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Attualità

La lezione di Charlie: non c'è sicurezza se non in rete

12 gennaio 2015




Dopo gli attentati di Parigi alla rivista satirica Charlie Hebdo e al supermercato kosher che hanno provocato 17 vittime, Francia e Spagna propongono di rivedere il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone nell'Unione Europea, così come molte forze politiche di destra tuonano contro l'idea di permettere la costruzione di moschee e l'arrivo di immigrati e rifugiati dalle zone di guerra del Medio Oriente.

Ma ha un senso, tutto ciò? In realtà nulla dimostra che l'inasprimento delle norme di sicurezza avvenuto dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, che fanno sì che prendere un aereo sia diventato un affare molto più complesso di quanto non fosse prima (e poi perché un aereo sì e un treno no? E la circolazione stradale in auto?), sia effettivamente servito a migliorare la nostra sicurezza.

Già operativamente più sensata sembra la proposta, emersa al vertice di Parigi dei ministri degli interni europei, di un controllo diffuso da parte dei sistemi di sicurezza europei sui codici PNR (Passenger Name Record), cioè sui nominativi, provenienza, destinazioni, il mezzo di prenotazione e pagamento e altre informazioni fornite dai passeggeri all'atto dell'acquisto di un biglietto aereo. E qui un brivido corre lungo la schiena scoprendo che fino ad oggi un terrorista o aspirante tale poteva tranquillamente prenotare e acquistare un biglietto aereo da, per e in Europa senza praticamente nessun timore di essere controllato e individuato. A noi comuni mortali fanno togliere scarpe e cintura, ci sequestrano anche i tagliaunghie e lo sciampo tutte le volte che saliamo a bordo di un velivolo, ma nessuno fino ad oggi ha pensato a incrociare i nominativi forniti all'atto dell'acquisto del biglietto aereo con le liste dei possibili terroristi. Certo, poi i terroristi potrebbero sempre fornire generalità false, ma almeno provarci…

Piccolo punto ulteriore: dopo la loro uccisione si è immediatamente scoperto che i terroristi erano presenti in rete con video del loro addestramento in Yemen e in Francia, mentre usano armi e inneggiano al Califfato. Così come risulta che i terroristi fossero tutti nati e cresciuti in Francia (nessuno arrivato coi barconi) e che non abbiano maturato le loro opinioni frequentando moschee (altrimenti per l'intelligence sarebbe stato più facile individuarli) ma siti internet integralisti.

Ora, la principale perplessità che vorrei esprimere con questo breve articolo è che in realtà, dal punto di vista commerciale, tutti noi cittadini presenti in rete siamo già profilati e identificati. Grazie ai cookie se visito in rete un sito che vende scarpe verrò perseguitato per settimane da proposte di siti che vendono scarpe: ergo, qualsiasi motore di ricerca sa benissimo quali siti visito, quali contenuti mi piacciono. Grazie ai social network è noto (almeno ai gestori degli stesi social) chi sono i miei amici, parenti, conoscenti e che tipo di contenuti mi scambio con loro, ed è in base a queste informazioni che mi viene proposta una certa pubblicità. Bene: in nome di quale distorta concezione della privacy questi dati possono essere usati per fini commerciali e non di sicurezza?Perché le polizie d'Europa si lamentano di non avere mezzi e uomini per controllare i presunti terroristi quando basterebbe utilizzare un algoritmo per cominciare almeno a capire chi effettivamente sta meditando di compiere un attentato?

Per adesso gli unici che hanno, almeno in parte, evidenziato il problema sono gli hacker di Anonymous che hanno annunciato l'intenzione di voler sabotare i siti pro-ISIS e pro Al-Quaeda. Ma perché gli hacker sì e le forze di sicurezza no? In fondo basterebbe un accordo fra i governi e non più di due o tre soggetti: Google, Facebook, Twitter…

Ma certo, i governi europei rispetto a Google e Facebook non sono stati capaci neppure di elaborare una strategia fiscale comune. Ne parleremo diffusamente sull'Impresa di febbraio. Quanto all'idea di mettere mano a un maggiore controllo della rete, tutto sembrano fare meno che muoversi in quella direzione. Preferendo rimettere inutili posti di blocco per chi va in Francia, Svizzera, Austria con un doganiere che ti blocca e chiede "niente da dichiarare?". Utilissimo contro il terrorismo internazionale…

 

 

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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