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Start-up e boom M&A: un potenziale da sfruttare

9 marzo 2017




Il fenomeno non è passeggero e meriterebbe, se non più attenzione, sicuramente più investimenti. Secondo gli ultimi dati del ministero dello Sviluppo economico, le nuove imprese innovative nel nostro Paese a fine 2016 erano il 122% in più rispetto al 2014, il 12% in più rispetto alla prima metà del 2015 e producono occupazione, con una crescita del 44,8% in un anno. Ma la mappa delle imprese innovative in Italia presenta diversi squilibri: dimensionale, geografico, societario «Forse, però, il dato più preoccupante per è la carenza di investimenti in early stage, start up ai primi passi, che sono molto bassi rispetto alla media europea. 

Credo sia un limite culturale» racconta a "L'Impresa" (n.3/2017) Salvatore Majorana, direttore del Technology Transfer dell'Istituto Italiano di Tecnologia. A testimoniarlo, anche i dati del Terzo Osservatorio Startup Hi-Tech, promosso dall'Associazione Italia Startup e dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui la crescita degli investimenti nel 2015 (con una crescita dell'11% rispetto al 2014) è dovuta principalmente a progetti di investitori non istituzionali (+32%) a fronte di un calo di fondi provenienti da investitori istituzionali (-8%).  

Un peccato, se si pensa che come dichiara Federico Barilli, segretario generale di Italia Startup in queste pagine: «attraverso le startup si accelera l'innovazione e si aumenta la competitività nei mercati internazionali» in una logica di contaminazione e integrazione con le imprese consolidate.  A questo fenomeno si abbina una corsa delle imprese italiane alle aggregazioni, tramite operazioni di M&A, registrata dal rapporto annuale di Kpmg, con l'obiettivo di acquisire nuovi mercati e l'internazionalizzazione, seguita dalla necessità di conquistare nuove tecnologie. 

Trinano i settori della nuova economia (soluzioni digitali, biotech, Iot), seguono settori messi in crisi dalla digital transformation, come i media, e poi a una velocità inferire si accodano banche, industria manifatturiera, distribuzione al consumo, energia, assicurazioni, automotive.  Quindi, un certo dinamismo nel tessuto imprenditoriale italiano c'è. Varrebbe la pena di assecondarlo, imprimendo una velocità che manca all'intero sistema paese.

Redazione
Rivista Italiana di Management, fondata nel 1959.
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