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Cig in deroga, l'eterna emergenza

17 maggio 2013




Come abbondantemente annunciato, il Consiglio dei ministri che si riunisce oggi licenzierà il decreto per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. In linea con la migliore tradizione italiana, quello che nacque, due-tre anni fa, come strumento eccezionale e temporaneo, si è di fatto trasformato in una misura definitiva. La riforma del sistema generale degli ammortizzatori sociali continua ad essere una semplice intenzione. Il neo ministro del lavoro, Enrico Giovannini, ha sì parlato di una revisione necessaria, ma senza ancora specificarne né contenuti né tempi.

"Si tratta di risposte non strutturali – denuncia Francesco Rotondi, avvocato specializzato in materia di lavoro, studio LabLaw – che coprono l'emergenza ma non risolvono la questione. Anzi, la cassa integrazione in deroga è diventata uno strumento ordinario di gestione degli esuberi". Obbligando a continue coperture finanziarie che vanno tutte a pesare sulla fiscalità generale, perché – giova ricordarlo – mentre la Cig, sia quella standard che quella straordinaria, vengono finanziate dai versamenti che le stesse imprese e gli stessi lavoratori effettuano, la cig in deroga risponde a un accordo Stato-Regioni ed è finanziata dalle tasse di tutti. Tra le pieghe della situazione, succede anche che alcune imprese sfruttino l'oggettiva fase di difficoltà per fare pulizia nelle proprie maestranze e liberarsi di persone a torto o a ragione ritenute non appetibili, scaricando il costo dell'operazione sulla società tutta. Il tutto (anche) a causa di un diritto del lavoro che per decenni ha reso impraticabile qualsiasi licenziamento individuale e ha costretto le imprese a tenersi o persino a riprendersi, per via del meccanismo della reintegra, anche i dipendenti che avrebbero invece voluto allontanare.

Fatto sta che i denari stanziati gravano sempre e tutti sulle tasche dei contribuenti e più che a servire a gestire un momento difficile di passaggio, sino alla ripresa, sembrano rispondere a logiche di maquillage politico. "Permettono di minimizzare i dati sulla disoccupazione – spiega l'avvocato – perché tutta la platea dei lavoratori in cassa integrazione in deroga non vengono calcolati come disoccupati. Il che ci consente di non uscire, apparentemente, dai canoni europei, cosa che succederebbe se il dato sulla disoccupazione fosse pulito e effettivo". E' un antico vizio italiano, questo di affrontare i problemi per vie traverse, senza chiamare le cose col loro nome e anzi ricorrendo a trucchi anche linguistici – pensiamo ai cosiddetti lavoratori socialmente utili - per manipolare la realtà, come se la realtà non fosse di per sé in grado di prendersi tutte le rivincite possibili. "Continuiamo a allontanare – conclude Rotondi - le uniche risposte serie per dare a questo paese una chance di risalire la china, cioè un abbassamento significativo della tassazione e del costo del lavoro tutto, nonché una riforma totale degli ammortizzatori e una riformulazione del nostro sistema scolastico. Ogni intervento che non vada in questa direzione non fa altro che mortificare la logica della ripresa".

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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