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La ripresa c'è e parte dall'industria, Parola di Private Equity

31 marzo 2014




Puntuali come un orologio svizzero, il primo giorno feriale di ora legale arriva la presentazione dei dati AIFI sull'andamento delle operazioni di Private Equity e Venture Capital in Italia nel 2013 (tutto il materiale è disponibile su http://www.aifi.it/ ).

Sono soprattutto buone notizie quelle diffuse dall'associazione attraverso il suo segretario generale Anna Gervasoni:

  • Il 2013 ha visto una forte ripresa degli investimenti degli operatori di settore nelle aziende italiane. Gli investimenti effettuati nell'anno hanno raggiunto i 3,23 miliardi con un incremento del 6,2% rispetto al 2012

  • Il numero di investimenti in essere ha raggiunto la quota di 1.364 di cui 970 (il 71,2%) effettuati da operatori privati e 394 da operatori pubblici.

  • Le società italiane partecipate da operatori di Private Equity o Venture Capital erano, al 31 dicembre 2013, ben 1.189

  • Al 31 dicembre 2013 il portafoglio delle partecipazioni degli operatori di PE e VC ammontava a circa 21,8 miliardi (al costo), pari circa all'1,5% del PIL

  • La cifra ancora disponibile per nuovi investimenti ammonta a circa 8 miliardi

  • Aumentano le operazioni effettuate nell'anno: 368 contro 349 (+5,4%)

     

    Secondo il presidente di AIFI Innocenzo Cipolletta «finalmente si vedono segnali positivi dei fondi internazionali, che rappresentano il 40% dei fondi investiti nel 2013, verso l'Italia. Positiva anche la crescita del numero di operazioni di expansion, cioè i finanziamenti ai piani di sviluppo di imprese sane che vogliono internazionalizzarsi e di un'industria nazionale che vuole tornare a essere competitiva. Cresce anche il segmento dell'early stage, perché il nostro è un paese ricco di idee che può diventare un traino per la ricerca e lo sviluppo».

     

  • Molto significativo il numero di operazioni di early stage (finanziamento delle startup) che sono state 158 contro le 136 del 2012 (+16%)

  • L'area del paese che ha visto la maggior crescita nel numero di operazioni di PE e VC è stata il Sud e le Isole, passata dalle 60 del 2012 alle 100 del 2013 (+47,1%) a riprova che la ripresa non è limitata solo alle aree del paese più ricche e dinamiche

  • I disinvestimenti nel 2013 sono ammontati a 1,933 miliardi in aumento del 23% rispetto al 1,569 dell'anno precedente. Il numero delle dismissioni è stato di 141 (+32%) rispetto alle 107 del 2012. Il dato testimonia la vivacità del mercato e il risveglio di interesse verso le imprese in portafoglio agli operatori specializzati.

  • La forma di disinvestimento prevalente è quella del trade sale, ovvero della vendita a operatori industriali (48% dell'ammontare totale, + 1%) seguita dalla vendita ad altri investitori (18%, + 2%) e dalle quotazioni in Borsa (IPO, 8% contro il 6% del 2012) a conferma della natura soprattutto industriale del mercato di sbocco degli investimenti.

A fronte di questi dati positivi si è registrata ancora una certa criticità nella raccolta di capitale da parte dei fondi di Private Equity e Venture Capital.

  • La raccolta totale nel 2013 è ammontata a oltre 4 miliardi di euro, quasi raddoppiata rispetto al 2012

  • Tuttavia se si prende in considerazione solo il dato della raccolta di capitali sul mercato nel 2013 (623 milioni) si è registrato un calo del 34,2% rispetto ai 947 milioni del 2012 con una crescita parallela degli investitori esteri, che rappresentano il 26% del totale contro l'11% del 2012

  • La stragrande maggioranza della raccolta è stata costituita da finanziamenti delle capogruppo verso fondi e società di gestione controllate.

Cipolletta ha espresso l'auspicio che venga accelerato il processo di approvazione dei provvedimenti legislativi, perché «Solo nel marzo 2014 è stato approvato il decreto attuativo degli incentivi introdotti per il Venture Capital nella legge dell'ottobre 2012 che inizialmente prevedevano un'estensione fino al 2015. È stato necessario un ulteriore intervento normativo per non vanificarne la portata ed estenderne l'applicabilità fino al 2016». Insomma, sarebbe necessaria un po' più di attenzione verso un ampio settore della finanza che si sta rivelando sempre più essenziale per il sostegno e il rilancio del nostro sistema produttivo. Soprattutto, come ha spiegato Cipolletta, «Per dare un impulso decisivo in questo settore le esperienze di altri paesi ci insegnano che occorrono interventi più coraggiosi come una partnership pubblico privata a livello nazionale con capitali pubblici assegnati a operatori privati che impieghino le loro competenze ed esperienze per individuare le startup vincenti. L'operatore pubblico dovrebbe svolgere il ruolo di investitore primario per attrarre i capitali degli investitori privati. Il primo esempio di questo tipo, il Fondo Sud HT per gli investimenti digitali nel Sud Italia ha fatto sì che gli investimenti di Venture Capital in queste regioni siano raddoppiati in tre anni…».

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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