In edicola
n° 7-8/2017
area abbonati
Archivio articoli
2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010
Autori
Acoté Massimiliano Cannata Daniele Chieffi Giampaolo Colletti Paola Conversano Luigi Dell'Olio Vito Di Bari Antonio Dini Emanuele Facile Gaia Fiertler Giovanna Guercilena Giovanni Medioli Giorgio Neglia Andrea Notarnicola Letizia Olivari Maria Cristina Origlia Daniela Ostidich Paola Stringa Marco Todarello Danilo Zatta
Il Sole 24 Ore Shopping 24

Attualità

Tornano i megamerger

20 gennaio 2016




Le turbolenze delle Borse di questi giorni, nei titoli dei TG e dei giornali, sembrano una catastrofe senza se e senza ma. Immediatamente "autorevoli" commentatori (in realtà spesso piuttosto improvvisati) si mettono a tuonare che sta tornando il 2008, con la crisi globale che ha tenuto l'Italia per sette anni in recessione, amplificando le profezie di sciagura con tremendi anatemi sulle nostre banche destinate a fare tutte la fine di Etruria e l'Italia stritolata nella morsa di un'Unione Europea senza cuore che ne vuole solo la rovina.

Proprio adesso che ne eravamo appena, timidamente, usciti dalla recessione!

A parte il fatto che le Cassandre hanno sempre una probabilità di prenderci non più alta del 50%, a parte il fatto che a forza di profetizzare sciagure (invece di rimboccarsi le maniche e lavorare) prima o poi qualcosa che va storto succede per forza, a parte il fatto che Borse "volatili" e "nervose" significa che vanno giù e poi tornano su, non che crollano e basta, credo che ai media italiani focalizzati sul piagnisteo e sulla iettatura sfuggano alcuni fatti.

Uno dei quali, per esempio, è che, zitti zitti (ma solo per la stampa italiana che non se ne è accorta), sono tornati ad affacciarsi sul mercato mondiale i megamerger, le enormi operazioni di fusione e acquisizione che negli ultimi anni, soprattutto in Europa, sembravano grosso modo estinti. In particolare nei giorni scorsi si è perfezionata un'operazione cash (niente LBO, nessuna alchimia finanziaria a leva) da 29,5 miliardi di dollari (circa 27 miliardi di euro, l'1,8% del PIL italiano) fra Svizzera e Stati Uniti che ha dato vita alla più grande compagnia danni quotata in Borsa del mondo con l'acquisizione dell'americana Chubb da parte della svizzera ACE Ltd.

L'operazione è stata probabilmente favorita proprio dalla relativa debolezza delle Borse mondiali che ha reso conveniente procedere all'acquisizione proprio adesso. La nuova compagnia nata dalla fusione, che si chiama Chubb (http://new.chubb.com/?s=corporate) ed è quotata a New York, è presente in 54 paesi (Italia compresa) e ha oltre 30 mila dipendenti. La somma dei patrimoni delle due compagnie (secondo i dati pro forma utilizzati per la fusione, riferiti al 2014) raggiunge quasi i 250 miliardi di dollari (circa 230 miliardi di euro) con una raccolta premi lorda annuale complessiva di oltre 60 miliardi di dollari (59 miliardi di euro). La nascita del nuovo gigante assicurativo coincide in Italia con l'introduzione delle norme internazionali sulle assicurazioni Solvency 2 e certamente apre nuovi scenari nella competizione sul ramo danni.

Tuttavia il segnale dato dal mega merger è quello di una ripresa generale del mercato dell'M&A che non mancherà di toccare l'Italia, uno dei paesi europei più interessati dalle operazioni di investimento internazionale (come riportato sull'Impresa di Febbraio). In particolare alcuni osservatori notano come il mercato bancario italiano, che certamente sconta pesantemente i 200 miliardi di euro di sofferenze complessive del sistema rilevati da Banca d'Italia (che diventano oltre 350 miliardi con i crediti dubbi) e la tassazione sulle attività bancarie più pesante fra i paesi sviluppati, probabilmente potrà trovare proprio dalla contrazione dei prezzi di Borsa lo spunto per dare il via a quella nuova stagione di aggregazione fra istituti (ricordiamo che in Italia ci sono ancora più di 700 banche) che molti auspicano.

Le polemiche di questi giorni si focalizzano anche sul fatto che il sistema bancario italiano sarebbe "più solido di quello tedesco" (secondo il governo) o "a rischio per insufficiente capitalizzazione" (secondo alcuni pessimisti). I dati ufficiali della BCE, riportati dal sito Truenumbers (http://www.truenumbers.tv/index.php/soldi/item/972-le-banche-italiane-in-salute-precaria) ci dicono che entrambe le affermazioni sono false. Le banche italiane non sono più solide di quelle tedesche ma non evidenziano rischi imminenti per carenza di capitalizzazione. In altre parole, se il prezzo è abbordabile, prede interessanti per costruire istituti continentali più ampi.   

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa