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La forza di un brand nazionale

11 dicembre 2017




La questione Catalogna ci offre l'occasione di una profonda riflessione sulle conseguenze socio-economiche di una secessione o, in generale, di una maggiore autonomia locale dalle autorità nazionali ed europee. Innanzitutto, ci fa notare in queste pagine Francesco Passarelli, docente di economia dell'Università di Torino e di Politica economica europea in Bocconi, che la voglia di secessione sia molto più forte nelle campagne che nelle città, come hanno dimostrato i referendum dello scorso settembre in Lombardia e Veneto, dove è molto più forte la paura dell'immigrazione e della perdita dell'identità culturale e del posto di lavoro, rispetto a città sempre più multiculturali e multietniche. 

Ma, in ogni caso, secondo Jan Van Der Borg docente di Economia dei sistemi turistici all'Università Cà Foscari di Venezia, non è affatto detto che una maggiore autonomia favorirebbe lo sviluppo turistico e, soprattutto, non converrebbe affatto in termini di brand riconoscibili a livello internazionale. E questo non vale solo per l'Italia. Se, ad esempio, Venezia, il lago di Como o il prosciutto di Parma rimandano non certo ai brand delle rispettive regioni di appartenenza, ma al brand "Italia", la stessa cosa vale per Barcellona, legata all'immagine della Spagna nel mondo, non certo alla Catalogna. Insomma, come dice il sociologo Aldo Bonomi, fondatore e presidente del consorzio Aaster dal 1984, non c'è smart city senza smart land: o il cambiamento coinvolge tutti o crea fratture. 

E lo stessa cosa si può dire di un'organizzazione: per portare a termine con successo un cambiamento organizzativo, oggi è necessario coinvolgere tutte le persone che vi lavorano e che fanno parte del suo ecosistema, dai fornitori agli stakeholder. E solo grazie a un dialogo continuo con la realtà che la circonda, troverà conferma della sua profonda identità e sarà capace di rinnovarsi senza perdere l'orientamento. E, infatti, se - come spiega Antonio Angioni, senior partner di Poliedros Management Consulting -  in passato nell'organizzazione bastavano uno o pochi change agent per favorire il processo di cambiamento, oggi questo ruolo deve essere condiviso e agito da tutti e diventare una componente fondamentale della cultura aziendale.

Ma ciò è possibile solo se si lascia emergere un modello di leadership, che trova la sua legittimazione non nel ruolo ma nella capacità di orientare il processo e di impostare la strategia. Sino all'estremo caso di Favi, l'azienda liberata per eccellenza raccontata in queste pagine dal protagonista, Jean-François Zobrist.

M.C. O.



Redazione
Rivista Italiana di Management, fondata nel 1959.
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