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Attualità

Private Debt: decollo lento ma già 92 le imprese finanziate

10 marzo 2017




Oggi AIFI (l'associazione italiana degli operatori di Private Equity, Venture Capitale e Private Debt) e Deloitte hanno diffuso i dati relativi al settore del Private Debt, i finanziamenti alle imprese da parte di fondi privati complementari (durante l'incontro è stato più volte ribadito questo termine) e non alternativi a quelli bancari.

L'ultimo nato fra gli strumenti di finanza moderna per il finanziamento delle imprese (è sbarcato in Italia nel 2014) a oggi ha già finanziato 92 aziende, di cui 61 (il 66% del campione) in quattro regioni: Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna. 

I fondi italiani di matrice non bancaria attivi in questo settore sono ad oggi 21 (che fanno capo a 18 operatori): sono quelli che hanno già effettuato almeno un'operazione di finanziamento. I fondi in fase di raccolta sono 13. Due operatori stanno lanciando un secondo fondo e un operatore il terzo.

Si tratta dunque di uno strumento ancora giovane ma che sta ampliando la sua base: come è stato sottolineato durante la presentazione dagli intervenuti,  Alessandro Profumo, Presidente di Equita SIM in passato uno dei più noti banchieri italiani, Luca Manzoni, Responsabile Corporate di Banco BPM e Lorenzo Falconi, Amministratore Delegato di Acque Minerali d'Italia, si tratta di uno strumento estremamente utile per finanziare l'espansione e la modernizzazione delle medie imprese italiane. In particolare per la capacità dei fondi di PD di analizzare il business model e la governance delle imprese finanziate più compiutamente e con un maggior grado di comprensione rispetto alle banche. 

"Per le banche lavorare a fianco dei fondi di Private Debt", ha dichiarato Luca Manzoni, "Vuol dire imparare a vedere le aziende affidate in una maniera nuova, più profonda e più efficace. Sono convinto che sia essenziale imparare a lavorare a stretto contatto, perché solo così potremo rispondere alle esigenze di un mercato sempre più complesso".

Lorenzo Falconi ha detto: "Oltre al valore del circolante e delle fatture un'azienda come la nostra ha decine di milioni di patrimonio immobilizzato in impianti, macchinari, manutenzione delle fonti sopra i duemila metri di quota o a quattrocento metri di profondità, un sistema logistico che vale anch'esso decine di milioni, per non parlare del know how rappresentato dalle persone che lavorano con noi. Non si può pensare che la dimensione finanziaria riguardi solo la prima parte. Un'azienda che trascura di sviluppare il suo patrimonio e di investire per mantenerlo efficiente e competitivo finisce per essiccarsi e morire. Non sempre le banche sono state in grado di valutare queste esigenze. I fondi sì. Sono uno strumento molto importante per aiutare l'impresa, il management, l'imprenditore a rimanere ancorati al mercato".

"Le condizioni di mercato stanno cambiando rapidamente e profondamente", ha affermato Alessandro Profumo, "sarebbe riduttivo vedere lo strumento dei fondi di Private Debt semplicemente come  un ausilio alle politiche di investimento a medio lungo termine delle imprese, anche se è così che stanno entrando sul mercato. In realtà, in futuro, potremo avere anche fondi specializzati al sostegno del circolante delle imprese, allo sconto fatture o ad altre esigenze finanziarie più specifiche, sempre in chiave complementare al lavoro svolto dalle banche. Tuttavia credo che non sia solo una questione di cultura finanziaria o di strumenti: difficilmente potremo risolvere il cronico problema della sottocapitalizzazione di banche e imprese italiane se prima non viene risolta una contraddizione fiscale di fondo, la deducibilità del debito: finché il capitale costa più dell'indebitamento c'è un ostacolo logico alla crescita. Credo che urga un ragionamento fiscale di fondo".             

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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