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Libri

La globalizzazione è fatta di persone

29 giugno 2016




Malgrado il nome e il luogo di nascita (il Messico) probabilmente nessuno è in grado di interpretare meglio di Julio Gonzalez , 58 anni, da oltre 30 in Italia (fra un viaggio e l'altro) e sposato con un'italiana il "versante italiano" dell'internazionalizzazione e in particolare l'aspetto umano che comporta.

Perché Julio ha lavorato in grandi aziende italiane come responsabile HR in ambito internazionale. Dunque la sua ultima fatica People Side e Internazionalizzazione  (Milano, Guerini Next, 170 pagine, 17 euro) scritto per la "Biblioteca del Personale" a cura di AIDP (l'Associazione Italiana Direttori del Personale) non è solo un libro di memorie sull'esperienza di lavorare come "doppio expatriated" in giro per il globo in un ventennio che ha visto alcune delle più violente e profonde trasformazioni economiche degli ultimi secoli, né, come i due libri precedenti (nel 2005 "I manager viaggiatori. Nuovi nomadi nella globalizzazione" , nel 2007 "Cina. Sotto il cielo una famiglia. Gestire persone ed organizzazioni nel più grande mercato del mondo" sempre per Guerini) un manuale di gestione del personale in Asia, dove è stato responsabile HR per il gruppo Tenaris per oltre un decennio.

Come si deduce già dal sottotitolo "Startup, fusioni e acquisizioni: esperienze di un manager globale" qui l'intenzione è più sottile e più alta allo stesso tempo.  Gonzalez ragiona del "fattore umano" nelle operazioni di lancio di nuove aziende e di M&A a livello internazionale compiendo un doppio esercizio psicologico tutt'altro che banale.

Primo: mettere insieme aziende è soprattutto mettere insieme persone, portarle a lavorare insieme, per un fine comune. E questo non solo non è affatto scontato, ma spesso è un "fattore intangibile" tanto essenziale quanto pericoloso da non valutare correttamente. Perché le aspirazioni, gli obiettivi, gli strumenti culturali delle persone non sono mai uguali, molto difficilmente entrano in sintonia già quando muovono da basi comuni forti come è più facile trovarle nella stessa nazione, nella stessa città, nello stesso substrato culturale di riferimento. Mettere in sintonia persone che partono da substrati culturali completamente diversi, difficilmente compatibili, con aspirazioni e desideri diversi è, giustappunto, un mestiere. E un mestiere dannatamente difficile che, se sottovalutato, rischia di trasformarsi in un boomerang in grado di far fallire miseramente anche la miglior idea imprenditoriale.

Come lavorano in team le persone di paesi diversi? A che dinamiche gerarchiche rispondono? Quali sono le leve che fanno sì che obbediscano o meno agli input che gli arrivano dai capi?  A queste domande sarebbe meglio avere delle risposte ragionevolmente certe prima di lanciarsi in un'avventura imprenditoriale su scala multinazionale. Ma, come dicevamo, ancora non basta.

C'è un secondo livello a cui bisogna saper rispondere. Non sono solo i rapporti interpersonali fra le persone a entrare in gioco ma anche la maniera in cui reagiscono e rispondono alle regole: adesione formale o sostanziale? Le regole vanno seguite alla lettera o bisogna fare in modo che non siano stravolte nella sostanza? Compliance o merito? Questo quesito è tanto più essenziale quanto viene da un libro scritto in un paese, l'Italia, che dagli stranieri viene spesso visto come un inferno burocratico.

Gonzalez risponde con pazienza e metodo, partendo dal lato umano della due diligence, descrivendo le prime mosse da fare (e da non fare assolutamente), cercando di far capire che la valutazione del management locale non si può fare "con l'occhio di casa" e finendo per dire che non c'è da vergognarsi se, spesso, alla fine, bisogna chiamare in aiuto qualcuno che conosce le due culture, qualcuno che sa gestire il personale a livello internazionale.   

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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