In edicola
n° 04/2017
area abbonati
Archivio articoli
2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010
Autori
Acoté Massimiliano Cannata Daniele Chieffi Giampaolo Colletti Paola Conversano Luigi Dell'Olio Vito Di Bari Antonio Dini Emanuele Facile Gaia Fiertler Giovanna Guercilena Giovanni Medioli Giorgio Neglia Andrea Notarnicola Letizia Olivari Maria Cristina Origlia Daniela Ostidich Paola Stringa Marco Todarello Danilo Zatta
Il Sole 24 Ore Shopping 24

Attualità

Endeavor Italia arruola Soundreef

31 marzo 2017




Davide D'Atri, fondatore e amministratore delegato di Soundreef, la società che si occupa di raccolta e gestione dei diritti d'autore e che in Italia si pone come alternativa alla Siae, entra nel network di Endeavor Italia, organizzazione non-profit che seleziona imprenditori di grande valore per aiutarli a sviluppare il loro business in fase di espansione (scale up). La mossa arriva in un momento in cui in Italia Soundreef sta ancora aspettando che il Governo recepisca compiutamente la direttiva europea che di fatto liberalizza il mercato dei diritti d'autore e rompe il monopolio Siae.

Riproponiamo l'intervista a Davide D'Atri pubblicata sull'Impresa lo scorso dicembre.


Certe cose ci mettono una vita a cambiare ma poi, quando il cambiamento arriva, è difficile contrastarlo. Nata nel Regno Unito nel 2011 per opera di un giovane romano che dopo il liceo se ne era andato a Londra a studiare, Soundreef opera nell'ambito musicale come società di gestione collettiva che si fa carico della raccolta delle royalty  per conto degli autori e della ripartizione dei proventi che ne derivano. Il settore è sempre stato abituato ai monopoli. In Italia, il ruolo della Siae non era mai stato messo in discussione. Sino all'arrivo di questa allora piccola società, che ha iniziato rivolgendosi ai supermercati e adesso è pronta per il grande salto. Nel frattempo, c'è stata una direttiva Ue che di fatto liberalizza il mercato delle società a gestione collettiva, direttiva che in Italia non è ancora stata del tutto recepita. Ragioniamo attorno a questi temi con Davide D'Atri, fondatore di Soundreef e attualmente amministratore delegato dell'italiana Soundreef Spa, che controlla totalmente la londinese Soundreef Ltd.

Vi siete messi in testa di fare concorrenza alla Siae?

Non solo alla Siae, a dire il vero. Semplicemente, sin dai tempi dell'università avevo la fissazione che un mercato come quello delle royalty, che in Europa vale sette miliardi, non potesse essere in mano a sole ventisette società. Poi c'è tutto il mercato del download. Nemmeno l'acqua è un settore così poco concorrenziale. In Italia, siamo al paradosso che pur essendo il mercato liberalizzato in virtù di una direttiva europea del 2014, solo la Siae è autorizzata a svolgere attività di intermediazione. Siamo rimasti gli unici in Europa ad avere questo nonsense. Prima eravamo in compagnia della Repubblica Ceca, che però ha appena provveduto a abolire il vincolo.

E' il motivo per cui Soundreef, che pure ha capitali italiani, mantiene la sede a Londra?

Certo, al momento noi dall'Italia non potremmo fare intermediazione in Italia. La possiamo fare stando all'estero. E' incredibile ma è così, e lo sarà sino a che rimarrà in vigore l'articolo 180 del Codice dei diritti d'autore, che appunto riconosce l'esclusiva alla Siae. Per noi non cambia granché: da Londra gestiamo tutta la parte dei diritti e del catalogo, che oltre tutto è statunitense per l'80% e dunque è forse più funzionale venga amministrato da una società inglese. Dall'Italia gestiamo, invece, tutta la parte della tecnologia.

Ma la situazione verrà corretta?

Sì, dovrebbe avvenire nei prossimi mesi. In ritardo. Comunque, devo ammettere che finalmente la politica ha fatto lo sforzo di ascoltarci, cioè di dare credito agli argomenti di chi, come noi, sta sul mercato. In Inghilterra, quando hanno dovuto anche loro fare i conti con la direttiva Ue, ci hanno convocato all'Intellectual Property Office e ci hanno ascoltato, in Italia ci hanno invece snobbato, noi e i nostri 8mila autori italiani, che quotano per il 10% sul totale. Ultimamente, però, abbiamo avuto alcuni colloqui privati.

Sembra tuttavia che questa apertura non vi tocchi più di tanto. E' così?

Ma sì, ha ragione. Alla fine possono fare tutte le leggi che vogliono, rimane che la realtà è andata avanti per conto suo. Di solito, i fatti posseggono una loro forza da cui è difficile prescindere. Ormai Soundreef significa 8mila autori italiani, fra cui i famosissimi tipo D'Alessio e Fedez ma anche molti artisti di fascia media, gente come Adriano Bono che magari fa una quarantina di date l'anno e con la Siae, cioè con il sistema Siae, non portava a casa neanche un quattrino, ma che con noi, cioè col nostro sistema di rendicontazione, riesce a guadagnarsi da vivere.

Perché, che cos'ha il vostro sistema di diverso?

Cominciamo col dire che da noi l'iscrizione è gratis, mentre nel sistema Siae almeno il 65% degli iscritti non recupera nemmeno i soldi iniziali. Aggiungiamo pure che il 75% dei concertini su base nazionale in Siae è liquidato con calcoli forfettari, situazione a cui noi rispondiamo con la trasparenza del calcolo analitico. Grazie alla tecnologia, siamo in grado di tracciare in tempo reale tutti i passaggi e anche tutte le uscite delle esibizioni. Ci mettiamo 24 ore a dare un rendiconto ed è facile intuire come ciò faccia saltar fuori, renda cioè visibili, un sacco di soldi che prima si perdevano nelle pieghe delle lungaggini e che per molti autori fanno la differenza. Paghiamo tutti, grandi e piccoli, nello stesso modo e in tempi rapidi, non certo i 18-24 mesi che sono lo standard in casa Siae. Non abbiamo segreti. Usiamo la tecnologia e l'innovazione, che sono portatrici di efficienza e trasparenza.

Un po' la Siae vi copia, vi usa come fonte di ispirazione?

La concorrenza fa sempre bene, a tutti. Difatti, anche la Siae ha cominciato a fare qualche passettino in avanti. Per esempio, ha anch'essa introdotto l'iscrizione gratuita, pur solo per gli under 30. Ancora, per i concerti live sta dismettendo il borderò cartaceo, con cui ha sempre lavorato, a favore di quello elettronico, che è la modalità che noi abbiamo adottato sin da subito. Insomma, piano piano qualcosa succede. Comunque noi non vorremmo buttare via la Siae neanche se ne avessimo il potere.

Perché vi fa comodo vedervela con un concorrente appesantito?

E' un po' il discorso che facevamo sulla realtà che ha la testa dura. La Siae rappresenta tutto il dato storico, è il custode di un patrimonio prezioso, che non vogliamo vada perduto. A noi sta bene che le venga riconosciuto, anche per via legislativa, un ruolo di tutto rispetto, continui pure ad incassare dall'alto della sua posizione dominante. La concorrenza la si fa poi a valle, vedremo chi è più bravo.

Torniamo a parlare di Soundreef. In Italia avete già raccolto dei capitali. Ma non avete ancora finito, giusto?

Siamo partiti nel Regno Unito nel 2011 e io sono venuto in Italia a recuperare dei soldi, quasi un milione, perlopiù proveniente da LVenture., tra i principali operatori di seed venture capital. Poi, nel 2015 siamo ritornati alla carica per finanziare l'espansione internazionale del business e abbiamo raccolto altri tre milioni e mezzo, la grossa parte dei quali proveniente da Vam Investments, una società di private equity con base  a Milano che è interessata ad investire in aziende capaci di cambiare i paradigmi del business nei settori di riferimento, cioè esattamente quello che stiamo facendo noi. Attualmente siamo impegnati in un altro round, che si chiuderà a marzo e questa volta coinvolge fondi italiani e esteri. Contiamo di raccogliere una cifra superiore a quella del round del 2015.

Cioè lei ha adottato una strategia per cui prima ha fatto crescere l'azienda e poi è andato alla ricerca dei grandi capitali?

Sì, mi sono presentato al venture capital con l'azienda già strutturata e organica, con le idee chiare e la possibilità di dimostrare coi fatti quel che il business poteva valere. Sino ad ora abbiamo parlato perlopiù dell'Italia, ma va detto che noi operiamo in tutta Europa. Rappresentiamo oltre 150mila brani per circa 30mila autori. Quando siamo partiti, nel 2011, ci rivolgevamo alle catene dei supermercati per gestire la musica che viene diffusa nei punti vendita, un mercato che in Europa vale oltre un miliardo di euro, in Italia sui cento milioni. Abbiamo iniziato così, con mentalità anglosassone, convinti di avere un prodotto, forse è meglio dire un servizio, scalabile nel mondo. Avevamo ragione. Al di là delle normative locali, le catene della gdo cominciarono ad aderire, subito ci diffondemmo in una ventina di paesi, tra cui l'Italia. Poi, nel 2014, abbiamo raccolto anche il mercato del live. E abbiamo ancora molte cose da dire.

Intende che ci saranno delle novità?

Col prossimo gennaio si comincia a giocare grosso sul serio. Apriremo a tutti i tipi di diritti d'autore, cioè raccoglieremo per conto di autori e editori tutte le classi di royalty, compresi i diritti di broadcasting radio, televisione e streaming. Per noi significa che passeremo dai tre-quattro milioni di euro che sono il fatturato attuale a volumi almeno tripli.

Quante persone siete in squadra?

Fra le due sedi, Londra e Roma, siamo una trentina. Essendo in fase di crescita, assumiamo. E abbiamo un profilo preciso in mente: persone laureate in economia o in materie scientifiche. Poi magari in azienda ricoprono ruoli diversi, non necessariamente tecnici, ma per noi l'estrazione dev'essere scientifica. Del resto, quello facciamo: tecnologia e analisi.





Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
Altri articoli
Gli autori dell'Impresa