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Mercati

Ritorno all'azione

18 aprile 2014




La ragione è semplice: l'alternativa è tra fare e morire, dunque, pur nelle difficoltà e nell'incertezza che ancora caratterizzano questa fase economica, le aziende ricominciano a guardare ai mercati con un certo ottimismo, quanto meno con la consapevolezza che la soluzione non è certo stare con le mani in mano. E' una sensazione che si coglie a pelle, parlando con manager e imprenditori, ma che adesso è stata registrata anche dall'indagine condotta da Fidelity Worldwide Investment su oltre cento analisti con sede di lavoro in Europa e in Asia. Fidelity è una società di gestione di fondi che opera a livello internazionale con investitori sia privati che istituzionali e l'indagine mira proprio a tastare il polso alla fiducia delle imprese e a individuare alcuni temi d'investimento di lungo termine che s'imporranno nei prossimi anni.

"Dopo un lungo periodo di incertezza e di prudenza da parte delle società - si legge nella ricerca - nelle economie e sui mercati azionari si assiste a un ritorno della fiducia del management. I grandi rischi di coda di contagio o di crollo del sistema finanziario si sono progressivamente ridotti. Si prevede una ripresa delle spese in conto capitale, attualmente ai minimi storici e impiegata prevalentemente per strategie di mantenimento piuttosto che di crescita". Una parte delle liquidità presenti nei bilanci verrà dunque destinata alla spesa, con una predilizione per attività come acquisizioni e fusioni facilmente integrabili, cioè perlopiù acquisizioni per incorporazione, quelle operazioni cioè che sono in grado di dare soddisfazione agli azionisti senza richiedere l'assunzione di grossi rischi Soprattutto le società di telecomunicazioni vengono considerate tra i candidati più probabili per transazioni su vasta scala, anche perché le autorità di regolamentazione sono complessivamente favorevoli a un maggiore consolidamento del mercato, oggi ancora frammentario.

Con una novità rispetto alle abitudini del passato, perché mentre storicamente energia e materiali sono sempre state due delle voci prinicipali negli investimenti in conto capitale, adesso scontano il fatto di non aver registrato buoni risultati in questi anni e vengono dunque sostituiti da altri settori, soprattutto da sanità e beni di consumo discrezionali, che secondo gli analisti rappresentano appunto i settori trainanti delle previsioni di crescita del capex. I mercati connessi alla proprietà intellettuale, come appunto il sanitario e il tecnologico, sono al momento i più interessanti. Lo si vede anche dal particolare focus che la ricerca ha dedicato al tema dei dividendi. Secondo gli analisti la maggior parte delle società con cui lavorano è propensa a mantenere (54%) o persino ad aumentare (40%) i dividendi. Superata la crisi del 2008-2009, le imprese dei servizi finanziari sono oggi ottimiste, insieme alle società sanitarie. Il motivo è macroeconomico: esaurito il superciclo delle materie prime, l'attenzione si sposta sull'innovazione e da questo punto di vista sia la sanità sia l'hitech hanno in riserbo importanti sorprese in termini di nuovi farmaci e nuove tecnologie connesse, ad esempio, all'utilizzo dei Big Data. 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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