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Attualità

Le pillole per le nuove competenze

30 marzo 2017




A furia di insistere, qualcosa si impara. I tempi e i costi di apprendimento sono sempre più compressi dalla velocità di cambiamento dei mercati, delle tecnologie e delle modalità di lavoro, eppure cresce la domanda di competenze e abilità pronte all'uso perché la macchina produttiva non s'inceppi. Un tempo per tutta la vita lavorativa bastava la cassetta degli attrezzi della formazione iniziale, oggi per stare al passo bisogna continuare ad apprendere (The Economist). È una grande sfida per chi di occupa di formazione, perché deve trovare le modalità e i canali più efficaci per rispondere alla continue pressioni su cambiamento e adattamento, innovazione diffusa e condivisa, in sostanza sulla tenuta competitiva dell'impresa attraverso le nuove e rinnovate competenze della forza lavoro.

Ecosistemi di apprendimento

La sfida è duplice: da un lato allenare al giusto atteggiamento mentale, aperto e curioso, accompagnando i collaboratori a una maggiore flessibilità cognitiva; dall'altro creare un ecosistema di contenuti, canali e strumenti di apprendimento che valorizzino le pratiche e i saperi aziendali, in connessione con il mondo esterno.
«Oggi l'investimento si concentra nell'architettura e nella progettazione di ambienti multiformi dai contenuti "liquidi", adattabili ai singoli stili di apprendimento, ai bisogni individuali e ai tempi e al budget a disposizione - spiega Franco Amicucci, consulente aziendale e presidente di Amicucci Formazione - In pratica, ci si aspetta in ufficio quello che c'è già fuori, la navigazione ipertestuale e personalizzabile di Internet. Allora la sfida diventa quella di codificare, sistematizzare e capitalizzare il know-how aziendale; quindi costruire nuovi contenuti e aprirsi all'esterno con un metodo di ricerca nell'ipertesto, pesando i materiali, linkando quelli più utili e interessanti, costruendo in sostanza delle library virtuali a disposizione dei dipendenti quando servono, come dei Google interni con filtri (video, audio, testuali, infografica o quant'altro). Questa è la formazione liquida, che per funzionare ha bisogno di essere ricondotta a microunità per classificarla, gestirla e adattarla ai singoli bisogni.»

Adaptive learning, a ognuno il suo

Con medie e grandi aziende Amicucci sta traducendo il concetto di adaptive learning, ossia di apprendimento adattivo, flessibile e personalizzabile, con pillole formative di 15 minuti, che sono già aggregati di unità di 2,3 minuti secondo differenti canali: uditivo, visivo, cinestesico. La stessa competenza, digitale, tecnica, comportamentale e/o manageriale, viene riattraversata più volte con i diversi canali percettivi online, in modo da farla entrare nella cassetta degli attrezzi. Perché per apprendere il cervello ha bisogno di tanto allenamento e ripetizione, come ormai hanno dimostrato le neuroscienze. Non solo la formazione spot non funziona, ma studi recenti sostengono che solo il 10% si apprenda in modo formale, il 20% sul campo e ben il 70% in modo informale.
La direzione sarà quella di costruire pacchetti e percorsi su misura tra contenuti online, video, podcast, aule virtuali sincrone e asincrone, materiali aziendali ed esterni, testimonianze ispirazionali in streaming, webinar, in un mix calibrato di autoformazione e formazione più istituzionale.

Meno aula, più pillole formative

Di sicuro l'aula è cambiata, sia nelle aziende che nelle business school. In classe ci si sta meno e quando si arriva si ha già un linguaggio condiviso e una base comune di conoscenze. «È meno erogativa di contenuti (a quello ci pensano gli altri strumenti prima e dopo) e diventa più calda, interattiva e discorsiva, concentrata sulla risoluzione dei casi - prosegue Amicucci - Ma per rendere possibile l'apprendimento personalizzato prima e dopo è necessario ripartire dai contenuti stessi, spacchettandoli in unità di micro learning tematiche, ricombinabili fra loro in base alle diverse variabili che stanno diventando sempre più specifiche e differenziate a seconda dell'utente.»
Il futuro sarà una profilazione sempre più specifica del soggetto, affidata alle learning machine che profileranno in base alle abitudini di navigazione, così come già fanno i motori di ricerca e i social network . Ma l'impiego degli analytics in campo formativo è ancora sperimentale, con progetti pilota come "Capusability" di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con l'Università degli Studi di Udine e Amicucci Formazione". Il progetto iniziale non è stato implementato su vasta scala, ma sta avendo diverse declinazioni sempre in chiave di personalizzazione.

Gaia Fiertler
Segue i trend della formazione manageriale e dello sviluppo organizzativo nell’era digitale. È public speaker certificata Toastmasters, allena manager e imprenditori a parlare in pubblico e cura cataloghi d’arte.
Gli autori dell'Impresa