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L'anima delle città

6 marzo 2012




E' uno di quei dati di esperienza che abbiamo sotto gli occhi  tutti i giorni e ovunque, ma adesso c'è chi si è preso la briga di fare una rilevazione sistematica e tirare le somme. "Insegno geografia e da anni mi occupo di didattica di genere scrivendo di genere e territorio", spiega Maria Pia Ercolini, che ha promosso la ricerca e ha aperto il gruppo Toponomastica femminile su Facebook, oltre 1.500 membri. "A settembre - continua - ho pubblicato il primo volume di una collana di guide turistico-culturali in ottica di genere ed è andato subito esaurito, segno che il problema è sentito davvero". 

In linea di massima, le rilevazioni effettuate indicano che la media nazionale è sotto il 5%, il che significa che ogni cento vie o piazze 95 sono dedicate a figure maschili, solo 5 a figure femminili. Se poi si restringe il dato togliendo i nomi che appartengono alla sfera religiosa - sante, missionarie ecc. - la percentuale si abbassa ulteriormente.  E se si sottosegmenta ancora concentrandosi sulle donne ricordate per il loro impegno professionale, beh se ne esce sconsolati, si fa fatica a trovare targhe. "C'è una via intestata alla stilista Luisa Spagnoli a Roma - sostiene Ercolini - e una a Perugia, sua città d'origine. Non risultano, ad esempio, vie intitolate a Marisa Bellisario a Ivrea (dove ha tanto lavorato, in Olivetti, ndr)". Così come la ricerca della professoressa Ercolini non evidenzia alcuna presenza di imprenditrici donne nella toponomastica di Torino, città che pure ha una notevole tradizione industriale e imprenditoriale. Non mancano nemmeno i casi limite. Un esempio per tutti: a Minerbe, piccolo comune del veronese, ci sono 29 vie dedicate a uomini, di cui 8 santi, e 0 vie dedicate a donne.

In occasione dell'8 marzo, il gruppo ha lanciato una campagna affinché le amministrazioni comunali dedichino a donne le prossime tre titolazioni. Le adesioni cominciano ad arrivare, da Saluzzo in provincia di Cuneo a Colonna in provincia di Roma e a Bolzano. In sintonia naturale, a Milano da tempo Annaviva (www.annaviva.com), associazione che si occupa e si preoccupa della situazione dei diritti umani nell'Est Europa e prende il nome dalla giornalista Anna Politkovskaja, chiedeva che il capoluogo lombardo dedicasse una via alla giornalista russa assassinata nel 2006 a causa della sua attività di denuncia, soprattutto rispetto al dramma della Cecenia, e si mettesse così al passo di altre città come Roma, Ferrara, Tbilisi, Tolosa.  Bene, il 27 febbraio è arrivata l'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio comunale della mozione presentata dai consiglieri Luca Gibillini, Marco Cappato e Filippo Barberis. Un primo, significativo passo in avanti. 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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