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Attualità

Sostenibilità obbligatoria anche in Italia

24 marzo 2017




Con il recepimento, anche in Italia, della Direttiva europea 2014/95/UE sulle informazioni non finanziarie, che introduce l'obbligo di rendicontazione sugli aspetti ambientali e sociali, non solo economici, per le imprese di interesse pubblico (società quotate, banche, assicurazioni), si cambia verso. 

Il provvedimento, che si applica alle società con più di 500 dipendenti che, alla chiusura del bilancio, abbiano uno stato patrimoniale superiore ai 20 milioni di euro, oppure un totale di ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiore ai 40 milioni, che la Commissione UE stima siano circa 42mila, rappresenta per così dire una "legittimazione sociale" delle imprese e del loro operato. "Il recepimento della direttiva ufficializza un percorso di lavoro e di informazione che finora era legato alla buona volontà di molte aziende. L'aspetto davvero rilevante è il riconoscimento dell'impresa come attore che contribuisce in modo decisivo allo sviluppo della società - dice Adriana Spazzoli, presidente di Fondazione Sodalitas, che, da oltre 20 anni, è il punto di riferimento delle imprese che considerano la sostenibilità una dimensione strategica fondamentale - Credo che mai come oggi sia forte l'aspettativa che le imprese assumano un ruolo pubblico, impegnandosi direttamente e in modo efficace per costruire un futuro di sviluppo e benessere diffuso". Non nasconde però Spazzoli che la strada da percorrere sia ancora lunga. "Le grandi società sono già strutturate per trasmettere le informazioni non finanziarie richieste e, spesso, hanno figure preposte alla CSR e alla sostenibilità, per queste non cambierà molto. Invece per le PMI è senz'altro più difficile sviluppare la dimensione della sostenibilità in modo organico. Non possiamo però lasciare che si diffonda tra le PMI la convinzione che la sostenibilità sia una questione per le grandi imprese. Perciò le grandi imprese possono aiutarle, lavorando insieme sulla catena di fornitura".

Ci sono settori del mercato che investono più degli altri e da anni sulla sostenibilità, come quello della chimica. "Una industry molto avanzata sotto questo profilo, perché costituita da tante grandi aziende e multinazionali e per il fatto che è un settore sensibile - assicura Spazzoli - Dal 1992 Federchimica in Italia ha promosso il programma "Responsible Care" per migliorare le performance e far conoscere l'impegno e i risultati raggiunti in materia di impatto ambientale, salute e sicurezza". 

 Anche il settore tessile e quello della moda, a livello internazionale, hanno messo in campo recentemente diverse azioni in questa direzione, come le Linee Guida dell'Ocse (presentate a Parigi a febbraio 2017) per gestire supply chain più rispettose dei diritti umani e ambientali delle comunità globali. "Proprio l'industria tessile e quella della moda in senso lato, hanno l'occasione di diventare vetrine della sostenibilità a livello mondiale perché hanno un maggiore impatto, anche da un punto di vista simbolico, sui comportamenti di milioni di consumatori - sottolinea Susanne Sweet docente della Stockholm School of Economics e cooordinatrice del "Mistra future fashion", il progetto del Mistra Center di Stoccolma per aiutare attivamente l'industria della moda a trasformarsi nel senso della sostenibilità, con un approccio sistemico - Le imprese possono liberamente connettersi al nostro network (che già oggi conta 40 partner ndr)per guadagnare maggiore competitività e fare un investimento sul proprio futuro. Chi lo fa prima degli altri prende in mano l'agenda e diventa un influencer. Naturalmente le grandi compagnie hanno un'influenza più forte dei piccoli player perché agiscono su larga scala. Per esempio H&M, un vero colosso nell'industria tessile e nella moda europea in termini di numeri, è molto sensibile alle nuove idee legate all'innovazione e alla circular economy e prende spesso ispirazione da giovani imprenditori e startup emergenti".


Paola Stringa
Giornalista, collabora da anni con le testate del Sole 24 ore occupandosi di impresa, lavoro al femminile, scenari economici, innovazione.
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