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Fare il medico? Troppi rischi, le assicurazioni mollano

30 marzo 2012




Le strutture sanitarie pubbliche italiane hanno un "fabbisogno assicurativo" annuale che supera 1,6 miliardi di euro. Lo afferma una ricerca realizzata dall'Aiba, l'associazione italiana dei borker di assicurazione, in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma, dopo un'analisi effettuata su un campione di 126 aziende ospedaliere in tutto il paese.

La cifra deriva dalla vera e propria esplosione dei contenziosi (e dei risarcimenti connessi) che si è verificata negli ultimi anni per i danni da malasanità. Le denunce dei cittadini nei confronti di medici delle Asl per cure errate e danni medici sono arrivate nel 2011 a circa 34 mila dalle circa 8.500 del 1996: in 15 anni un incremento del 300% che rende sempre più difficile per il cittadino ottenere il risarcimento del danno e spinge le Asl verso i rischi della finanza derivata.

Infatti, secondo Francesco Paparella, presidente dell'Aiba, "su sollecitazione delle regioni alcune aziende ospedaliere hanno imboccato la strada dell'autoassicurazione, esponendosi a rischi finanziari di elevata entità, non quantificabili e paragonabili a quelli degli enti locali che hanno stipulato con le banche contratti derivati che ne hanno sconvolto i bilanci".

In realtà, sempre secondo Paparella, il problema è squisitamente tecnico: le compagnie italiane non assicurano volentieri le aziende ospedaliere e i medici per responsabilità civile (Rc) perché mancano i prodotti e gli specialisti (attuari in primis) in grado di dare un giusto prezzo a rischi non molto frequenti ma con sinistri potenzialmente molto costosi da liquidare. Da qui il ricorso all'autoassicurazione.

Il rischio è quello di un'altra voce di costi pubblici fuori controllo. L'Aiba segnala l'urgenza di costituire un tavolo tecnico fra ministero della Salute, dello Sviluppo economico, Consap, Isvap, Ania e Aiba per discutere del problema.

Fin qui quello che dice Aiba. Ma c'è una forte perpessità in più. Le ultime lenzuolate di Tremonti, lo scorso luglio e agosto, prevedevano fra l'altro l'entrata in vigore dell'Rc professionale obbligatoria per tutti gli iscritti agli ordini professionali, fra cui i medici. Lettera morta? Di sicuro, anche se la norma fosse in vigore, le compagnie non sembrano aver premuto l'acceleratore su questa opportunità. E dopo il caso dei medici che scoprono di non essere assicurati nello svolgimento della loro professione si potrebbe ripetere il caso non tanto per commercialisti e avvocati (presso i quali, per verità, le polizze Rc sembrano essere abbastanza diffuse) quanto per le altre categorie di professionisti scoperte: per esempio farmacisti, ingegneri, architetti, geometri, psicologi, geologi e, ah sì, anche i giornalisti.

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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