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Attualità

Sostenibilità: maglia nera per il sistema pensionistico italiano

13 ottobre 2014




Qualcuno con la memoria meno labile ricorderà i test introdotti dall'allora ministro del Welfare Elsa Fornero per definire la sostenibilità a 20 anni del nostro sistema pensionistico, INPS e casse professionali private. E chi se lo ricorda (infondo era solo il 2011) si ricorderà anche i toni trionfali con cui congiuntamente ministero e vertici degli enti previdenziali annunciavano "missione compiuta": la pensioni degli italiani fra 20 anni ci saranno ancora.

 

Ma non sono soltanto "gufi e rosiconi" a pensare che quello del nostro (generosissimo con le vecchie generazioni) sistema pensionistico sia una specie di problema dei problemi, che 15 milioni di pensionati su 60 milioni di abitanti (già nel 2014) costituiscano un livello insopportabile di spesa previdenziale, e che un costo previdenziale vicino all'80% del totale della spesa pubblica sia un livello molto pericoloso di sbilancio dei conti dello Stato.

 

Puntuale, arriva uno studio internazionale a confermare che la spesa pensionistica italiana, anche se ha valori "nella media" per adeguatezza e integrità rispetto alle altre nazioni sviluppate, è completamente sbilanciata sotto il profilo della sostenibilità, ma non a 20 anni. Già nel 2014, anno in cui il nostro sistema pensionistico si piazza al 25° posto su 25 per sostenibilità secondo il Melbourne Mercer Global Pension Index (MMGPI), mentre nella classifica generale si piazza al 19°.

 

Ovviamente lo studio non lo cita direttamente, ma non proprio un viatico alla proposta del Governo di inserire il TFR in busta paga, eliminando una delle poche basi economiche su cui si fonda in Italia la previdenza complementare privata. 

 

Il MMGPI, realizzato dalla società internazionale di consulenza Mercer e dal Centro Australiano di Studi Finanziari,  è un indice che misura i sistemi previdenziali dei principali paesi al mondo sulla base di oltre 50 indicatori che fanno capo a 3 macro-aree: adeguatezza, sostenibilitàe integrità. Il valore dell'indice per ciascuno dei sistemi pensionistici presi in esame rappresenta la media ponderata di queste tre macro-aree.

Con adeguatezza si intende il livello delle prestazioni, l'architettura dello schema previdenziale, i rendimenti degli investimenti, ma anche la rendita dei risparmi privati. All'interno della sostenibilità si trovano indicatori come la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione, gli aspetti demografici, alcune evidenze macroeconomiche come contribuzione e debito pubblico: in altre parole gli indicatori che evidenziano la solvibilità di un sistema pensionistico o, in termini bancari, il rischio di default o tracollo. Per integrità, infine, si intendono gli elementi di normativa e governance del rischio pensionistico, così come il livello di fiducia che i cittadini hanno nel loro sistema previdenziale. Le ponderazioni utilizzate attribuiscono il 40% all'adeguatezza, il 35% alla sostenibilità e il 25% per all'integrità.

«E' la sostenibilità di medio lungo periodo, l'area dove il sistema pensionistico Italiano risulta più debole (13,4 contro una media di 49,7 e gli 86,5 punti della Danimarca, prima della classe). Sebbene l'adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più che soddisfacente, la sostenibilità ci dice che questo in futuro probabilmente non sarà più vero. Gli elementi che aggravano questa tendenza sono la minima adesione a piani pensionistici privati (solo il 14% della popolazione in età lavorativa) e il conseguente livello di attività molto basso delle pensioni private, pari solo al 6,6% del PIL in un contesto demografico di invecchiamento della popolazione attiva tra i più elevati dei 25 paesi analizzati» spiega Roberto Veronico, Responsabile della Divisione Retirement (pensioni) di Mercer Italia.


Paese

Indice generale

Sotto indici

Adeguatezza

Sostenibilità

Integrità

Australia

79.9

81.2

73.0

87.8

Austria

52.8

67.5

18.9

76.6

Brasile

52.4

61.8

26.2

74.2

Canada

69.1

75.0

58.6

74.3

Cile

68.2

57.3

68.7

85.0

Cina

49.0

62.5

33.0

49.9

Danimarca

82.4

77.5

86.5

84.5

Finlandia

74.3

72.2

64.7

91.1

Francia

57.5

76.4

37.7

54.9

Germania

62.2

75.8

37.6

75.0

India

43.5

37.1

40.6

57.7

Indonesia

45.2

37.5

37.8

68.0

Irlanda

62.2

77.6

36.0

74.1

Italia

49.6

68.1

13.4

70.7

Giappone

44.4

48.0

28.5

60.9

Corea (Sud)

43.6

42.6

42.5

46.7

Messico

49.4

49.9

53.1

43.5

Paesi bassi

79.2

75.3

76.3

89.4

Polonia

56.4

61.7

41.4

68.9

Singapore

65.9

56.4

68.5

77.4

Sud Africa

54.0

48.3

44.6

76.3

Svezia

73.4

67.2

74.7

81.6

Svizzera

73.9

71.9

69.7

83.1

UK

67.6

69.8

52.4

85.4

Regno Unito

57.9

55.2

58.5

61.2

Media

60.6

63.0

49.7

71.9

L'edizione 2014 del MMGPI copre, con 25 paesi, quasi il 60% della popolazione mondiale. Rispetto alla prima edizione, nel 2009, in cui venivano presi in considerazione 11 paesi, è oggi il confronto più completo tra sistemi pensionistici a livello globale.

Tra i paesi presi in esame, è la Danimarca ad assicurarsi il primo posto, grazie alla solidità dei suoi risultati su tutte e 3 le macro-aree alla base della classifica, con un punteggio complessivo di 82,4, seguita da Australia e Olanda. Il sistema pensionistico danese vanta una buona copertura finanziaria, un alto livello di attività e di contributi, l'erogazione di prestazioni adeguate e un sistema pensionistico privato normativamente eccellente.

L'Italia, insieme a Messico, Cina, Indonesia, Giappone e Corea del Sud, fa parte del gruppo di coda del ranking ed è cioè tra le nazioni che, totalizzando tra 35 e 50 punti, rivelando preoccupanti debolezze cui è necessario fare fronte al più presto per non penalizzare la tenuta e la sostenibilità del sistema nel lungo periodo. Fanalino di coda della classifica è l'India.

«Qualsiasi confronto diretto tra sistemi previdenziali può essere discutibile, poiché ogni sistema si è evoluto a partire dalle particolari circostanze economiche, sociali, culturali, politiche e storiche di quel paese. Non esiste un sistema perfetto che possa essere applicato in tutto il mondo» spiega Roberto Veronico. «Tuttavia l'indagine evidenzia le "best practice" e aree di debolezza dei singoli sistemi, ed alcuni trend legati alle dinamiche demografiche comuni su scala mondiale, che devono essere tenuti in considerazione. Obiettivo dello studio non è compilare una classifica di buoni o cattivi, ma evidenziare le risposte possibili a problemi comuni, quali i tassi di rendimento decrescenti».

 

La professoressa Deborah Ralston, Executive Director dell'Australian Centre for Financial Studies ha commentato: «E' importante sottolineare come i punteggi medi siano in aumento nel corso del tempo, indicando come le riforme dei sistemi pensionistici nel mondo stiano avendo un effetto positivo. Il punteggio medio per i 14 paesi oggetto di studio nel 2010 è stato 61,7 rispetto a 64,3 per gli stessi paesi nel 2014».

 

«L'allargamento della base di nazioni oggetto di studio da parte del MMGPI riflette il fatto che la maggior parte dei paesi sono alle prese con gli effetti sociali ed economici dell'invecchiamento della popolazione ed un confronto globale può portare ad insegnamenti globali per governi, aziende e mondo accademico», Prosegue Ralston. «Anche se, come detto, il sistema pensionistico di ciascun paese riflette la sua storia unica, ci sono alcuni temi comuni che molti paesi dovranno affrontare nei decenni a venire e l'indice si propone di evidenziare le migliori soluzioni e condividerle a livello globale», ha concluso la professoressa Ralston.

 

Il MMGPI individua possibili aree di riforma nei paesi per garantire l'adeguatezza dei benefici pensionistici erogati, la loro sostenibilità, e una migliorata fiducia nel sistema previdenziale.

Sfide comuni a parere di Mercer per i nostri decisori istituzionali italiani sul sistema previdenziale includono la necessità di:

  • aumentare la copertura del sistema pensionistico privato attraverso elementi di obbligatorietà
  • ridurre l'accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento
  • migliorare la governance dei piani pensionistici privati all'insegna della massima trasparenza

  • affrontare il tema dell'occupabilità di popolazioni in età prossima all'età pensionabile.

Rating

Valore dell'indice

Paesi

Description

A

>80

Danimarca

Un solido e funzionale sistema di pensionamento che garantisce benefici di alto livello, è sostenibile ed ha un alto livello di integrità.

B+

75–80

Australia,

Paesi Bassi

Un sistema che ha una struttura solida con buone prestazioni ma ha alcune aree di miglioramento che lo differenzioano da un sistema di grado A.

 

B

65–75

Finlandia,

Svizzera,

Svezia, Canada,

Cile, Regno Unito,
Singapore

C+

60–65

Germania,

Irlanda

Alcune buone prestazioni ma anche maggiori rischi di inadeguatezza che vanno risolti. Senza questi interventi la loro efficacia e sostenibilità nel lungo termine è più fragile.

 

C

50–60

USA,

Francia,

Polonia,

Sud Africa,

Austria,

Brasile

D

35–50

Italia,

Messico,

Cina,

Indonesia,

Giappone,

Sud Corea,

India

Sistemi con alcun e prestazioni interessanti, ma anche maggiori punti di debolezza che vanno rapidamente risolti. Senza questi miglioramenti la loro efficiacia e sostenibilità è a rischio.

E

<35

Nessuno

Sistemi inadeguati in fase iniziale o nessun sistema di previdenza.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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