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Una battaglia per il pianeta

8 giugno 2017




Da tempo ormai è in atto uno scontro tra due modelli economici di sviluppo: uno sostenibile, che implica policy responsabili nei confronti del clima e dell'ambiente. L'altro indifferente alle condizioni sempre più critiche del pianeta, che sottovalutando l'impatto della progressiva distruzione dell'ambiente sulla salute dell'uomo e, a tendere, sulla sopravvivenza dell'essere umano, continua a credere in un'idea di crescita senza se e senza ma. Mai come oggi, però, con l'avvento della nuova policy energetica di Trump, questo scontro è diventato così aspro ed evidente. 

E' di pochi giorni fa la dichiarazione del neo presidente americano di volere addirittura uscire dal Protocollo di Parigi sul clima. Ma è già certezza il Promoting Energy Independence and Economics Growth Act, firmato il 27 marzo da Trump, che elimina i limiti alla produzione di energia elettrica da carbone, prevedendo una detassazione della relativa industria, e che autorizza le trivellazioni per scovare riserve di shale gas anche in zone protette come le riserve indiane e i parchi naturali. In pratica, una dichiarazione di guerra contro l'ambiente, che oltre ad avere effetti immediati sul suolo americano, avrà una grande influenza sui comportamenti e sulle policy degli altri paesi. Dal Protocollo di Kyoto del 2005, che prevedeva obiettivi obbligatori per tutti i paesi aderenti, tra cui non comparivano Usa e Cina, il Protocollo di Parigi prevede per il 2030 obiettivi volontari, senza la previsioni di sanzioni. Il che significa che l'eventuale disimpegno di paesi che volessero seguire l'esempio Usa sarebbe legittimo. A che prezzo?

Eppure, gli esperti di energy sostengono che la spinta della produzione di energia da fonti rinnovabili non si fermerà, perchè ormai è un'industria che produce ricchezza e occupazione ovunque, sorretta da un'onda di consapevolezza sulla necessità di un modello di sviluppo sostenibile che ha ormai radici salde. Tanto che gli investitori cercano sempre più e premiano aziende virtuose, che anche grazie all'introduzione dell'obbligo di rendicontazione non finanziaria per i grandi gruppi, stanno aumentando e influenzando tutti gli stakeholder.

E questo vale anche per l'Italia, che in quanto a policy energetica non può che seguire l'indirizzo europeo, e che dovrebbe essere sempre più conscia di quanto il rispetto per l'ambiente sia strettamente connaturato alla sua identità' competitiva che ha solide basi nella Bellezza. Una Bellezza che è anche dimensione economica, così come dimostrato dalla prima ricerca realizzata da Prometeia in partnership con la Fondazione Italia Patria della Bellezza, che stima un potenziale di crescita da un minimo di 52 miliardi (19,5% del Pil a un massimo di 130 miliardi (25,4% del Pil)!

Per estrarre tale potenziale ci vuole una nuova visione sistemica, che va costruita attraverso un esercizio di connessioni tra saperi che possano trasformare la conoscenza in ricchezza. E' quello che sta cercando di fare la C School della Fondazione Diotima Society, con i suoi atelier rivolti alle imprese in giro per il territorio italiano. 



Redazione
Rivista Italiana di Management, fondata nel 1959.
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