l'Impresa in edicola
n° 02/2017
area abbonati

Attualità

Più spazio per gli attuari: ce lo chiede l'Europa?

28 ottobre 2014




Un recente comunicato stampa spiega che "Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari Giampaolo Crenca sostiene come i requisiti richiesti dalla Direttiva europea Solvency II corrispondono perfettamente in Italia alla cultura e alla formazione professionale dell'attuario iscritto all'Albo".

Ho riportato la frase integralmente perché credo che anche fra i miei pochi lettori (non voglio illudermi sul loro numero) non siano moltissimi quelli in grado di capire di che cosa parla un testo simile.

Chi sono gli attuari? Il sito del loro Ordine professionale (www.ordineattuari.it) ci informa che sono fra le categorie di professionisti mediamente più pagati al mondo (87.000 dollari all'anno secondo il sito americano Career Cast), il che è già un'informazione interessante ma non molto esaustiva e che in Italia sono più o meno un migliaio. Per capirci meno di un quarto dei notai, altra professione molto ambita e molto esclusiva.

Circa la metà lavora in compagnie di assicurazione e riassicurazione, circa 150 in SGR e fondi pensione, altri 150 sono liberi professionisti, il resto popola le istituzioni come i ministeri, la Consob, la Covip, la Banca d'Italia.

Ma cosa fanno? Previsioni economiche basate sulle statistiche, o meglio valutazione dei rischi. Niente sfere di cristallo, però. E neanche carte con isobare e millibar.

Citando dal sito "L'Attuario svolge numerose attività tra queste ricordiamo la costruzione e la valutazione di prodotti finanziari  (fra cui i derivati)assicurativi e previdenziali, l'elaborazione di analisi statistiche e la gestione dei dati, la valutazione delle riserve tecniche e la certificazione nei bilanci delle imprese di assicurazione, dei fondi pensione e delle casse di previdenza, la valutazione patrimoniale ed economica di aziende pubbliche e private, fornisce consulenze tecniche per tribunali, valuta i rischi nei più diversi ambiti, effettuando l'insieme delle relative analisi di risk management.

Insomma, in base ai dati disponibili "quota" la rischiosità di un'attività, il ragionevole premio per una polizza (che dipende dalla probabilità che l'evento assicurato si avveri), la ragionevole rendita di un prodotto finanziario. Ovviamente deve avere una laurea magistrale in Finanza o in Statistica (in altri paesi sono ammesse anche lauree in Fisica e Matematica).

L'intervento dell'attuario garantisce che un rischio non si avvererà? Neanche per sogno. Ma è in grado di ridurre la rischiosità di un'attività finanziaria.

Non stupisce che sia una figura professionale tendenzialmente pagata a peso d'oro.

Allora dov'è il problema? Probabilmente quello che in Italia gli attuari vengono utilizzati (o meglio non utilizzati) in maniera impropria, almeno secondo "le responsabilità organizzative e di governance della nuova Funzione Attuariale prevista dalla Direttiva europea Sovency II (l'insieme di norme che presiede alle attività assicurative come Basilea II per le banche) per la valutazione e la gestione dei rischi nelle imprese di assicurazione".

Secondo il comunicato già citato "I compiti che la Direttiva definisce con precisione, e i requisiti che richiede per le persone cui questi compiti saranno affidati, sia operativi che di controllo, corrispondono perfettamente in Italia alla figura dell'attuario per la quale è previsto uno specifico Albo professionale, in quanto professione regolamentata riconosciuta dalla normativa italiana per molti ruoli cruciali a garanzia di indipendenza, competenza e qualità della prestazione professionale. Per questo l'Ordine degli Attuari chiede che la funzione attuariale, nel rispetto di quanto previsto da Solvency II  sia svolta da professionisti qualificati", recita il comunicato degli attuari.

Ovvero, come sostengono gli attuari iscritti all'albo, Sollvency II dice che la funzione attuariale deve essere svolta appunto dagli attuari iscritti all'albo e non da altri.

Già, perché fino ad oggi in un'assicurazione non c'era bisogno che l'attuario fosse iscritto all'ordine malgrado nel testo di Solvency II si dica che "La Funzione Attuariale deve essere  esercitata da persone che dispongono di conoscenze di matematica attuariale e finanziaria, commisurate alla natura, alla portata e alla complessità dei rischi inerenti all'attività dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione e che sono in grado di dimostrare un'esperienza pertinente in materia di norme professionali e di altre norme applicabili".

"Anche la lettera al mercato emanata il 15 aprile scorso dall'IVASS, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni – osserva il presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari - ha di fatto rimarcato quegli aspetti richiamando in  modo esplicito quanto previsto dalla Direttiva Solvency II". Si aspetta una legge nazionale che recepisca il principio.

Dunque, per il pubblico, da un lato una preoccupazione in più, quella che le assicurazioni e le SGR abbiano potuto, fino ad oggi, fare a meno di figure professionali tanto specializzate. Dall'altro il sollievo di sapere che non dovrebbe essere più così in futuro. Ma anche un altro passo verso la diffusione degli ordini professionali e delle attività "riservate" ai loro iscritti, che invece in quasi tutto il resto di Europa non esistono in quanto tali.

Insomma, se è perfettamente lecito che la normativa europea definisca le caratteristiche di chi deve valutare i rischi nelle assicurazioni e nelle società di gestione del risparmio, rimandando alle normative nazionali in merito, un po' più complicato da digerire è che questo finisca per portare ancora acqua al mulino di professioni "ingessate" da strumenti come gli ordini.

Gli attuari, naturalmente, hanno ragione a chiedere l'esclusiva sull'attività professionale che sono preparati e legittimati a esercitare. Così come gli avvocati, i notai, i dottori commercialisti, i consulenti del lavoro, gli ingegneri, gli architetti, i giornalisti, i geometri, i medici, gli psicologi... L'ordinamento italiano è fatto così. Ma siamo proprio sicuri che gli ordini professionali siano lo strumento migliore per misurare e definire le qualifiche dei professionisti?

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa