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Attualità

Startup e idee imprenditoriali? Adesso i finanziatori ci sono. Parola di AIFI

19 luglio 2017




Finalmente anche in Italia le startup cominciano a trovare finanziatori professionali adeguati, e se ancora nel 2007 le operazioni di Venture Capital avevano finanziato solo 24 aziende (pari al 17% del numero complessivo delle operazioni di finanziamento privato di Venture Capital e Private Equity), dieci anni più tardi, nel 2016, le aziende finanziate dai finanziamenti per la creazione di azienda sono state 92, pari al 48% delle operazioni complessive dei fondi privati per lo sviluppo.

Lo rivela il Rapporto di ricerca Venture Capital Monitor - VeMTM sulle operazioni di venture capital in Italia nel 2016 realizzato dall'Osservatorio VeMTM della  LIUC - Università Cattaneo con il supporto di AIFI, l'Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt e di EOS investment management Secondo il rapporto il 2016 si è chiuso con una crescita di investimenti seed (finanziamento della fase di sperimentazione dell'idea di impresa) e startup (finanziamento dell'avvio dell'attività imprenditoriale), con 92 target: +19% rispetto al 2015 (erano 77). Se si includono anche le operazioni realizzate dai business angels  (gli investitori privati persone fisiche o PMI, diverse dai fondi) il numero delle società sale a 129, +10% rispetto al 2015. «Il Venture Capital sta crescendo e i dati lo dimostrano. Lo strumento è fondamentale per tradurre in impresa le nuove idee» afferma Innocenzo Cipolletta, presidente AIFI, «in questi ultimi anni sono stati conseguiti risultati preziosi grazie anche alle misure del Governo, soprattutto di semplificazione normativa e abbattimento fiscale, che hanno fatto da volano per l'avvio di imprese innovative. Oggi l'Italia viene riconosciuta dagli operatori come il secondo paese più conveniente in Europa sotto il profilo fiscale per lanciare una startup: sono stati fatti passi da gigante. Ma tutto questo non è ancora sufficiente perché il mercato è ancora limitato e occorre lavorare per facilitare la nascita di nuovi investitori».

Il numero degli investitori attivi (coloro che hanno fatto almeno un'operazione durante il 2016) si attesta a 82 (a cui si aggiunge la categoria dei business angel), +71%, rispetto al 2015 dove erano stati 48; il numero degli investimenti realizzati è stato pari a 205 (erano 126 nel 2015: il numero delle operazioni di finanziamento è più elevato rispetto a quello delle società finanziate perché molti finanziamenti sono stati fatti congiuntamente da più operatori). Il numero dei deal realizzato da operatori stranieri, 18%, è in linea con quello dello scorso anno. I business angel hanno partecipato a 28 operazioni molto spesso in       affiancamento a un operatore di Venture Capital.

Anna Gervasoni, direttore generale AIFI e professore Ordinario alla LIUC - Università Cattaneo. Sostiene che «Dobbiamo porci obiettivi più alti e lavorare per la crescita degli operatori e lo sviluppo di un ecosistema più incisivo, dando un peso maggiore alle Università e ai centri di ricerca che sono e possono essere ancor di più traino della ricerca e dell'innovazione così come accade in contesti più virtuosi». Anna Gervasoni ha anche spiegato che dal computo realizzato dall'Osservatorio mancano quest'anno (ma verranno probabilmente inserite l'anno prossimo) le operazioni di Corporate Venture Capital, ovvero i finanziamenti di nuove imprese effettuati dalle grandi aziende pubbliche e private «Fra i quali quelli effettuati dalle banche nel settore delle fintech», ha aggiunto Cipolletta, «che in questo momento rappresentano un ambito estremamente significativo nel panorama del Venture Capital perché supportano un cambiamento tecnologico epocale».

Le imprese finanziate, secondo l'osservatorio, sono state nel 2016 per il 5% spin off (distacchi) di aziende private preesistenti, per il 10% spin off universitari, per l'85% operazioni rivolte a iniziative private.

Fra i settori finanziati ancora prevalente l'ICT, con circa il 37% del totale delle operazioni, anche se in contrazione rispetto agli anni scorsi (nel 2015 rappresentava più del 40% del totale). Vero e proprio boom, invece, delle operazioni legate a nuove aziende di Healthcare (Medicina e salute, escluso il biofarmaceutico) passate dal 2 al 16% e forte contrazione del terziario avanzato, passato dal 28% del 2015 al 14% del 2016. Discreto boom anche per i settori dell'alimentare e del tempo libero, attestati ognuno circa al 7% delle operazioni complessive contro l'1% del 2015. Da notare anche lo scarso peso dei prodotti industriali (circa 3,5%, in lieve contrazione) che comprendono anche i settori tradizionalmente più forti del nostro export: design, moda, meccanica.

Particolarmente interessante l'ammontare delle operazioni effettuate. Per quanto riguarda quelle di seed capital l'investimento medio è stato di 950 mila euro per l'acquisizione di quote mediamente del 19%. Nelle operazioni di startup l'ammontare medio è stato di 2,7 milioni di euro per rilevare una quota media di partecipazione pari al 21%. Come per gli anni passati, la Lombardia è la Regione in cui si concentra il maggior numero di operazioni e che continua a crescere coprendo il 33% del mercato (era il 38% nel 2015). Seguono Lazio con il 17% ed Emilia Romagna con il 5% del totale delle operazioni realizzate in Italia.  Per la prima volta l'Osservatorio ha mappato anche le operazioni di follow on (cioè i reinvestimenti in società già in precedenza oggetto di investimento) per un totale di 10 round per complessivi 30 milioni di euro.

Apprezzamento, infine, per l'attività svolta attraverso il sito Venture Up! (http://www.ventureup.it/), il sito realizzato da AIFI che oltre a fornire ai potenziali startupper strumenti semplici e accattivanti di autovalutazione della loro iniziativa consente anche loro di compilare una scheda che viene trasmessa ai potenziali investitori interessati. «Non sappiamo con precisione quante delle aziende finanziate lo scorso anno abbiano trovato investitori grazie al sito», ha spiegato Anna Gervasoni, «perché si tratta di una struttura di mercato aperta. Aziende e investitori si mettono direttamente in contatto attraverso il sito senza una nostra intermediazione. Tuttavia sappiamo che alcune operazioni sono state chiuse grazie al sito perché i protagonisti ce lo hanno detto e ci hanno pubblicamente ringraziato. Di certo abbiamo l'impressione che una parte delle grandi difficoltà di comunicazione che c'erano fra neo imprenditori e investitori stiano venendo meno grazie anche a iniziative come la nostra».

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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