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Consumi & Società

Facebook? Ha creato 4,5 milioni di posti di lavoro. Parola di Zuckerberg

19 febbraio 2015




«Facebook connette più di 1 miliardo e 350 milioni di persone con i loro amici e le loro famiglie in tutto il mondo e le aiuta a scoprire nuovi prodotti e servizi a livello locale e mondiale. È un catalizzatore di attività economiche in un ecosistema composto di esperti di marketing, sviluppatori di app e fornitori di connettività».

Questo l'incipit del libro bianco realizzato in Inghilterra da Deloitte e reso pubblico a fine gennaio, intitolato "L'impatto economico globale di Facebook" (http://www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/uk/Documents/technology-media-telecommunications/deloitte-uk-global-economic-impact-of-facebook.pdf), probabilmente lo studio economico più completo mai realizzato sul più famoso e discusso Social Network del mondo. Completo ma non indipendente, visto che a commissionarlo (e a farsene primo diffusore) è stato lo stesso Mark Zuckerberg, fondatore e principale azionista di Facebook stesso.

Il fatto che sia uno studio di parte non lo rende tuttavia meno interessante, perché per la prima volta Facebook viene analizzato non come un fenomeno sociale e antropologico (basta con le foto di gattini!) ma come un'azienda che crea ricchezza e potenzialmente ne creerà sempre di più. Una prospettiva molto interessante che noi dell'Impresa (che abbiamo dedicato la copertina del numero in edicola alla Googlenomic, ovvero l'impatto di Google sull'economia globale e nazionale) non potevamo ignorare. Perché non c'è dubbio che Facebook, connettendo oltre un sesto dell'umanità (e un sesto ricco, che dispone almeno di uno smartphone e di una connessione di rete), sta cambiando una serie di paradigmi commerciali. E che l'impatto su alcuni mercati, in primis quello della comunicazione pubblicitaria attraverso Facebook, è destinato a crescere esponenzialmente.

Di cosa stiamo parlando, in cifre? Qui lo studio Deloitte qualche indicazione la da. Secondo lo studio (lo ripetiamo, commissionato dalla stessa Facebook) il social network nel 2014 avrebbe "impattato" sull'economia mondiale per un valore complessivo di 227 miliardi di dollari (circa 200 milioni di euro, all'incirca come il PIL del Portogallo) e avrebbe creato nel mondo (sempre nel 2014) 4,5 milioni di nuovi posti di lavoro, attraverso le "terze parti" che lavorano nell'ecosistema Facebook. Escludendo, cioè, le operazioni che coinvolgono direttamente Facebook come azienda.

Sempre secondo questo studio il 65% di questa crescita dell'economia (pari a 148 miliardi di dollari) sarebbe dovuto alle attività pubblicitarie e promozionali realizzate attraverso Facebook. La vendita di app attraverso il social network peserebbe invece per circa il 13% della crescita (29 miliardi di dollari) mentre la vendita di dispositivi mobili e servizi di connettività sostenuti da Facebook peserebbe per un altro 22% della crescita complessiva (50 miliardi di dollari).

Dunque il "moltiplicatore economico" di Facebook nel 2014 sarebbe stato di circa 28 volte avendo generato un incremento della ricchezza globale di 227 miliardi con un fatturato di soli 8 miliardi di dollari.  

A livello geografico la parte del leone della crescita generata da Facebook la fanno gli Stati Uniti con oltre 100 miliardi di ricchezza indiretta creata seguiti dal Sud America(21 miliardi), dall'Europa e Medio Oriente (13 miliardi) e dall'Asia Pacifico (13 miliardi), dove va sottolineata l'assenza di Facebook nell'economia cinese.

In realtà l'impatto di Facebook sul business della pubblicità sembra non aver esplicato ancora tutta la sua capacità, soprattutto in Italia dove i livelli di penetrazione del social network sono più elevati che in altre nazioni europee e vista la presenza di un player molto importante come Seat Pagine Gialle, primo reseller mondiale di Google AdWords e alleato cruciale per la penetrazione del network di Zuckerberg nel mercato italiano e sud europeo.

Va anche detto che lo studio Deloitte non sembra prendere in considerazione il tasso di sostituzione della pubblicità attraverso Facebook (strutturalmente pensata e particolarmente interessante per le PMI e le microimprese anche del settore B2B, visto che agisce su target mirati e non generali) rispetto alle forme di pubblicità tradizionale, quelle che hanno visto negli ultimi anni una continua erosione delle quote concessionarie stampa, radio, televisione.

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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