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L'articolo della discordia

12 marzo 2012




E' come se la contrapposizione sull'articolo 18 avesse il potere di mettere in ombra i tanti altri aspetti che caratterizzano l'annunciata riforma del mercato del lavoro. Mentre si riapre oggi pomeriggio la trattativa fra Governo e parti sociali, Susanna Camusso, segretaria della Cgil, insiste nel dire (in un'intervista al Corriere della Sera di ieri 11 marzo) che stralciare il tema dal confronto in atto, "sarebbe un atto di saggezza" e invita a limitarsi a velocizzare i processi sul lavoro. Dal canto suo, dopo un primo momento di fermezza la ministra Elsa Fornero, che non ha mai nascosto di ritenere necessaria una revisione dello stesso articolo, adesso lancia segnali d'apertura dicendo che vuole il consenso delle parti e propone comunque un percorso a tappe, lasciando l'articolo 18 per buon ultimo.

Espressione di una realtà e di esigenze ormai lontane - ricordiamolo, lo Statuto dei lavoratori data 1970 - l'articolo 18 è in parte diventato il feticcio ideologico attorno al quale si agitano interessi organizzati, posizioni di potere, operazioni di facciata. Mentre, con passo inesorabile, il mondo va avanti, la vita continua, nuove  sfide si impongono alle nostre aziende. Chi, tra mille difficoltà, inizia oggi l'avventura di trovare una propria collocazione nel mondo del lavoro, probabilmente nemmeno sa che sia, l'articolo 18, e, abituato tra contratti a termine e lavoro in somministrazione, viaggia su binari ben distanti. D'altro canto, la crisi di questi ultimi anni ha ampiamente dimostrato che in Italia è possibilissimo licenziare per motivi economici. Certo, a volte servono più o meno lunghe trattative sindacali, ma il punto di arrivo è comunque la ratifica della decisione iniziale. Il problema non sono dunque i licenziamenti collettivi, semmai quelli individuali.

Giova riflettere un attimo su una sentenza simbolo, su cui l'articolo 18 è stato tirato in ballo, ma a sproposito. Meno di un mese fa, la Corte d'Appello di Potenza si è pronunciata a favore dei tre operai Fiom licenziati dalla Fiat di Melfi, stabilimento Sata. Dopo una prima sentenza a loro favorevole e una seconda in cui il Lingotto era invece riuscito ad ottenere soddisfazione, questa sentenza - di cui ancora non si conoscono le motivazioni - ha di fatto sancito l'irregolarità, il carattere discriminatorio, del licenziamento operato dall'azienda e ha ordinato la reintegra dei tre dipendenti. Proprio su questa ultima parola, "reintegra", si è poi immediatamente aperto un braccio di ferro tra azienda e operai. Gli avvocati della Fiat hanno subito fatto notare come "la pronuncia non contenga alcun ordine specifico di reintegra nel posto di lavoro" e l'azienda ha riadottato l'atteggiamento già preso in occasione della prima sentenza, reinserendo i tre lavoratori solo a libro paga e non già nelle loro normali attività lavorative. Il che - come sottolinea il collegio di difesa di Fiat-Sata composto dagli avvocati Francesco Amendolito, Giovanni Anfora, Diego Dirutigliano e Luca Ropolo - "costituisce legittimo e consentito esercizio del potere direttivo del datore, con esclusione di qualsiasi ipotesi di illecito civile o penale".

Ma il punto che si vuole qui evidenziare è un altro. Condivisibile o meno che sia la sentenza della Corte d'Appello di Potenza - peraltro le motivazioni, come si diceva, non sono ancora note, dunque sarebbe un esercizio prematuro esprimersi al riguardo - è un fatto che un licenziamento a carattere discriminatorio come quello che è stato riconosciuto nella vicenda in questione, nulla ha a che vedere con la riforma dell'articolo 18 di cui si sta discutendo. Tale riforma, difatti, non interesserebbe i licenziamenti dovuti a ragioni di credo politico o fede religiosa, all'appartenenza a un sindacato, alla partecipazione a uno sciopero, a discriminazioni sessuali. In tutti questi casi rimarrebbe che il licenziamento è nullo, né più né meno. Quando si dice, tanto rumore per nulla. 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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