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Attualità

Lo stage? I giovani ci stanno purché alla fine...

25 giugno 2015




Condannati al lavoro malpagato o bamboccioni? Sfruttati o renitenti al lavoro? Di sicuro la "condizione giovanile" e la scarsità di opportunità di lavoro in Italia oggi è uno dei buchi neri più vistosi della ripresa economica che fatica a venire. Ma i giovani sono veramente disposti a fare sacrifici per trovare questo benedetto lavoro che non si trova? A indagare l'atteggiamento dei ragazzi in cerca di occupazione ci ha pensato il Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo di studi superiori dell'Università Cattolica di Milano (www.rapportogiovani.it) che ha presentato i dati di una ricerca su  "giovani e stage" in occasione della conferenza Best Stage 2015 organizzata dalla Repubblica degli Stagisti (www.repubblicadeglistagisti.it), testata online ormai storica (è nata nel 2009) nel trattare temi che riguardano la "condizione giovanile" e in particolare la condizione di stagisti.

Che cosa è emerso dalle circa 1.700 interviste condotte su giovani fra i 23 e i 30 anni. Prima di tutto la consapevolezza che lo stage è una forma di sfruttamento: lo pensa, a vari livelli, l'83% degli interpellati mentre solo il 17% pensa il contrario. Ma, sfruttamento o no, lo stage va comunque fatto perché è una porta essenziale per entrare nel mondo del lavoro: lo pensa il 78% degli interpellati. Ma c'è stage e stage: la qualità dello stage proposto può essere ottima o pessima a seconda delle condizioni offerte. Ne è convinto il 94% degli interpellati, che in quasi il 60% dei casi trova positiva l'introduzione di un rimborso spese obbligatorio per gli stage. Percentuale che sale al 62% per giovani diplomati e laureati e scende al 50% per i giovani che non hanno un diploma che, nel 27% dei casi, trovano i rimborsi minimi troppo bassi. Troppo basso, di sicuro, il livello di assunzioni a tempo indeterminato alla fine degli stage.

Alessandro Rosina, ordinario di Demografia alla Cattolica e curatore del rapporto, ha fatto notare che c'è una forte disomogeneità nelle risposte sia su base territoriale che a seconda della condizione del giovane: i meno propensi ad accettare stage (48%) con rimborsi sono i NEET , i giovani che non studiano né lavorano. Nel 70% dei casi invece chi studia e lavora lo è. C'è poi una apparentemente inspiegabile inversione nella propensione ad accettare uno stage fra i giovani del nord (72%) e del sud (83%) che vede i minimi fra i milanesi: «Piuttosto che accettare uno stage che non ha un rimborso idoneo o che non offre prospettive preferiscono cercare opportunità all'estero. L'approccio è giusto perché così non sprecano tempo. Anche sull'introduzione del rimborso spese obbligatorio i milanesi sono i più scettici, perché nel resto della penisola ci sono meno opportunità e si tende ad accontentarsi».

Stagisti sì, dunque, ma non a tutti i costi, anche perché se lo stage resta una strada quasi obbligata per accedere al mondo del lavoro è ancora troppo basso il numero di stage che portano a una stabilizzazione del rapporto sfociando in un'assunzione a tempo indeterminato, come spiega Eleonora Voltolina, fondatore e direttrice della Repubblica degli Stagisti, che mette in guardia dalle situazioni in cui, come a Milano (che pesa per circa il 20% dell'offerta di stage nazionale) molte occasioni riguardano settori ad altissimo rischio di sfruttamento del lavoro fra cui primeggiano comunicazione, media, moda e pubbliche relazioni.

Proprio per districarsi tra le migliaia di offerte Repubblica degli stagisti ha creato la guida Best Stage 2015 scaricabile dal sito della testata o tramite l'app RDS Jobs community.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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