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Libero software in libera amministrazione

16 dicembre 2011




Si scrive tecnologia, si legge democrazia. Con l'introduzione di una semplice frase - "Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto" - che va a inserirsi, modificandolo, nell'articolo 68 della legge del 7 marzo 2005, si è compiuta una piccola rivoluzione

Grazie all'emendamento a prima firma del deputato Marco Beltrandi, comuni, provincie e regioni dovranno, nei bandi di gara, affiancare al criterio della economicità anche la valutazione dell'impatto che il software può avere dal punto di vista dei diritti fondamentale dei cittadini e delle imprese, in una società che si fa sempre più tecnologica e in cui la tecnologia diventa strumento di innovazione e di libertà.

Come commenta lo stesso Beltrandi, "l'adozione di software libero ha ricadute profonde sulla maggiore libertà dello scambio dei contenuti immateriali, sulla libera circolazione della conoscenza, del know-how e piu' in generale delle informazioni. Un emendamento che spinge sull'acceleratore dello sviluppo dell'ICT anche in Italia, muovendosi verso la liberalizzazione di un settore dove troppo spesso la chiusura di conoscenze tecniche e scientifiche è un freno per l'innovazione e per l'entrata nel mercato di nuovi soggetti".

Da adesso diventa dunque possibile immaginare che qualche appalto vedrà come vincitore Linux e che le costose licenze closed-software dovranno vedersela con OpenOffice, del tutto gratuito, e Open Source. 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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