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Scenari

Fisco, non solo soldi

15 dicembre 2011




C'è un rapporto diretto fra fisco e democrazia in un Paese. In Italia il carico fiscale che insiste su cittadini e impresa è non solo pesante, ma anche tanto complicato da rischiare di produrre effetti recessivi.

Che in Italia ci sia un problema con le tasse, appare evidente. Non solo nel senso che i fenomeni dell'evasione e dell'elusione fiscali pesano come un macigno e distraggono risorse che dovrebbero entrare nel circuito del cosiddetto denaro pubblico, intervenendo peraltro come fattori distorsivi della concorrenza a svantaggio di chi le tasse le paga, ma anche perché il sacrificio richiesto dal fisco ha ormai raggiunto livelli a rischio di rottura.

Secondo lo studio Doing Business 2012, come ogni anno condotto da Banca Mondiale e International Finance Corporation, le aziende italiane pagano il 22,8% di tasse sugli utili a cui si aggiunge il 43,4% per contributi previdenziali e costo del lavoro e impiegano qualcosa come 285 ore l'anno per assolvere i doveri fiscali. Il che pone il Paese al 134esimo posto su ben 183 economie prese in considerazione nella particolare classifica della qualità del rapporto con il fisco. Non è una bella posizione.

Nell'intervista pubblicata sul numero di dicembre 2011, Serena Sileoni sostiene che il rapporto fra cittadini e fisco ci comunica "se la democrazia è viva. In altre parole, ci dice se coloro che sono sottoposti all'ordinamento di uno Stato sono considerati cittadini al cui servizio le istituzioni si pongono oppure sudditi al servizio del sovrano e ... se la democrazia è vitale, cioè quale sia la sua aspettativa di vita, che dipende appunto anche da un sistema fiscale tollerabile". Cosa pensate? In Italia ce l'abbiamo un problema?


Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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