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Pensioni a rischio anche con la riforma, parola di attuari

8 maggio 2013




Le pensioni? Non diamole per scontate perchè anche dopo la riforma Monti-Fornero il sistema pensionistico obbligatorio "non può essere considerato finanziariamente sostenibile". A lanciare l'allarme sono gli attuari, la categoria di professionisti specializzati nei calcoli probabilistici per assicurazioni e previdenza che spiegheranno lin dettaglio a loro posizione in occasione occasione delle Giornate Nazionali della Previdenza che si terranno il 16-17-18 maggio a Milano.

Secondo gli attuari l'"anticipo" del passaggio a un sistema di calcolo contributivo, l'eliminazione delle pensioni di anzianità e il posticipo dell'età di pensionamento hanno migliorato la situazione in un'ottica di sostenibilità. Sulla gestione finanziaria del sistema pensionistico obbligatorio tuttavia continuano a gravare – sempre secondo gli attuari - i problemi legati all'occupazione (se ci sono meno occupati, anche i versamenti dei contributi previdenziali calano) e dunque all'andamento economico negativo senza dimenticare la "bomba demografica" che ticchetta: l'invecchiamento della popolazione che avrà un picco di effetti negativi nei prossimi 20 anni, man mano che tutti i nati fra il 1945 e il 1964, i baby boomers, cioè le generazioni più "affollate della storia" andranno in pensione.  

Se continua a diminuire il tasso di occupazione a fronte di una diminuzione generalizzata dei redditi e con un aumento del costo per le pensioni dovuto all'allungamento della vita, ce la farà a reggere il sistema? E fino a quando? Accanto a questo interrogativo di fondo restano, secondo gli attuari, le incertezze sull'adeguatezza delle pensioni future.  In linea teorica – osservano gli attuari - un allungamento della vita lavorativa dei contribuenti consentirà, anche con il sistema contributivo, di raggiungere pensioni più elevate. Ma la diffusione di carriere "basse" e di lavori discontinui, oltre all'effetto di crescite del Pil vicine allo zero o addirittura negative (al Pil è legata la rivalutazione annuale dei montanti, cioé del capitale versato dai lavoratori in vista della pensione) fa prevedere redditi inadeguati per chi andrà in pensione nei prossimi anni. Alle Giornate della Previdenza l'Ordine degli Attuari porta le valutazioni e i calcoli che evidenziano quali sono i fattori (carriera, livello di PIL, speranza di vita) che influiscono in modo significativo sul livello di reddito futuro.

Ma il "rischio povertà", sottolineano gli attuari,  non è l'unico che dovrà essere affrontato dai futuri pensionati. All'orizzonte ci sono anche problemi connessi al rischio salute e autosufficienza, perché una società composta da una percentuale sempre maggiore di anziani avrà sempre più problemi di assistenza. L'altra enorme incognita è il rischio "anzianità" legato alla perdita del lavoro (o alla necessità di ridurre l'attività lavorativa) nelle età avanzate ma non ancora coperte dalla pensione: se tutti dovremo lavorare tendenzialmente fino ai 70 anni per poter avere una pensione, molti rischiano di non farcela per problemi di salute.

Per la copertura di questi rischi - dicono gli attuari -  sarà necessario sviluppare forme di welfare integrativo alternative a quelle esistenti o, meglio, ottimizzare e razionalizzare le soluzioni esistenti: i fondi pensione complementari saranno probabilmente chiamati a svolgere una funzione di sostegno al reddito, oltre che di integrazione della pensione, mentre i fondi sanitari dovranno sviluppare particolari forme di copertura legate alle nuove esigenze che deriveranno anche dalla perdita di occupazione, all'andamento economico e alla demografia.

L'obiettivo finale che gli attuari continuano a mettere in rilievo è quello di un welfare integrato e allargato che possa soddisfare i bisogni primari della popolazione.  

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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