In edicola
n° 02/2017
area abbonati
Archivio articoli
2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010
Autori
Acoté Daniele Chieffi Giampaolo Colletti Luigi Dell'Olio Vito Di Bari Antonio Dini Emanuele Facile Giovanna Guercilena Giovanni Medioli Giorgio Neglia Andrea Notarnicola Letizia Olivari Maria Cristina Origlia Daniela Ostidich Paola Stringa Marco Todarello Danilo Zatta
Il Sole 24 Ore Shopping 24

Attualità

Italian food alla scoperta dell'America

9 aprile 2015




L'obiettivo comune fra Governo e Federalimentare durante i mesi di Expo sarà quello di promuovere il cibo italiano all'estero, e soprattutto sul mercato, quello degli Stati Uniti, dove le prospettive di crescita sono maggiori a patto di riuscire a creare le condizioni per fare sì che le nostre aziende agroalimentari possano interfacciarsi meglio con la grande distribuzione organizzata nordamericana. Parola di Carlo Calenda, Viceministro dello Sviluppo Economico (già nel governo Letta, in seguito anche in quello Renzi) che è intervenuto telefonicamente durante la presentazione del padiglione Federalimentare/Cibus di Expo che si è tenuta a Milano l'otto aprile nei rinnovati locali del Town House Hotel, la struttura ricettiva ottocentesca che affaccia su piazza del Duomo e sulla Galleria Vittorio Emanuele.

Tre, secondo Calenda, i pilastri per la promozione del cibo italiano negli Stati Uniti su cui il governo ha stanziato 50 milioni di dollari. Primo, una grande campagna pubblicitaria (che assorbirà circa metà dello stanziamento complessivo) per presentare ai consumatori americani l'eccellenza del vero cibo italiano rispetto all'Italian Sounding,  l'imitazione. Prenderà il via dal prossimo Columbus Day, in ottobre, in tutti gli Stati Uniti e in particolare negli stati obiettivo dove si pensa sia più alta la richiesta di cibo italiano (il Nord Est, la California e la Costa Ovest, il Texas). È in corso la gara per l'assegnazione del budget ad un'agenzia, mentre in Canada la campagna è già in corso. Secondo pilastro, l'incarico a una società di consulenza (Boston Consulting Group) per negoziare con la grande distribuzione americana non solo l'acquisto di più prodotti italiani ma anche il loro inserimento a scaffale e la promozione in store degli stessi con corner, totem, cartellonistica. Terzo pilastro, l'iniziativa congiunta che vedrà per la prima volta collaborare le tre principali fiere alimentari italiane (Cibus, Tutto Food e Vinitaly, che fanno capo a Fiere di Parma, Fiera di Milano e Fiera di Verona) per la promozione delle medie imprese alimentari italiane negli USA. Primo appuntamento all'FMI connect (la riunione annuale dei buyer del Food Marketing Institute, l'associazione che rappresenta oltre 40 mila negozi alimentari al dettaglio negli Stati Uniti) che si terrà a giugno a Chicago con la presentazione di 150 aziende italiane, già in regola con le certificazioni dell'FDA – l'istituto statunitense per la sicurezza alimentare – che debutteranno sul mercato nordamericano. Alleanza fra le tre fiere che si ripeterà anche al Fancy Food di San Francisco che si terrà a gennaio 2016.

Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare (l'associazione dei trasformatori alimentari aderente a Confindustria), nella stessa sede ha sottolineato che questo impegno congiunto fra industria, governo e fiere  è un segno tangibile del cambio di passo in atto che dovrebbe portare a un raddoppia complessivo dell'export nazionale fra il 2014 e il 2016. Un cambio di passo che viene da lontano: fra 2004 e 2014 l'export italiano nel settore food è cresciuto circa dell'84% a valore, mentre l'export complessivo dell'Italia è cresciuto solo del 46%. L'export di alimenti trasformati è particolarmente importante perché se l'Italia continua a essere un importatore netto di materie prime alimentari è anche uno dei paesi che riesce a riesportare, con il food, una delle quote maggiori di valore aggiunto rispetto agli altri paesi europei. Tuttavia il food pesa sul complesso del nostro export solo per il 20% contro il 22% della Spagna, il 26% della Francia e il 33% della Germania, anche se «il valore aggiunto del nostro export alimentare nel 2014 è stato di 24 miliardi di euro contro gli 11 della Germania». La voglia di prodotti italiani nel mondo è confermata dai prodotti Italian Sounding, le imitazioni, che nel mondo fatturano circa 60 miliardi di euro all'anno e in 10 anni sono cresciute del 180%, «non solo una minaccia ma un'opportunità di far arrivare su quei mercati il prodotto originale, superando i quattro fattori negativi che ci hanno penalizzato fino ad oggi: imprese troppo piccole per affermarsi sui mercati globali, barriere non tariffarie pretestuose contro i nostri prodotti, l'assenza di piattaforme distributive italiane presenti sui mercati esteri, un sistema paese che solo di recente ha cominciato a potenziare le reti diplomatiche in grado di aiutare la diffusione dei nostri prodotti nel mondo».

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa