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Attualità

Effetto Erdoğan sul business

12 gennaio 2017




La lira turca si è già svalutata di quasi il 20% sul dollaro nel corso del 2016 e nulla autorizza a pensare che le cose non peggioreranno ulteriormente. Il turismo, che pure potrebbe ingolosirsi da un cambio favorevole, è bloccato dalla paura di attentati e, più in generale, da una situazione politica per nulla tranquilla. Il presidente Recepì Tayyip Erdoğan ha rivolto un appello alla popolazione chiedendo di convertire in lire turche tutta la valuta straniera detenuta, esattamente come ha fatto la stessa Borsa di Istanbul. I capitali stranieri se ne sono ormai andati dal paese, lasciandolo in balia del suo deficit di bilancio, ed anche l'accordo siglato dai paesi Opec sulla riduzione della produzione di petrolio avrà come ovvia conseguenza di farne salire il prezzo, aggravando ulteriormente i problemi economici della Turchia, che sul greggio è un paese importatore netto. Le questioni economiche si intrecciano, inevitabilmente, con quelle politiche, in un momento in cui Erdogan sta azzerando le libertà del proprio popolo e facendo implodere i lunghi negoziati con l'Europa. Della situazione turca parliamo con la giornalista Marta Ottaviani, che nel paese ha vissuto a lungo e che alla Turchia ha dedicato il corposo volume Il Reis. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia, pubblicato per i tipi della Textus Edizioni e vincitore del premio FiuggiStoria 2016.

Dobbiamo considerare Erdoğan un dittatore e la Turchia un paese sotto dittatura?

E' ormai certamente un regime autoritario. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una virata che ha lasciato sempre meno spazio alla democrazia e alle sue espressioni caratteristiche e inseparabili, dalla possibilità di manifestare il dissenso alla libertà di stampa, passando per l'evidente disparità di trattamento riservata ai partiti in sede di campagna elettorale.

Eppure, sino a non tanto tempo fa discutevamo dell'ingresso della Turchia in Europa. Ci è sfuggito qualcosa?

Non solo non abbiamo capito, abbiamo anche delle gravi responsabilità, tanto che non sorprende affatto come il popolo turco si sia sentito tradito e financo preso in giro. L'atteggiamento ondivago di Francia e Germania ha provocato sentimenti di incertezza e sfiducia. Parlo del popolo perché credo che invece al governo turco vada riconosciuta molta meno buona fede. Soprattutto a partire dal 2009, il governo ha di fatto perseguito una politica estera non sempre in sintonia con Bruxelles, pensiamo alla destabilizzazione della Siria. Ankara ha cominciato ad arrivare ai tavoli negoziali con atteggiamenti sempre più di chiusura, preoccupata solo di far passare le proprie ragioni, senza curarsi affatto delle conseguenze anche in termini di destabilizzazione. D'altra parte, Bruxelles ha gestito all'insegna della chiusura alcune questioni, a cominciare dal capitolo, spinoso, su Cipro, quasi che l'obiettivo dell'Europa fosse creare alla Turchia quante più difficoltà possibili.

Ma Erdoğan ci ha usato per un suo piano che partiva da lontano?

Io inquadro la vicenda così: all'inizio Erdoğan aveva semplicemente intenzione di indebolire gli apparati laici, soprattutto nelle forze armate e nella polizia, che poi erano gli unici che potevano attuare un'opposizione pericolosa per la sua ascesa politica. Quando poi ha visto che il suo potere si consolidava e che poteva esercitare anche un'influenza internazionale, a quel punto è caduto in un delirio di onnipotenza, dal quale purtroppo non è ancora uscito e che anzi si è ingigantito nel corso del tempo. 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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