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Il ballo del mattone fa male alla ripresa

10 dicembre 2013




L'unica certezza è che per non incorrere in sanzioni entro lunedì 16 dicembre gli italiani che possiedono immobili faranno meglio a pagare la seconda rata dell'IMU su tutti gli immobili di proporietà diversi dalla prima casa. Solo a novembre avevano pagato la TARES, tassa sui rifiuti e i servizi che già sostituiva la TARSU e che dovrebbe già essere superata dalle prossime sigle in arrivo.  Ma il 16 bisogna pagare quanto? Non tutti i comuni hanno ancora comunicato l'aliquota da applicare: nel dubbio i commercialisti suggeriscono di pagare come l'anno scorso.

Poi si vedrà, nel senso che potrebbe saltare fuori qualcosa da pagare ancora per quest'anno e le seconde case se i comuni aumenteranno le aliquote. Sembra invece assodato che non si dovrebbe pagare la seconda rata IMU sulle prime case anche se resta il dubbio che invece nei comuni che avevano alzato le aliquote rispetto al 2012 (circa il 60% dei 5.120 comuni italiani fra cui cittadine non proprio peso piuma come Milano e Napoli) qualcosa si potrebbe finire per dover pagare, mentre le prime indicazioni sull'applicazione della legge sembrano andare nel senso che comunque l'Imu sia dovuta se non per la prima casa, sulle pertinenze della stessa. Cioè certamente sui garage. Su cantine, soffitte, giardini e cortili si attendono lumi.

Lumi spenti anche sulla tassazione che sconteranno le case l'anno venturo, in assenza di un'approvazione della legge di Stabilità (in passato Finanziaria o legge di Bilancio: chiamatela come vi pare) che certamente porterà ancora una rivoluzione della materia ma non si sa come, in un clima di guerriglia parlamentare che il governo sembra totalmente incapace di risolvere. E' ancora valida l'ipotesi che vede una sostanziale bipartizione delle tasse di posseso suggli immobili in tassa di possesso e tassa di servizi? Si chiamerà TRISE (divisa in TARI e TASI) o IUC come raccontato dalle cronache nelle scorse settimane?

Non si sa. Dipende da come la legge di Stabilità riuscirà a superare le rapide parlamentari, se il governo riuscirà a imporre una linea comprensibile o se il continuo compromesso su tutto finirà per partorire nuovi arzigogoli legislativi.

Due cose ci preme dire:

  • La confusione legislativa in materia fiscale fa male al paese e alla sua economia più della pressione fiscale elevata. E' uno dei dogmi del Fondo Monetario Internazionale a cui l'Italia pare essere sorda. Pare ci siano in Europa almeno tre nazioni con una pressione fiscale più elevata di quella italiana: Danimarca, Svezia, Germania. E sono tre paesi con un'economia ben più vivace e sana della nostra. In quei tre paesi prima di varare una riforma fiscale ci pensano tre volte. Il FMI ha ripreso il governo francese per aver introdotto troppe novità in campo fiscale negli ultimi due anni variando una ventina di norme: secondo i suoi economisti questo è stato l'elemento di maggior impedimento a una ripresa economica oltralpe. In Italia, nel frattempo, le norme fiscali che sono cambiate sono più di 200...
  • In tutto il mondo chi possiede una casa paga delle imposte sulla proprietà o disponibilità del bene. Probabilmente abolire l'IMU sulla prima casa aveva poco senso. Ma pochissimo ne ha mantenere le tasse sulla compravendita immobiliare, per di più con tre aliquote diverse (il 4%, il 10%, il 22%) calcolate in base a un valore catastale dell'immobile che quasi sempre non corrisponde a quello di mercato. E spesso, molto spesso, soprattutto per gli immobili che non sono situati nei centri cittadini, il valore catastale presunto (che determina le tasse minime che deve pagare chi acquista quell'immobile) è molto più elevato di quello reale, perché i comuni, per fare cassa, negli anni hanno continuato a spingerlo all'insù. Gli effetti di questi presunti valori immobiliari "stellari" sono sotto gli occhi di tutti: nei nostri paesi, anche nel centro della Val Padana, non solo in zone remote e inaccessibili di montagna, le vecchie case vengono lasciate crollare. Conviene molto di più acquistare un terreno e costruirne di nuove con vantaggi fiscali e di costo molto evidenti (ottenendo per di più abitazioni in classe energetica A o B, costruite con criteri antisismici o almeno vendute per tali) e con un sempre maggiore consumo del territorio. Il tessuto antico del paese si sta sfaldando sotto il nostro naso, noi costruiamo villette.

Non ci può essere in Italia nessuna ripresa economica duratura se non riparte il settore immobiliare, dove è congelato oltre l'80% della ricchezza delle famiglie.

Non ci può essere ripresa del settore immobiliare senza una revisione delle imposte sulla compravendita che, al contrario di quanto avviene oggi, favorisca la ristrutturazione e il recupero del patrimonio immobiliare esistente.

Non si possono attrarre investimenti dall'estero se non si da al mercato una ragionevole certezza sulle norme fiscali, non un caos che diventa ogni anno più impossibile da gestire e da capire.

Non ci sarà mai un'attenuazione della tensione abitativa nei grandi centri senza un'effettiva liberalizzazione degli affitti, che significa tassare la proprietà, ma non ritassare le rendite da locazione (oggi la pressione fiscale effettiva complessiva sulla locazione immobiliare in Italia è mediamente al 70% delle somme incassate dagli inquilini).

Non ci sarà mai un'effettiva ripresa del mercato se le banche non si rimetteranno ad erogare mutui alle famiglie, ma le banche non torneranno mai a concedere mutui se non si liberalizzano le compravendite. Ovvero se una famiglia la casa che ha comperato (o la banca) non può anche rivenderla (o affittarla) senza rimetterci la camicia per motivi fiscali.

Tutto questo chi lavora nel settore immobiliare o anche semplicemente in una banca lo sa. Perché chi ci ci governa sembra non capire neppure di che cosa stiamo parlando? 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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