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L'ippica non ce la fa più?

4 marzo 2013




Forse - forse - è a una svolta la situazione che da mesi paralizza il mondo dell'ippica italiana, ormai ridotto alla sopravvivenza, dopo che sono ormai alle spalle gli anni degli ippodromi sempre pieni e delle scommesse in grado di mantenere l'intera filiera. Sul primo fronte, le strutture sono andate via via svuotandosi, basti pensare all'Ippodromo di San Siro a Milano che, dopo 87 anni di corse gloriose, dallo scorso primo gennaio ha chiuso le attività del trotto. Sul secondo fronte, invece, le scommesse ippiche vanno decisamente controcorrente, essendo che mentre il giro d'affari complessivo delle agenzie di scommesse cresce, le puntate ippiche sono le uniche che calano. Un po' che sono decisamente troppe e quindi disperdono le energie, un po' che il meccanismo è un po' più complicato delle altre scommesse, fatto sta che tra calcio superstar e tennis e basket, la raccolta totale del giocato gennaio-ottobre 2012 ha segnato un + 13% sullo stesso periodo 2011, ma le scommesse ippiche sono decisamente crollate, - 27%. (http://www.aams.gov.it/sites/aams2008/files/AAMS/AAMS-COMUNICA/DATI-UFFICIALI/DATI-RACCOLTA-GIOCHI/2012/Gennaio-ottobre-DEF-2011-e-2012-v1.pdf)

Dicevamo della svolta. Due giorni fa, difatti, c'è stato un incontro tra il ministro uscente per le politiche agricole, Mario Catania (ricordiamo che per quanto incredibile, in Italia l'ippica dipende dal Ministero dell'agricoltura), e la Rappresentanza Unitaria del settore, a cui il ministro ha assicurato che da subito sarebbero partiti gli ordini di pagamento delle spettanze che il ministero deve al settore per i mesi di luglio e agosto 2012. Per quanto riguarda i mesi da settembre scorso ad oggi, il ministro ha garantito di rivedere il decreto (dallo stesso ministro per altro definito una "zozzeria" durante un incontro non concordato con un gruppo di "ippici" piuttosto arrabbiati) che spalmava i pagamenti sino al 2015, così che i termini possano essere più ravvicinati. Ricordiamo come dato generale che fra 2011 e 2012, il contributo statale all'ippica è sceso da 120 a 40 milioni scarsi, obbligando tutti gli attori - allevatori, allenatori, fantini, ippodromi eccetera - a una dieta forzata, tanto da rendere non più rinviabile una discussione generale sul futuro dell'ippica nel nostro paese e sulle possibili fonti di finanziamento, visto che i due canali che sino ad oggi avevano funzionato, le scommesse da un lato e i contributi Unire dall'altro, si sono entrambi letteralmente prosciugati.

Proprio riguardo i crediti che l'ippica avanza nei confronti del Ministero, la neonata associazione Imprenditori Ippici ha predisposto un modello di lettera (https://docs.google.com/file/d/0B5c0-t3jwO1-bGw4RHBxTDFRM1E/edit?usp=sharing) con cui invita tutti gli aventi diritto a rivolgersi al Ministero per richiedere almeno la certificazione del credito, cioè di avere nero su bianco il riconoscimento da parte del Ministero del totale dovuto. Funzionerebbe, dicono gli interessati, almeno come garanzia per ottenere prestiti dalle banche, in un momento in cui i problemi di credit crunch non risparmiano proprio nessuno.

"Che il sistema ippico stia crollando è sicuramente vero - osserva Alessandro Ferrario - Alessandro Ferrario, direttore vendopuledri.itgiornalista esperto del settore e direttore dei siti vendopuledri.it e iturf.it - ma sicuramente nascerà un nuovo equilibrio. Bisogna concentrare le energie in meno corse e meno ippodromi, riconoscendo però premi più alti e prevedendo incentivi a chi, negli ippodromi, fa spettacolo e accoglienza. Tutto il mondo dell'ippica è oggi concorde in questo senso. Le riforme sono frenate dalla mancanza di fondi e ancor più dalla assenza di una leadership o di un'azione istituzionale che abbia il coraggio di sfidare l'impopolarità dicendo quali ippodromi vanno chiusi o ridimensionati. In attesa di un segnale strutturato, ci si sta muovendo in modo un po' disordinato. Le recenti chiusure degli ippodromi di Milano trotto, Padova, Napoli, Roma trotto farebbero proprio pensare che il mercato si stia facendosi la riforma da sé, ma così chiudono gli impianti più importanti, nonché più costosi da gestire, a vantaggio di quelli minori dove corrono cavalli di secondo piano, il tutto a discapito di allevamento e spettacolo. E' un meccanismo che potrebbe innescare un'ulteriore involuzione".

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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