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Strategie

La rete delle opportunità

16 dicembre 2011




Una volta la reputazione le aziende se la costruivano in tv. Oggi se non si è in Rete è come non si esistesse. Ma esserci non è sufficiente, occorre imparare linguaggi e modalità nuovi. O forse antichi.

Partiamo da un dato. Per raggiungere una audience di 50 milioni, alla radio ci sono voluti cinquant’anni, alla tv tredici, a facebook due. Velocità supersonica di penetrazione, dunque, cui corrisponde modernità di linguaggio, freschezza di stile, immediatezza di relazione. Proprio la possibilità di entrare in relazione con i consumatori sembra essere la caratteristica che più di tutte qualifica il mezzo.

E allora pronti e via con blog, pagine facebook dedicate, interventi nei forum. Ma mai come in queste cose vale il detto che o le cose si fanno bene oppure meglio non farle. Perché non ci s’improvvisa esperti di comunicazione on line. I contenuti, che si tratti di risposte alle critiche nei forum o della pagina facebook aziendale o anche della sezione “chi siamo” sul proprio sito web, sono materiale da maneggiare con cautela. Anche perché la capacità virale della Rete di diffondere un contenuto negativo è enorme e se viene superata la soglia critica il sistema dimostra tutta la propria anelasticità e il danno rischia di diventare irrecuperabile. 

Eppure, i dati di una ricerca condotta da Sda Bocconi ci dicono che il 43% delle oltre mille aziende intervistate non monitora i social network e un buon 34% s’illude di farlo con modalità manuale, cioè in un modo di fatto impraticabile, che solo il 39 aziende su cento hanno già una strategia di gestione dei social network, mentre il 32% ci sta pensando e il 29% non è nemmeno interessato. Insomma, la strada da percorrere sembra essere ancora lunga. La vostra esperienza cosa dice?

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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