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Attualità

Come sarà il 2018? Avanti piano, parola di analisti

19 dicembre 2017




Il 2018 si avvicina e si moltiplicano le previsioni economiche per il prossimo anno, soprattutto da parte delle istituzioni internazionali, americane in primis, che non hanno paura di esporsi con opinioni su quello che potrebbe succedere. Dopo un 2017 che ha visto, finalmente, l'Italia uscire da una crisi economica decennale ma che sembra dibattersi ancora in una crisi sociale difficile da valutare, è essenziale capire se il 2018 sarà un anno di consolidamento o se la ripresa economica rischia di sciogliersi come neve al sole. Dunque cosa dicono le previsioni degli analisti?

Standard & Poors Global Rating, probabilmente la maggiore agenzia di rating internazionale, è uscita con un Italy Corporate Credit Outlook 2018 (Previsione sulla situazione creditizia delle imprese italiane 2018) tutto sommato abbastanza positivo a partire dal titolo: Recovery Paves The Way For Investment, la ripresa prepara la strada al ritorno degli investimenti. L'analista del settore creditizio Renato Panichi spiega che «I profitti delle aziende italiane e il loro grado di leva finanziaria sono in recupero fin dal 2016, riteniamo che il miglioramento stia proseguendo nel 2017 e proseguirà nel 2018 in parallelo al miglioramento del PIL nazionale. Gli investimenti delle imprese sono saliti in maniera modesta nel 2016-2017 dai minimi registrati nel 2014 e contribuiscono alla crescita del PIL meno che nel 2008 (sono il 20% inferiori a quelli del 2007 in termini di percentuale sul PIL) e che nelle altre nazioni industriali comparabili, (dunque è probabile che possano crescere, ndr). La crescita dell'indebitamento delle imprese rimane bassa, ma molte aziende hanno recentemente rifinanziato le loro posizioni approfittando dei prezzi di saldo dei mercati monetario e del debito. La situazione economica attuale può aiutare le aziende italiane a superare gli svantaggi competitivi rispetto ai concorrenti europei, a cominciare dalla bassa produttività, le piccole dimensioni e la bassa capitalizzazione».

Insomma, un 2018 rose e fiori? Non proprio: «I rischi principali», spiega Panichi, «vengono dalle crescenti tensioni nel commercio internazionale e dall'instabilità politica».

Gli analisti di Goldman Sachs Macroeconomic Insights (GSMI), il braccio operativo per le previsioni macroeconomiche della maggiore banca d'affari americana (e fra le più grandi al mondo) spiegano che «Il 2018 sarà un anno prospero e continuerà a vedere il superamento degli effetti della crisi finanziaria globale. Le stime di crescita per il PIL americano sono del 2,5%. Bisogna tuttavia guardarsi dall'ottimismo irrazionale sul mercato azionario che, di solito, segnala il picco del ciclo economico corrente. Questo significa che probabilmente potrebbe verificarsi un'altra recessione entro i prossimi due o tre anni: dipende soprattutto dagli effetti che avranno i tagli delle tasse promessi dal presidente Trump, se creeranno o meno i posti di lavoro che ha promesso». A chi ha investito in Borsa GSMI suggerisce di mantenere la calma in caso di eventuali cali repentini del mercato (che evidentemente ritiene probabili, vista la situazione di alta volatilità legata alle incertezze politiche) prevedendo anche un probabile calo tendenziale dei prezzi delle commodity, a cominciare dall'oro, il petrolio e il caffè, schizzati verso l'alto nel 2017.  In ogni caso le strategie suggerite agli investitori sono di ridurre il debito (difficilmente i prezzi del denaro, storicamente mai così bassi così a lungo rimarranno ancora tanto favorevoli, ndr), incrementare la quota di risparmio e di capitalizzazione.

Malgrado la crescita potenzialmente elevata del PIL mondiale (la previsione 2018 di GSMI è al 4%) gli analisti di GSMI sostengono che «il Sud Europa (e dunque l'Italia, ndr) ha bisogno ancora di diversi anni di forte crescita per tornare a livelli di piena occupazione. L'inflazione base rimane bassa a causa del taglio molto elevato e perdurante dei livelli di import dei paesi sviluppati e del basso prezzo delle commodity. Nel 2018 questo effetto potrebbe esaurirsi: ci aspettiamo una crescita graduale dell'inflazione base, anche se al di sotto degli obiettivi posti dalle banche centrali». Di questo potenziale aumento dell'inflazione potrebbero beneficiare economie come quella americana e tedesca che hanno problemi di surriscaldamento, ma, appunto, non il sud Europa che è ancora in fase di "riscaldamento dei motori".

State Street Global Advisors (SSGA), è la divisione di asset management di State Street Corporation, una delle più grandi società mondiali di gestioni patrimoniali (nel corso del 2017 ha completato anche l'acquisizione di General Electric Asset Management, un altro dei giganti del settore), ha pubblicato Step Forward, Look Both Ways, "Un passo indietro e guardati attorno", la sua previsione sui mercati globali per il 2018. Prima indicazione: il 2018 sarà un anno favorevole per gli asset rischiosi, tuttavia la fase avanzata del ciclo di crescita e una serie di incertezze strutturali richiedono un certo grado di cautela. SSGA, infatti, stima una crescita più equamente distribuita a livello globale, che dovrebbe tradursi in una crescita del PIL globale del 3,7% in grado di sostenere i ricavi delle aziende e spingere ancora più al rialzo i mercati azionari. La società ritiene che le migliori possibilità di guadagno si presenteranno per le small cap negli Stati Uniti ma anche considera che i mercati sviluppati, come Giappone ed Europa, presentino opportunità interessanti per le "azioni di qualità". Tuttavia si aspetta anche maggiori opportunità sui mercati obbligazionari. Nonostante l'inflazione rimanga bassa, infatti sia la Federal Reserve americana sia la Banca Centrale Europea hanno in programma incrementi dei tassi di interesse, anche se comunque su dei livelli che rimangono relativamente bassi.

Chris Probyn, Chief Economist di SSGA, che ha presentato a Milano alla stampa la pubblicazione, ha spiegato che in realtà «le aspettative sulla crescita dei tassi di interesse rimangono molto contenute. Peraltro dopo un decennio di crescita bassissima dell'inflazione (3,5% in dieci anni) non è pensabile che il mercato continui a non esprimerne. D'altro canto ci sono alcuni fattori strutturali per cui non è neppure pensabile pensare che a livello globale possa verificarsi una ripresa forte dell'inflazione. Il primo è demografico: l'invecchiamento della popolazione nei paesi sviluppati gioca contro. Il secondo è il cambiamento delle abitudini di consumo: le nuove tecnologie e gli Over the top non "distruggono" inflazione ma certamente contribuiscono ad addomesticarla. La nostra visione continua a privilegiare il mercato azionario e in particolare le azioni di alta qualità, che esprimono un basso grado di volatilità, soprattutto sul mercato americano. In Europa, infatti, pesa negativamente l'effetto dell'euro, che considero una "non moneta" visto che la BCE non ha un potere autonomo di emissione e che non rappresenta il debito pubblico di un paese ma debiti pubblici diversi che, non a caso, esprimono bond diversi con spread diversi che comprimono la capacità di crescita dell'area». Complessivamente Probyn vede un 2018 di crescita moderata ma «di sicuro non c'è un boom alle porte» con alcuni elementi di instabilità che possono influenzare la ripresa. Nel 2017 la sostanziale stabilizzazione (e crescita) dei prezzi del petrolio ha aiutato le economie di Brasile, Russia, Stati Uniti e Canada, anche perché «non è più vero che il petrolio basso porta vantaggi agli Stati Uniti». L'avanzare delle tecnologie sta portando sintomi di aumento della produttività ciclici ma non strutturali. La Cina «si rifiuta di non crescere», l'India «ha il singhiozzo» mentre il Giappone sta recuperando.

Concludendo, da tutti un ottimismo blando e molto cauto. Ipotecato da rischi che sono praticamente un mantra per tutti gli analisti: dopo la ripresa della Borsa Italiana del 2017 le politiche tendenzialmente protezionistiche di Trump, per la prima volta dall'inizio della crisi, sembrano spingere al ribasso le stime di crescita delle principali griffe del lusso, che dal 2008 erano quelle che meno hanno risentito della crisi. Oltre a questo non sono tanto i possibili scenari di guerra in Asia (Corea del Nord) o in Medio Oriente a spaventare di più gli analisti quanto la possibilità di un'Europa condizionata dall'avanzata dei populisti, con l'instabilità politica conclamata in Germania e molto probabile in Italia.

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Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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