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Via, via, via la falsa economia

22 dicembre 2016




Il paradosso, naturalmente, è che l'economia non è una scienza esatta come la fisica o la matematica, dove il calcolo e l'applicazione logica sono la strada maestra. Non è neppure una scienza naturale, come la biologia o la medicina, dove la sperimentazione empirica permette di andare avanti. Quasi sempre, in economia, A non è sempre uguale ad A, invertendo l'ordine dei fattori il prodotto cambia (anche perché il numero dei fattori conosciuti non corrisponde mai a quelli effettivamente rilevanti), non esiste osservazione empirica che garantisca la prevedibilità assoluta di un risultato. 

Va ricordato che il denaro non esiste in natura: è una delle convenzioni umane più antiche, universalmente accettate e diffuse, le sue leggi (in parte) derivano dall'applicazione delle tecniche agricole (dove il ciclo investimento-produzione-ricavo assomiglia molto a quello semina-crescita-raccolto) ma non sono a esse sovrapponibili. Insomma, l'economia, anche se intrisa di matematica (ma da non confondere con la semplice ragioneria), è una scienza umana come la storia o la filosofia. È per questo che gli storici dell'economia, di solito, sono autori di culto. Perché riescono, spesso con il ricorso a paradossi e alla sistematizzazione di spiegazioni anche controintuitive (spesso affini alla filosofia) a dare un senso razionale a fenomeni che altrimenti potremmo considerare semplicemente frutto del caso e degli eventi.  

Così è stato il maestro della storia economica, fortunatamente italiano, il grande Carlo M. Cipolla (Pavia 1922-2000) le cui opere non finiscono mai di irretire. Così sembra essere anche il contemporaneo Alan Beattie (Chester, Inghilterra, 1971) già direttore ed editorialista dell'Economist, con il suo best seller False Economy (Penguin book, 311 pagine, 11 euro e 90). In realtà si tratta di un libro uscito negli Stati Uniti nel 2010, distribuito anche in Italia (per adesso solo nella versione inglese) solo dal 2016. Beattie, in questo volume, riprende esattamente il lavoro di Cipolla di smascheramento di verità apparenti e di analisi delle cause storiche dei principali fenomeni economici con un duplice approccio dal basso, simile al debunking che di fa per smascherare le bufale in rete (ma qui lo applica alle ben più consistenti idee correnti che influenzano l'andamento dell'economia globale), e dall'alto, applicando all'economia il concetto di falsa scienza coniato a metà del secolo scorso dal filosofo (e storico dell'economia e della politica) Karl Popper. In sostanza l'idea è che ogni volta che cerchiamo di applicare a un fatto storico o economico un pregiudizio, anche se in buona fede dettato da una convinzione etica, morale o religiosa, compiamo un clamoroso falso che va contro la possibilità di analizzare razionalmente quel fenomeno. 

In economia gli stereotipi sono il peggior nemico della possibilità di comprensione di un fenomeno e quello che, di solito, rende impossibile intervenire per correggerlo. Le applicazioni raccontate nel libro, con tono piano e colloquiale, sono spesso tanto più clamorose quanto (appunto) controintuitive, come anticipa il sottotitolo «una sorprendente storia economica del mondo». Se gli Stati Uniti e l'Argentina sono nati negli stessi anni dalla stessa migrazione dall'Europa e con le stesse caratteristiche economiche e geografiche, perché uno è il paese più ricco del mondo e l'altro, che ha vissuto almeno due collassi finanziari negli ultimi 25 anni, fra i più poveri? Se sono il petrolio e il gas naturale che fanno funzionare le nostre fabbriche, le nostre automobili, scaldano le nostre case perché spesso i paesi produttori non sono paesi ricchi? E in particolare, perché la popolazione di quelli islamici è così povera? Come può una miniera di diamanti, dove fra l'altro i minatori sono pagati un'assoluta miseria, generare perdite invece che utili? Che senso ha che noi mangiamo asparagi coltivati in Perù? Perché in Africa non coltivano cocaina? Se la corruzione è un fenomeno così negativo, come mai l'Indonesia, che ha un'amministrazione corrottissima, prospera e la Tanzania, che invece ha un governo onesto, muore di fame?  

La conclusione, amara ma venata di forte umorismo, è che spesso anche semplicemente nel raccontare quello che succede, mentiamo a noi stessi.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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