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Giornalisti a rischio estinzione? Solo se non sono capaci di discernere le fonti

18 luglio 2014




Tutto è cominciato con la diffusione di un take di agenzia dell'ANSA (che trovate qui: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15184) immediatamente rilanciato sulla rete da Dagospia, Prima Comunicazione e da altri siti che si occupano della professione giornalistica e di media. Titolone ad effetto "I giornalisti tra 10 anni saranno estinti così come i taglialegna". La spiegazione è che il calo di domanda di giornali cartacei (e dunque di alberi per fare la carta) minaccia l'esistenza di entrambe le categorie, così come di quella dei postini, dei lettori di contatori e dei tipografi. La rete vincerà su tutto e tutti spazzando via la vecchia tecnologia.

Ma chi è che lo dice? Secondo l'Ansa un fantomatico "Studio di Career Cast", il cui link peraltro nel testo non è riportato. Domanda successiva (che non trova nessuna risposta nel testo dell'agenzia, peraltro rimbalzata ovunque in rete) "chi è Career Cast?" e "che titoli ha per fare una previsione catastrofica del genere?".

Risposta: intanto si chiama Careercast, tutto attaccato e non in due parole come riportato dall'ANSA. È il primo sito negli Stati Uniti per la ricerca di lavoro, specializzato in lavori "di nicchia e locali", leggi "lavori di profilo basso o al massimo medio". Dunque nessuna pretesa "scientifica" o di estrapolazione su dati statistici significativi. Anzi, il fantomatico "studio" non è uno studio ma un articolo in bella evidenza sul sito (http://www.careercast.com/jobs-rated/most-endangered-jobs-2014) che fa riferimento alla classifica dei lavori più e meno richiesti in America nel 2014 all'interno del sito Careercast e che si intitola "Most endangered jobs in 2014", ovvero "I lavori più a rischio nel 2014", non nel 2024. Dunque del titolone sui giornalisti della versione italiana nessuna traccia.

Che cosa racconta, in realtà, l'articolo di Careercast? Riguarda prima di tutto il crollo di domanda per i postini, al 200° posto per richieste di occupazione su 200° diverse categorie nel 2014. La previsione a 10 anni, che non è di Careercast ma del "US bureau of labor statistics" (USBLS, ufficio statistico sull'occupazione federeale) è di un ulteriore calo della domanda del 28%. Non solo, l'articolo specifica che la contrazione della domanda non significa che il lavoro scomparirà ma semplicemente che ci sarà meno domanda e aumenteranno i requisiti richiesti per chi vorrà intraprendere carriere di questo tipo, lasciando intendere che il mestiere sopravviverà solo nella fascia più qualificata (per esempio chi consegna citazioni per il recupero crediti a scapito dei semplici portalettere).

E i giornalisti ? Più precisamente si parla dei reporter della carta stampata come un'altra categoria "in ribasso". Quanto in ribasso? Le previsioni (sempre dell'USBLS) dicono meno 13% nei prossimi dieci anni, sempre negli Stati Uniti, dato difficile da desumere nel testo dell'ANSA che sembra riferito a livello mondiale.Un po' poco per annunciare l'imminente scomparsa dell'intera categoria, anche se l'articolo di Careercast spiega che, secondo il sito NewspaperDeathWatch.com(fonte non precisamente indipendente: è il sito di un ex giornalista, Paul Gillin, che documenta le chiusure dei giornali cartacei. Ma Paul Gillin ha anche un'agenzia di comunicazione e pubblicità on line, e cerca di pilotare sulla rete gli investimenti delle aziende) dal 2009 a oggi i quotidiani in America hanno perso il 30% del loro fatturato pubblicitario.

Fuori dai numeri, che ci sia la crisi dell'editoria ormai lo ha capito anche mia zia, che ha 88 anni e ha sempre fatto la casalinga in campagna. Da qui ad annunciare l'imminente scomparsa di una categoria industriale e  di una professione ce ne passa. E infatti l'articolo di Careercast, scritto molto meglio della sua traduzione italiana, non dice questo ma sostiene che è in calo da domanda di reporter della carta stampata e che, anche in questo caso, sarà la qualificazione (oltre che la capacità di muoversi in ambito multimediale) la chiave per portare avanti questo mestiere.

Sulla ventilata scomparsa dei taglialegna (anche qui solo negli Stati Uniti e non da noi, al contrario di quanto sembra adombrare l'Ansa) l'articolo originale parla di un calo previsto della domanda pari al 9% nei prossimi 10 anni.

Ora, io non credo che fra 10 anni non ci saranno più giornalisti, come alla fine degli anni Ottanta non credevo a chi diceva che pochi anni dopo sarebbe scomparsa la radio. Non credo sia un Wishful Thinking, una beata speranza: ne sono realmente convinto. Credo che anche in un mondo dominato dalla rete ci sarà bisogno di giornalismo serio,  informato, della capacità di discernere e qualificare le notizie nella marea di bla bla che ci inonda.

Di titoli sensazionalistici e catastrofistici costruiti distorcendo (o non capendo) le notizie che arrivano dall'estero, senza la capacità di identificare correttamente la fonte e che cosa intende dire e a che titolo, ecco, di quello credo che non ci sarà nessun bisogno.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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