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Quanto costa il terremoto non assicurato

15 aprile 2014




Si fa presto a ripetere che gli italiani (aziende comprese) sono sottoassicurati. Poi arriva un terremoto come quello dell'Emilia Romagna di maggio 2012 o, peggio, come quello dell'Aquila dell'aprile 2009, ci sono le vittime, l'ansia di ricostruire. Ma chi lo aveva previsto quell'evento? Di sicuro non gli enti locali delle aree colpite, che negli anni passati magari hanno fatto complicatissime operazioni di finanza strutturata per rimpinguare le casse comunali ma sembrano non conoscere uno strumento essenziale per la gestione della cosa pubblica come l'impiego sensato di assicurazioni…

 

Questo ed altro è emerso nel corso del convegno "Emergenze e Crisis Management: istruzioni per l'uso" organizzato a Milano lo scorso 10 aprile da Anra, l'associazione italiana dei risk manager e responsabili assicurativi aziendali, dove si è parlato delle soluzioni per prevedere e contenere i danni da terremoto che non solo ci sono ma potrebbero essere applicate nell'ambito di un disegno complessivo di presa d'atto e azione. Sia chiaro, NON un disegno per provocare ad arte catastrofi e impadronirsi più facilmente del potere facendo passare legislazioni illiberali sull'onda dell'emergenza come teorizzato da Naomi Klein nel suo Shock economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri (Milano, Rizzoli, 2007), uno dei testi preferiti da antagonisti e no global. Al contrario per adottare forme di tutela dal rischio, non poi così imprevedibile, che si verifichino eventi sismici o dissesti idrogeologici. Perché la prevenzione non può essere affidata solo ad interventi edilizi o di messa in sicurezza del territorio. La prevenzione passa anche da un'adeguata copertura assicurativa, ma non solo.

 

Secondo i dati di una ricerca citati nel corso del convegno da Paolo Tassetti di Ace Group nel 2013,

  • 1/3 dei danni causati a livello mondiale dalle catastrofi naturali era assicurato,
  •  in Europa la percentuale sale al 50% dei danni,
  • in Italia precipita al 10%.

Informazione ancora più eclatante se si pensa che i danni conseguenti ai terremoti in Nuova Zelanda- area sismica con caratteristiche di rischio simili all'Italia – sono assicurati al 78%. Nel nostro paese, dice Tassetti, il problema della percezione del rischio è quindi drammaticamente sottovalutata.

 

Anche perché gli strumenti assicurativi ci sarebbero e la previsione dei terremoti, intesa come capacità di capire il rischio sismico di una determinata zona, è una disciplina che si sta sempre più affinando. Ne hanno illustrato le caratteristiche Marco Santulin e Denis Sandron, studiosi del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, che attraverso l'esemplificazione di alcuni progetti che stanno seguendo hanno chiarito quali sono i criteri che permettono di calcolare la prevedibilità di un terremoto: i metodi di calcolo adottati associano vari parametri: la storicità sismica della zona, la presenza di faglie attive o dormienti, il calcolo dei periodi di ritorno e la specifica analisi della zonazione. La pericolosità sismica, associata alla vulnerabilità di un sito e al valore esposto, determina il rischio sismico.


E in realtà chi si assicura ottiene un vantaggio competitivo. Nel convegno ci sono state la presentazione di due casi, il primo relativo alla valutazione del rischio sismico adottato da Telecom Italia e presentato da Paolo Rubini, responsabile Assicurazioni in Telecom Italia e presidente di Anra, per gli oltre 10.000 siti presenti in Italia. Il secondo relativo alla messa in sicurezza di uno stabilimento strategico situato in zona sismica, presentato da Alessandro De Felice, CRO di Prysmian Group .

 

La responsabilità, ha spiegato a margine del convegno De Felice che è anche consigliere di ANRA, non è solo privata: una concausa del disinteresse per la tutela dal rischio sismico è anche l'approccio poco incisivo delle amministrazioni pubbliche e della politica nazionale sul rispetto delle norme sulla sicurezza e in merito alle coperture catastrofali obbligatorie. Perché ci si deve obbligatoriamente assicurare da rischi più comuni ma con danni molto più limitati come quelli degli incidenti stradali e non per le catastrofi sismiche? Anra è a favore di un sistema che preveda l'obbligatorietà della copertura catastrofale all'interno della polizza danni, ma associata a concrete attività di prevenzione e controllo del rischio. Anche perché gli effetti delle catastrofi non possono essere un problema economico solo del singolo cittadino o della singola azienda: se si intendono come problema della collettività la copertura danni diventa un dovere civico. Così come la copertura danni sottoscritta da un'azienda in un sistema di non obbligatorietà è solo una garanzia limitata agli impianti e al patrimonio, che non tutela dalle difficoltà che derivano dall'assenza di prevenzione e coperture – per esempio – da parte di fornitori locali.

 

«Le catastrofi naturali in Italia», ha spiegato De Felice, «negli ultimi 60 anni sono costate mediamente alla collettività 3,5 miliardi di euro all'anno, circa un quarto di punto percentuale del PIL. Il calcolo, però, rischia di diventare per il futuro una stima ampiamente per difetto se non si interviene subito con mezzi di prevenzione generalizzati». Non solo per il riscaldamento globale ma anche - e soprattutto - per gli scarsi interventi di manutenzione e messa in sicurezza effettuati su edifici e territorio. «In queste condizioni - spiega De Felice - la legge vigente non basta, anche se la protezione civile ha già fatto sapere che tendenzialmente non pagherà più per quelle comunità che non si assicurano. Ma non è solo un mero fattore di fondi per la ricostruzione: ci sono anche i morti, ci sono le attività economiche che subiscono interruzioni, ci sono danni irreparabili al paesaggio e a edifici storici e opere d'arte. Dunque è necessario da un lato che sia obbligatorio assicurarsi e allo stesso tempo compiere gli interventi necessari per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio. Anche perché questa è l'unica maniera per avere coperture assicurative a costi accessibili. Solo con uno sforzo comune si può generare un circolo virtuoso che senza dubbio è assolutamente necessario al paese»  

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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