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Attualità

Supply Chain Finance: un tesoro da 490 miliardi da raggiungere con le Fintech. A patto che le regole siano uguali per tutti

15 marzo 2018




Quando i temi "tecnici" diventano oggetto di poderosi convegni con oltre 20 relatori e centinaia di partecipanti il sospetto è che siano ormai "esplosi", cioè che quantomeno il pubblico di riferimento (chi lavora nel settore) abbia ormai capito l'importanza dell'argomento. Forse non ancora il largo pubblico, quello dei programmi Tv, a cui forse l'argomento non arriverà mai o chissà fra quanto. Ma chi nel settore ci lavora, se di presenta a un appuntamento come "Il Supply Chain Finance, opportunità ancora da sfruttare" alla luce dell'impatto delle Fintech sul credito alle imprese (i partecipanti erano oltre 250), che si è tenuto il 15 marzo al Politecnico di Milano Bovisa, deve avere ben presente di che cosa si sta parlando e che cosa sta succedendo.

Il Politecnico di Milano (Polimi), che ha approfittato dell'occasione per presentare i risultati 2017 di uno dei suoi numerosi osservatori, per l'appunto quello sulla Supply Chain Finance (SCF, credito alla filiera produttiva), indubbiamente punta molto sull'argomento: informa infatti che il valore del credito alla filiera in Italia, complemento indispensabile delle aziende-rete che sono state l'evoluzione naturale dei nostri distretti, «vale 637 miliardi di euro (oltre un terzo del PIL ndr), ma solo il 23% è già servito»: il mercato è composto per il 74% da crediti verso clienti e per il 26% da crediti verso le consociate. In altre parole il nostro sistema produttivo esprime una domanda inevasa di SCF di oltre 490 miliardi, potenzialmente il maggior mercato europeo per il finanziamento delle imprese, soprattutto le PMI. Perché questo mercato rimane inespresso? Le risposte non sono nuove ma molto chiare: 98 giorni è l'attesa media per l'incasso dei crediti commerciali, 124 giorni il ritardo medio per il pagamento dei debiti. «Il mercato servito è ancora dominato (circa al 91%, ndr) dalle soluzioni tradizionali», spiega il Polimi, «come l'anticipo fattura svolto dalle banche che vale 75 miliardi (-13,8% sul 2016) e il factoring che vale 58 miliardi (+6,6% sul 2016). Ma sono le soluzioni innovative come il Reverse factoring (3 miliardi) a crescere di più (17%)».

Fin qui un quadro interessante ma certo non innovativo. Secondo l'osservatorio, però, le novità stanno arrivando grazie alle soluzioni introdotte dalle Fintech, fra cui ha citato l'Invoice Auction (la cessione di crediti tramite aste on line); il Purchase Order Finance (il finanziamento di scopo per specifici ordini di acquisto); il Dynamic Discounting (prezzi variati in base alle modalità e tempistiche di pagamento del cliente); e l'Equipment Finance (un'altra tipologia di finanziamenti di scopo) tutte cresciute nel 2017 grazie all'impiego di nuove tecnologie legate a fenomeni come Blockchain, Big Data, Internet of Things applicate non solo ai processi produttivi quanto al finanziamento d'impresa. L'osservatorio ha analizzato le offerte di oltre 100 Fintech internazionali (fra cui 15 italiane in questo campo).

Se è vero che la gestione del circolante rimane per le imprese italiane il primo fattore di possibile default, «La tecnologia potrebbe rivelarsi il vero elemento di accelerazione della Supply Chain Finance digitale», ha sostenuto Antonella Moretto, direttore dell'osservatorio SCF, «la visione che considerava il credito di filiera solo come Reverse Fatoring è ormai superata, perché oggi la materia si sta allargando sempre di più dal semplice incasso fattura anche a ordini, scorte, investimenti».

Una visione che non trova nessuna obiezione neppure dagli operatori del segmento tradizionale di SCF. Rony Hamaui, past president di Assifact, l'associazione degli operatori italiani di factoring, ha infatti dichiarato che «L'innovazione tecnologica aumenta l'efficienza, riduce i costi e permette di raggiungere nuovi segmenti di clientela. Dunque ben vengano le Fintech, ma a patto che non si creino disparità competitive»: la futura regolamentazione europea, che si sta sempre più orientando verso una sorta di statuto giuridico del Fintech, dovrà dunque essere fondata su principi di proporzionalità rispetto all'attività svolta e ai rischi assunti, parità di regolamentazione a pari attività, neutralità delle tecnologie che non devono diventare semplicemente un grimaldello per scassinare in pochi mesi le posizioni di mercato costruite nei decenni dagli attuali operatori del credito.

Fuor di metafora: le tecnologie possono certamente portare una profonda trasformazione di un settore che offre potenzialità di crescita straordinarie. Ma sarebbe un'enorme beffa non solo per gli operatori ma anche per le imprese e per il pubblico se per leggerezza del legislatore quei danni mastodontici che ci si è affannati a tamponare nel sistema bancario (e che il factoring non ha mai conosciuto) rispuntassero poi grazie a "nuove soluzioni" non sufficientemente ponderate sotto il profilo del rischio.

IL MERCATO DELLA SUPPLY CHAIN FINANCE IN EUROPA (in euro)

Italia                                   637 miliardi

Germania                           582 miliardi

Francia                               529 miliardi

Regno Unito                     411 miliardi

Spagna                               341 miliardi

Olanda                               170 miliardi

Dati: Polimi, Osservatorio sulla Supply Chain Finance 2017

  

    

 

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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