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Scenari

Italiani come Paperon de' Paperoni

17 dicembre 2011




Il debito pubblico ci schiaccia, più del 50% della spesa pubblica se ne va per alimentare la macchina burocratica, Confindustria quantifica in oltre il 54% la pressione fiscale effettiva, calcolata cioè escludendo il sommerso dal denominatore. Ma c'è una buona notizia. Siamo i più ricchi del G8, gli italiani hanno le spalle relativamente coperte. Almeno per ora.

Secondo la Banca d'Italia, a fine 2010 ammontava a oltre 356mila euro la ricchezza netta per famiglia, cioè la somma di attività reali come abitazioni e terreni con le attività finanziarie come titoli, conti e azioni, il tutto al netto delle passività finanziarie derivanti da mutui, prestiti personali eccetera. Rispetto alla fine del 2009, il dato complessivo calcolato a prezzi correnti non risulta variare, pur rilevandosi degli spostamenti interni. Le attività reali difatti aumentano dell'1,1%, parallelamente le attività finanziarie diminuiscono dello 0,8% e le passività crescono del 4,2 per cento. In termini reali, invece, la ricchezza complessiva è calata dell'1,5%, cioè circa 130 miliardi di euro a prezzi 2010.

Ancora non sono disponibili i conti sul 2011, ma le prime stime parlano di un aumento dello 0,4% in termini nominali, grazie al lieve aumento sul doppio fronte delle attività reali e finanziarie e nonostante l'ulteriore incremento, del 5,4%, delle passività. In termini reali, però, la tendenza è negativa.

Tutto ciò rende gli italiani più ricchi di inglesi, francesi e persino giapponesi. Secondo l'Ocse, difatti, la ricchezza posseduta supera di 8,8 volte il reddito prodotto annualmente, contro un indice 8 per gli inglesi, 7,5 per i francesi, 7 per i giapponesi e 5 per gli americani.

Naturalmente, si tratta di una media. Alla Trilussa, vorremmo dire. Perché la distribuzione di tutta questa ricchezza evidenzia una forte concentrazione, con poche famiglie che dispongono di grandi ricchezze e molte famiglie che detengono ricchezze deboli se non nulle. Tanto per dare l'idea, alla fine del 2008 alla metà più povera delle famiglie italiane riportava solo il 10% dello stock di ricchezza complessiva, per contro al 10% più fortunato riportava quasi il 45 per cento. Con un indice di concentrazione pari a 0,613, là dove la forbice va da 0 per minima concentrazione a 1 per massima concentrazione.

Qui il link allo studio di Banca d'Italia.

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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