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Compensi degli amministratori italiani in forte calo

17 giugno 2014




Nel 2013 i presidenti non esecutivi delle società quotate italiane hanno percepito fino al 34% in meno rispetto al 2012. Gli amministrarori delegati fino al 26% in meno. Una riduzione che non mette comunque queste figure professionali a rischio di povertà: nel 2013 la retribuzione media di un amministratore delegato di una società quotata in Italia è stata superiore agli 1,8 milioni, comprensivi di incentivi a breve termine. I presidenti non esecutivi sono passati invece da una media di 400 mila euro a 265 mila euro. Lo rivela il secondo studio della Mercer sulle retribuzioni dei componenti dei CDA delle società quotate in Italia riferito al 2013.

Un effetto della crisi che colpisce anche i vertici delle aziende quotate? Lo studio della Mercer non lo esclude, ma non mette in risalto questo aspetto:sottolinea invece l'impatto della nuova regolamentazione sulle politiche di retribuzione dei dirigenti e della maggiore trasparenza dei compensi, a sostegno della tesi che, malgrado la crisi, si sta affermando un'evoluzione positiva nei rapporti fra CDA e interessi anche degli azionisti di minoranza, soprattutto con l'affermarsi dei Comitati per la remunerazione costituiti all'interno dei CDA (come richiesto dal Codice di Autodisciplina) da membri indipendenti. Una tendenza che (anche se il rapporto non lo dice espressamente) certamente tende a "calmierare" il tradizionale strapotere (anche economico) dei membri della famiglia di controllo all'interno dei CDA. Una novità, tuttavia, che non ha ancora trovato applicazione in tutte le società quotate, a cui sta applicandosi gradualmente: il che induce la Mercer a ritenere che anche nel 2014 le remunerazioni di presidenti e amministratori delegati tenderà ancora a ridursi.

Altri elementi che spingono verso remunerazioni più contenute per i vertici sono la possibilità di esprimere parere sulle retribuzioni (say on pay) da parte degli azionisti di minoranza, possibilità mutuata dal modello di governance delle public company anglosassoni e il sempre maggior peso che hanno nelle assemblee i proxy advisor, cioè i rappresentanti delle società di gestione dei fondi comuni e delle altre forme di investimento collettivo che in tutto il mondo hanno un peso crescente sulle politiche di gestione delle quotate.

In aumento anche la presenza delle donne nei CDA delle società quotate in applicazione della legge Golfo-Mosca sulle cosiddette quote rosa: nel 2012 le quotate con donne in CDA erano il 74%, nel 2013 l'84%. Su 534 membri dei consigli le donne sono ancora solo 55, su 116 amministratori esectivi solo 5 sono donne (erano 3 nel 2012): dunque la strada per la parità è ancora lunga e accidentata.

Unico "neo" della ricerca è quella di non offrire una comparazione con altri paesi almeno europei, il che ci permetterebbe di capire meglio se i nostri amministratori sono meglio o peggio pagati rispetto ai colleghi di altri paesi. Ci auguriamo che questa comparazione possa essere effettuata nelle prossime edizioni.

Nota: NED=Amministratori non esecutivi. Total Cash: retribuzione fissa e incentivi a breve termine.

Fonte: Mercer

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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