In edicola
n° 02/2017
area abbonati
Archivio articoli
2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010
Autori
Acoté Daniele Chieffi Giampaolo Colletti Luigi Dell'Olio Vito Di Bari Antonio Dini Emanuele Facile Giovanna Guercilena Giovanni Medioli Giorgio Neglia Andrea Notarnicola Letizia Olivari Maria Cristina Origlia Daniela Ostidich Paola Stringa Marco Todarello Danilo Zatta
Il Sole 24 Ore Shopping 24

Attualit

Bomba previdenziale al femminile

20 maggio 2014




Che il nostro sistema di welfare, basato su un sistema pensionistico che è il più caro al mondo in rapporto al PIL e con costi destinati ad aumentare o a collassare, richieda un deciso e rapido ripensamento non è un mistero, ma sembra essere una di quelle verità scomode che nella costante imminenza di elezioni - con i pensionati ormai avviati a diventare un quarto della popolazione e un terzo dell'elettorato - si preferisce delegare alle discussioni fra "tecnici" che porre in maniera corretta all'opinione pubblica.

Eppure il tema, per quanto sempre più esplosivo, emerge nelle discussioni pubbliche solo episodicamente e solo a tratti, spesso come oggetto di promesse sempre meno sostenibili: uno dei casi di rimozione collettiva più grave e profonda della storia: le domande economiche di fondo non sono complesse. Le risposte rischiano di diventare sempre più dirompenti.

  • Come si può continuare a sostenere un sistema pensionistico che vede erogare sempre più prestazioni a fronte di sempre meno versamenti previdenziali da parte di lavoratori che sempre più spesso il lavoro lo perdono o devono accettare riduzioni di salario per riuscire a mantenerlo?
  • Come si può pensare che possa stare in piedi un sistema che prevede un prelievo previdenziale medio superiore al 25% degli introiti lordi di chi lavora (con le tasse si arriva a un prelievo medio del 45%) quando ci sono spinte deflazionistiche che impongono di contenere il costo del lavoro?
  • Come si può seriamente pensare che il sistema possa mantenere un equilibrio con una dinamica demografica che vede ancora la maggior parte dei baby boomers (nati fra il 1945 e il 1964), cioè delle generazioni più numerose della storia, alle soglie della pensione?
  • E ancora, ultimo ma non meno grave quesito: come si può pretendere che una gran massa di cittadini arrivino alla vecchiaia con pensioni da fame quando ci sono altre categorie di cittadini beneficati da un sistema squilibrato che stanno in pensione magari decenni percependo rendite che vanno ben oltre quanto versato di contributi e che questo sia un diritto acquisito intoccabile?

Come dicevamo, tutti quesiti noti ma rimossi, soprattutto nell'imminenza di elezioni. Sorprende dunque in maniera positiva il fatto che, approfittando della Giornata Nazionale della previdenza che si è tenuta a Milano, si sia svolto il convegno Previdenza, sostantivo poco femminile organizzato da Assoprevidenza (Associazione italiana per la previdenza e l'assistenza complementare), Oxfam e Soroptimist Italia (organizzazioni no profit accreditate in sede Onu) centrato sul problema della minore protezione previdenziale delle donne italiane e non solo. Fra i temi emersi dalla giornata, in un dibattito a cui hanno partecipato, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni già citate, il responsabile Previdenza del gruppo Allianz Italia, una rappresntante di AIFI (associazione italiana del Private Equity e del Venture Capital) e del MIB, la scuola di management del Politecnico di Milano, alcune evidenze:

  • Oggi il 16,1% delle donne italiane con più di 65 anni ha un reddito inferiore alla soglia di povertà;
  • Le donne divorziate o separate hanno un maggior rischio indigenza;
  • La pensione media delle donne italiane è di 12.840 euro annui lordi. Quella degli uomini di 18.453. La differenza supera il 30%;
  • L'aspettativa di vita delle donne con più di 65 anni è oggi superiore a quella degli uomini di pari età di 3,4 anni. Le donne percepiscono la pensione per un periodo mediamente più lingo del 20% rispetto agli uomini;
  • Nel 2060 il tasso di sostituzione (rapporto fra l'ultima retribuzione e la pensione) per le donne sarà inferiore del 5% rispetto a quello degli uomini.

Oltre ai problemi delle donne italiane, nel corso del convegno è stato fatto cenno anche al problema delle donne del terzo mondo che mancano troppo spesso di qualsiasi copertura previdenziale sia nei paesi in via di sviluppo, sia spesso quando vengono in Occidente per la piaga del lavoro nero che viene svolto a fronte di nessun versamento contributivo. Sul tema è stato trasmesso un videomessaggio della cantante scozzese Annie Lennox, già star degli Eurithmycs e oggi ambasciatrice internazionale di Oxfam.

Annie Lennox, ambasciatrice Oxfam 

I problemi, secondo quanto emerso dal convegno, non nascono solo da percorsi di carriera più accidentati e retribuzioni più basse per le donne, ma hanno anche una forte matrice culturale. In particolare è stato diffuso un decalogo delle cose che le donne dovrebbero evitare per non trovarsi in la povertà dopo i 65 anni:

  1. Non pensare che il marito che guadagna bene sia sufficiente a garantire una florida vecchiaia
  2. Non interessarsi della propria pensione
  3. Non pensarci a 30 anni
  4. Pensare che lavoretti e part time bastino per maturare una pensione
  5. Pensare che occuparsi dei figli significhi non poter lavorare
  6. Non rimettersi in gioco dopo la maternità
  7. Smettere di pagare i contributi a 55 anni tanto la pensione arriva presto
  8. Pensare che l'impegno profuso per assistere i genitori anziani verrà riconosciuto
  9. Non investire in azioni o fondi perché c'è la crisi e non voglio rischiare
  10. Per vivere non mi serve molto, risparmiare è inutile.
Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa