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Attualità

La filantropia per far crescere le imprese

25 ottobre 2016




Concentrare i contributi privati in progetti integrati e farne un moltiplicatore per mobilitare energie e risorse, in modo da rendere la filantropia strategica un vero motore di miglioramento sociale.
È partita da questo tema la quarta edizione del Lang Philanthropy Day, che si è svolta il 25 ottobre a Palazzo Clerici, a Milano.

«In questa quarta edizione abbiamo voluto cogliere la sfida delle strategie – spiega Lucia Martina, Segretario Generale Fondazione Lang Italia – quindi come si può avere un impatto sociale utilizzando donazioni e patrimoni. Ci spostiamo così su un livello strategico dove rimane comunque al centro l'impatto sociale delle azioni. E presentiamo i risultati della misurazione fatta con lo Sroi (Social return on investment): in particolare quelli della Fondazione Sacra Famiglia, da cui si ricava come ogni euro donato alla Fondazione per alcuni progetti generi un valore aggiunto per la comunità che permette di assolvere a determinati bisogni sociali».  

Un momento della sessione mattutina del Lang Philanthropy Day

Il IVLang Philanthropy Day ha visto la presenza di un panel internazionale con interventi dei principali player operanti nella filantropia strategica nelle due sessioni della giornata.

«Esistono oggi approcci e modelli diversi in ambito filantropico — racconta Giacomo Boesso, Professore Associato di Economia Aziendale presso l'Università di Padova — dallo stile di Adriano Olivetti, portatore di una filantropia illuminata e armonica che coinvolgeva i lavoratori della sua stessa azienda a quella strategica e scientifica, sull'esempio di Andrew Carnegie che ha finanziato, tra le altre iniziative, un programma per l'istituzione di oltre 2500 biblioteche negli Usa. È la differenza tra l'approccio statunitense alla filantropia, molto deterministico, e quello europeo, più improntato alla solidarietà». 

«I soggetti al vertice delle nostre Fondazioni — ha specificato Boesso — sono disposti a sperimentare soluzioni d'intervento sociale anche innovative e rischiose, che possano diventare un modello per altri attori pubblici e privati. Inoltre si sentono pronti ad erogare servizi di welfare privato, ove necessario, acconsentendo ad un uso utilitaristico delle proprie prerogative istituzionali, ma senza derogare su specifici elementi solidaristici che fanno parte della tradizione italiana».

Nella sessione plenaria è intervenuto Andrea Silvestri, Direttore Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Silvestri ha definito le sfide per le fondazioni di origine bancaria oggi in Italia: diventare catalizzatori per generare "collective impact" in un momento storico in cui alcune istituzioni pubbliche hanno meno risorse e quindi subiscono un ruolo depotenziato nella fornitura dei servizi tradizionalmente a carico del welfare pubblico: «Le Fondazioni bancarie – spiega Silvestri – anche per il venir meno di enti pubblici che prima potevano svolgere questo ruolo come le province, devono assumere il ruolo di catalizzatore di interventi dalla programmazione strategica per lo sviluppo del territorio ai servizi di welfare, alle iniziative in campo culturale ed educativo creando sinergie efficaci tra tutti gli attori coinvolti in questi processi di miglioramento sociale». Nel pomeriggio, attraverso l'analisi di diversi casi nel settore italiano e internazionale, la sessione ha analizzato gli strumenti della Theory of Change (ToC) e delle valutazioni d'impatto per definire il modello attraverso il quale ogni operatore può definire la propria strategia d'intervento e valutarne l'efficacia al fine di produrre innovazioni di valore per la propria comunità di riferimento e in generale per la società. La ToC viene oggi adottata dalle maggiori organizzazioni grant-making per guidare e valutare la propria azione. Per inquadrare il fenomeno, basti considerare come la ToC orienti le scelte della Bill & Melinda Gates Foundation, della Gordon and Betty Moore Foundation, e della Children's Investment Fund Foundation - che insieme gestiscono un patrimonio complessivo di 54,3 miliardi di dollari (pari al 65% degli asset delle prime dieci fondazioni private al mondo presiedute da UHNWI) — e di sei delle prime dieci fondazioni statunitensi per volume di erogazione (oltre alle già citate Gates Foundation e Moore Foundation: Ford Foundation, Hewlett Foundation, Kellogg Foundation, MacArthur Foundation) per un totale di circa 5,1 miliardi di dollari erogati nel 2014. Ma questo processo di diffusione non è limitato al fronte erogativo della filantropia privata: oltre agli innumerevoli casi sul lato grant-seeking, negli ultimi anni i governi, complice il contesto di crisi economica, hanno cominciato ad interessarsi all'applicazione della ToC per valutare l'efficacia dei propri programmi di sviluppo internazionale operati, ad esempio, da USAID, Nazioni Unite e Banca Mondiale.

La seconda sessione parallela del pomeriggio si è occupata della duplice ottica della filantropia strategica: da un lato quella della famiglia, dove i membri sono educati su questioni legate a successioni, preservazione del patrimonio, prosieguo dei valori e impegno sociale.
Dall'altro la prospettiva del business,in cui la filantropia diventa un asset per sviluppare il proprio network, le proprie competenze, il proprio capitale reputazionale.

Marco Todarello
Calabrese trapiantato a Milano, classe 1976. Giornalista professionista, scrive di politica ed economia.
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