatti nel 2012 per contenerlo e ridurlo.

 

 

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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