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Attualità

La verità, vi prego, sulla tutela del risparmio

11 dicembre 2015




Credo di non essere l'unico giornalista economico in Italia che in questi giorni è stato "preso d'assalto" in cerca di consigli e rassicurazioni da parenti, amici, vicini di casa preoccupatissimi sul futuro dei loro soldi e dei loro investimenti in banca dopo la ristrutturazione di quattro istituti bancari minori (Carife, CariChieti, Banca Etruria e Banca Marche) che ha visto il coinvolgimento dei risparmiatori che avevano sottoscritto le obbligazioni subordinate dei quattro istituti e hanno visto sfumare i loro quattrini.

La maggior parte di chi si è rivolto a me (posto che nessuno di quelli con cui ho parlato era un sottoscrittore delle obbligazioni subordinate delle quattro banche) però, prima ancora di chiedere pareri e consigli ha irrimediabilmente ceduto al vizio tutto italiano di attribuire colpe e lanciare accuse piuttosto che di chiedersi che cosa si può fare per evitare di trovarsi nella situazione di chi ha preso la fregatura. Di solito con quattro "colpevoli" mutuati anche dal cancan mediatico montato in questi giorni: il Governo inetto, l'Europa cattiva, le autorità di vigilanza che non vigilano, le banche imbroglione. Di solito tralasciando il quinto incomodo, i risparmiatori ignoranti come capre, se non per dire che l'ingoranza degli stessi è colpa di uno o tutti i soggetti citati sopra, parte di un complotto per tenerli nell'ignoranza. 

A tutti ho risposto la stessa cosa: non mi importa un granché di chi sia realmente la colpa (ne parlo comunque più avanti) ma trovo comunque più utile tenere dei comportamenti prudenziali per evitare di incorrere in un caso del genere.

Quali sono questi comportamenti? Lo scrivo da quasi 30 anni, mi scuso con chi casualmente mi avesse già sentito raccontare queste cose, ma lo ripeterò una volta di più.

  1. Mai tutte le uova in un paniere. Se il pensionato suicida che aveva sottoscritto 110 mila euro di obbligazioni subordinate Banca Etruria non avesse puntato tutto il malloppo su un unico titolo avrebbe subito delle perdite ma non il fallimento totale. Banale? Mica tanto. Anche se avete pochi soldi da parte, meglio dividerli fra forme diverse di investimento.
  2. Mai "sposare" una banca. Corollario del punto 1 che risponde anche alla domanda implicita "meglio la banca locale di cui conosco il direttore/impiegato/è mio cugino o la grande banca anonima e antipatica che però magari fa più fatica a fallire?". La risposta giusta è: un po' l'una, un po' l'altra. Sì, i conti correnti costano (ma quelli on line neanche tanto). Lavorate con più istituti, se possibile, di gruppi bancari diversi. Che falliscano TUTTI non è impossibile ma è certamente molto ma molto più difficile. E, ormai lo sanno anche i sassi, MAI tenere più di 100 mila euro sul conto corrente di un singolo istituto, il fondo interbancario di salvaguardia NON risponde per le cifre superiori in caso di fallimento (in teoria se in banca ho più di 100 mila euro in titoli di stato, obbligazioni, azioni, fondi o altri prodotti finanziari non dovrebbero essere cumulati con i depositi. Però prima o poi il rischio è che l'ammontare di questi strumenti finanziari, per esempio a scadenza, transiti dal conto. Nel qual caso si è esposti al rischio di fallimento).
  3. Non guardate solo alle banche. Ci sono anche le assicurazioni. E i fondi pensione, eventualmente di categoria (che hanno ancora qualche vantaggio fiscale interessante). Mettete un po' di soldi da una parte, un po' dall'altra. E' più difficile stargli dietro? Certo. Ma anche molto più difficile di perdere tutto il malloppo.
  4. I soldi non crescono sugli alberi. Ogni giorno, sui quotidiani o in Internet, viene pubblicato il rendimento dei BOT a un anno. Che attualmente è negativo: chi compra 1000 euro di BOT se ne vedrà restituire dopo 12 mesi fra i 998 e i 999. Un rendimento "garantito" del 7% in queste condizioni (si chiama deflazione, che è una pessima notizia anche se i prezzi delle cose che comperiamo non crescono) è semplicemente irrealistico. Vuol dire che l'investimento è MOLTO rischioso, qualsiasi cosa vi raccontino in banca. So di rischiare il linciaggio, ma chiunque vi prospetti più di un 2,5% lordo, attualmente, vi sta vendendo un prodotto rischioso. Magari semplicemente un prodotto finanziario che in realtà renderà molto meno, ma tant'è.
  5. Se non capisco, non compro. Se non capisco nulla di finanza, meglio stare sul semplice. Le parole "strutturato", "subordinato", "derivato" sono campanelli d'allarme per il risparmiatore pane e salame. La parola "obbligazione" (o "bond") significa SEMPRE che il capitale non è garantito in caso di fallimento: lo abbiamo già visto con i casi Cirio, Parmalat, con i Bond argentini. Non vuol dire che non si possano acquistare, ma è bene guardare bene chi è l'emittente, cioè il soggetto che deve pagarvi le cedole, e se non è a rischio fallimento. E sì, i prospetti sono montagne di carta incomprensibile. Prendeteli comunque su (se ve li danno: costa meno che scaricarli da internet e stamparseli a spese proprie) e fateli vedere a qualcuno che capisce di che cosa si parla, prima di comperare. Al limite poi la colpa la potete dare al cugino bancario che vi ha consigliato male.

Di chi è la colpa? Come dicevo, mi sembra un approccio molto italiano al problema e poco risolutivo. Ciò detto, abbiamo tre autorità di vigilanza sulle attività finanziarie. Banca d'Italia, Consob, Covip (responsabile per i fondi pensione, le assicurazioni pensionistiche e gli enti previdenziali di categoria). Hanno vigilato? Vigilano bene? No. Nell'intervista sul Corriere della Sera di oggi il capo della vigilanza della Banca d'Italia chiede più poteri (sono 30 anni che lo chiedono) da togliere a magistratura, carabinieri e guardia di finanza.  In realtà, quando vogliono, emettono ponderosi regolamenti che nel dettaglio spiegano che cosa una banca può fare e cosa non può fare. 

Nella fattispecie ai quattro istituti falliti era permesso vendere ai risparmiatori obbligazioni subordinate che erano prodotti da maneggiare con molta prudenza. Sarebbe stato meglio proibirlo. Poi il fatto che la Banca d'Italia non possa controllare in ogni momento cosa viene venduto in ogni singolo sportello a ogni singolo risparmiatore mi sembra un fatto capzioso: a chiunque vada in banca a comperare anche solo un bot vengono fatte firmare tonnellate di carta (per la famosa direttiva MIFID, nome quantomai stupido ma voluto dall'Europa, non dalle autorità italiane) fra cui un "profilo di rischio". Il risparmiatore "fai da te" dovrebbe sempre dichiararsi "non disposto a rischiare". L'impiegato della banca obietta, sempre, che così non è in grado di vendergli nessun prodotto "interessante" e gli fa sottoscrivere un profilo da "investitore esperto". Ecco: sarebbe proprio meglio non farlo. So che dire questo in un paese dove il fatturato del gioco d'azzardo è secondo solo a quello sulle spese alimentari (e ben prima di quello delle spese per il vestiario) è quasi raccontare una barzelletta, ma è così. 

Nella stessa intervista il responsabile della vigilanza di Banca d'Italia dice invece una cosa molto giusta. La soluzione scelta dal Governo per le quattro banche fallite NON era "una di tre" come scritto da molti giornali, ma l'unica percorribile. Quella più radicale, far fallire gli istituti tout court, avrebbe coinvolto molti più risparmiatori e non solo, anche i dipendenti e chi dalla banca aveva avuto prestiti, da restiture "a vista", cioè subito. La soluzione "di sistema" (il salvataggio con fondi europei, come successo in Spagna) avrebbe avuto effetti molto negativi sulle finanze pubbliche nazionali: aumento ulteriore del debito pubblico, aumento delle tasse. 

Ricordiamo infine che la Commissione europea ha ribadito anche ieri con un comunicato che l'Italia, insieme ad altri nove paesi membri, non ha ancora integralmente applicato la direttiva sulla tutela del risparmio che dovrebbe proteggere meglio i risparmiatori da rischi di questo tipo. Più che del Governo, dunque, la colpa in questo caso è del parlamento che dovrebbe spicciarsi a prendere le decisioni del caso prima di farci incappare nell'ennesima procedura per infrazione da parte dell'Europa... 

Per chi volessse approfondire il comunicato recita testualmente: "La Commissione europea ha chiesto formalmente al Belgio, a Cipro, all'Estonia, alla Grecia, all'Italia, al Lussemburgo, alla Polonia, alla Romania, alla Slovenia e alla Svezia di applicare integralmente la direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi (direttiva 2014/49/UE, DGSD). Questa direttiva, che si basa sulla precedente direttiva 94/19/CE del 1994, migliora la protezione dei depositi. I depositanti beneficeranno di rimborsi più rapidi e di una rete di sicurezza più solida, poiché la maggiore uniformità dei requisiti di finanziamento farà sì che i sistemi di garanzia dei depositi siano prefinanziati e in grado di adempiere in modo più efficiente ai loro obblighi nei confronti dei depositanti. Questo è un passo avanti verso un'Unione bancaria a pieno titolo, il cui obiettivo è creare un settore finanziario più sicuro e più solido in seguito alla crisi finanziaria.

Per gli Stati membri appartenenti all'Unione bancaria, l'attuazione della DGSD è una condizione preliminare per il futuro uso del sistema europeo di assicurazione dei depositi proposto dalla Commissione (cfr. IP/15/6152). Questo futuro sistema garantirebbe una copertura assicurativa più solida e più uniforme per i titolari di depositi all'interno dell'Unione bancaria, affinché possano fidarsi allo stesso modo della loro banca a prescindere dalla sua ubicazione".


Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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